Se il vento fischiava, ora fischia più forte

164649_10152291379806760_8493240825381296051_n

 

di Ivana FABRIS

 

“Del resto mia cara,
di che si stupisce,
anche l’operaio vuole il figlio dottore   

e pensi che ambiente ne può venir fuori…”

C’è chi, in questi giorni, sta ponendo l’accento sul ventennio appena trascorso. Si interroga e ci interroga, chiede a noi tutti dove fossimo, per cercare di ricostruire, sì, un percorso mnemonico ma soprattutto per chiederci cosa abbiamo fatto per impedirlo, per cercare di farci riflettere sul perchè sia accaduto.

Da anni ragiono sui perchè, da anni cerco, con i miei modesti mezzi, di ricostruire la trama e l’ordito che hanno realizzato il canovaccio con cui oggi si regge un’interà società.
Ci avevo già ragionato brevemente e oggi mi sento di aggiungere un altro pezzo, anche alla luce di quanto stiamo vedendo accadere.

Dopo l’ultima guerra mondiale, da cui questo Paese è uscito con una popolazione che politicamente si posizionava marcatamente a sinistra, risulta abbastanza chiaro -a me, certo- che dovendo diventare una colonia nel Mediterraneo di una grande potenza economica come quella americana, una simile realtà non fosse tollerabile per le ragioni che sono note a tutti.
La sinistra in Italia non poteva governare quindi occorreva fare qualcosa. E qualcosa fu fatto. Anzi, più di qualcosa.
Non sto ad entrare nel merito del come e del perchè, credo che le motivazioni e gli eventi siano ormai chiari a tutti.

Di sicuro qualcuno penserà che io veda complotti ma sono certa, anche ricordando la ricostruzione di mio padre e di tanti altri della sua generazione, che un disegno volto all’ottenimento di un certo ordinamento sociale e politico, ci fu e ci fu tramite quel partito che meglio poteva rappresentare, generare e consolidare un conservatorismo della peggior specie che affondava le sue radici propagandistiche nell’anticomunismo più viscerale: la Democrazia Cristiana.

Nacque così il primo grande inganno. Inserire nel nome proprio di un partito, una parola che si appellava alla fede, una fede largamente diffusa in una società prettamente costituita da persone appartenenti al mondo contadino.

E di quell’inganno se ne servirono in molti per placare ogni possibile contrasto che derivasse dall’essere usciti da un conflitto bellico che aveva tutte le connotazioni di una guerra civile. Se ne servì quel partito che per cinquant’anni ha governato questo Paese, esercitando e inculcando un moderatismo che doveva mantenere uno status quo, che doveva sedare ogni forma di opposizione.

Ma la sinistra, in quanto tale, è sempre stata critica. Gli intellettuali che ne facevano parte -e che un tempo sono stati tanti e praticamente tutti fini pensatori- han sempre determinato grandi momenti di profonda riflessione nella gente comune che cercava di capire e cercava di formarsi, informandosi.  E chi si informa, poi, non è gestibile e manipolabile come il potere vorrebbe.

Ma non solo.
Chi è consapevole, capisce che deve chiedere di più, chi ha coscienza della propria condizione non vuole più essere sfruttato e tende, quindi, a far riconoscere il valore di ciò che vende: le sue braccia o la sua capacità intellettuale.

In quei cinquant’anni, in quel modello di società dove tutto doveva essere ordinato e controllato, più o meno il sistema ha funzionato. Il potere concedeva laddove riteneva si potesse concedere, in cambio corrompeva e veniva corrotto, toglieva diritti, toglieva equità e riconoscimenti, diffondeva il consumismo strutturandolo a stato di necessità.

Quando, invece, accadeva che la misura prestabilita corresse il rischio di essere superata di troppo, si creavano, ad arte, periodi di gravi instabilità politiche costituite da strategie criminali che in questo Paese han mietuto molti morti che, ovviamente, non hanno mai ottenuto giustizia proprio in quanto morti di Stato.

Ma intanto la società era mutata. Se prima gli operai lottavano perchè “volevano il figlio dottore”, ad un certo punto era scontato che l’avessero e proprio grazie alle lotte politiche e sindacali della sinistra italiana che non ha comunque mai smesso di far crescere politicamente e intellettualmente chiunque avesse volontà di ascolto e capacità di recepimento.

L’aumento della scolarizzazione, la diffusione delle notizie, il fermento politico e intellettuale di certi periodi storici, il continuo confronto nel dibattito politico presente in tutto il Paese, hanno determinato una consapevolezza che, arrivati ad un certo punto, si sono scontrati con la realtà di un potere che ormai aveva fatto della corruzione, a tutti i livelli e ambiti, il tema dominante.
Come ovvio, in un simile sistema di potere politico, fortunamente sempre bilanciato dal potere giudiziario, arriva il momento in cui l’implosione avviene come naturale inizio del ‘declino di un impero’.

Ed è lì che si innescano meccanismi pericolosissimi, nel vuoto di potere che si crea con l’implosione.
Ed è lì che si crea lo spazio acchè forze ‘oscure’ prendano il sopravvento.

In questo Paese ogni volta che la sinistra è stata pronta a governare, qualcosa è accaduto perchè ciò non avvenisse e fa specie che non si voglia mai, sottolineo il mai, tornare con la memoria al quel famoso patto con gli americani. E successe anche all’inizio degli anni ’90 in cui originò un decennio tra i più oscuri e gravi della Storia italiana.

Nel febbraio del 1991 il PCI si sciolse e diede vita ad un nuovo partito che doveva rappresentare il cambiamento che in tutto il mondo stava avvenendo.

Sempre nel 1991, a seguito della condanna all’ergastolo di Salvatore Riina e di molti altri boss mafiosi, Cosa Nostra progettò di scatenare una reazione feroce contro lo Stato attraverso omicidi e attentati.

Nel 1992, intanto, con Tangentopoli quel sistema di potere democristiano che conoscevamo, a cui erano subentrati in compartecipazione i socialisti di Craxi, ebbe il suo epilogo.
A quel punto nulla più era ordinato, il moderatismo non era più garantito, ma soprattutto non esisteva più il referente con cui la criminalità organizzata faceva affari in cambio del controllo dei territori e del mantenimento di grandi serbatoi di voti a cui attingere. In aggiunta a questo la magistratura lavorava alacremente per fermare il progetto eversivo della criminalità organizzata.

Ed è stato proprio questo il punto nodale, secondo il mio modo di vedere: il vuoto politico, la necessità di ottenere quelle misure atte a permettere a grandi criminali mafiosi di assicurarsi ancora un posto sicuro all’ombra delle Istituzioni, la fase di riassestamento della sinistra italiana, la paura delle Istituzioni stesse di non riuscire a controllare l’eversione organizzata dalla Mafia.

Ed è ancora nel 1992 che vennero assassinati i magistrati Falcone e Borsellino a cui seguirono, per tutto il 1993, una serie di stragi che tolsero la vita a numerosi cittadini italiani innocenti.
Nel corso delle indagini che seguirono, sull’ipotesi di trattativa Stato-Mafia, emerse che già all’inizio del 1994 la Mafia era disposta ad abbandonare i propri progetti eversivi e le stragi, per appoggiare il nuovo partito emergente guidato da Silvio Berlusconi.

Viene spontaneo pensare che, a quel punto, la Mafia avesse trovato il nuovo referente, qualcuno in grado anche di ripristinare lo status quo.

E la sinistra? Che ruolo ebbe la sinistra in quegli anni? E’ ancora presto per delineare esattamente i confini di quei mancati interventi, è ancora presto per capirne le vere ragioni. Rimane, però, il fatto che anche una parte di sinistra italiana di quegli anni e fino alla mancata realizzazione della legge sul conflitto di interessi, in qualche modo abbia “dato il suo contributo” affinchè questo nuovo ventennio si potesse realizzare pienamente.

Da persona di sinistra posso solo aggiungere poche riflessioni.
Il modello precedentemente vissuto negli anni di potere democristiano, per il nuovo reggente non era più accettabile.
Il famosissimo ceto medio, era assurto ad un medio che tendeva ad essere troppo alto. Troppo il sapere, troppa la consapevolezza, troppa la partecipazione alla vita politica del Paese, troppa la coscienza di classe. Troppa sinistra.

Con quei presupposti, Berlusconi non sarebbe mai e poi mai potuto arrivare ai risultati a cui mirava: usare lo Stato, parassitarlo per ottenere vantaggi personali ed economici enormi, fare favori agli amici e farne ai partecipanti al patto originario.
Serviva, quindi, spegnere l’interesse per la politica e strutturare la sfiducia dei cittadini nei suoi confronti, riportare gli italiani ad un degrado umano e culturale pari a quello del primo dopoguerra, azzerare le differenziazioni tra destra e sinistra, svuotare di significato la protesta fino ad azzerarla, instillare, a goccia lenta, il senso di impotenza in una larga parte di italiani.

La propaganda di quegli anni, ha indubbiamente saputo lavorare. Dai manifesti con cui sono state tappezzate le maggiori città italiane con un bambino piccolo in campo azzurro e le parole “Fozza, Itaia” a caratteri cubitali, al rievocare il fantasma del comunismo, allo svuotare le televisioni generaliste di contenuti per veicolare, invece, messaggi di basso profilo, al massacrare la scuola e l’università italiane impoverendole di risorse economiche, valoriali, contenutistiche e umane, al creare nell’immaginario collettivo il mito “dell’uomo che si è fatto da sè” della serie: “se c’è riuscito lui, posso riuscirci anch’io”, si è arrivati ad ottenere un cambiamento antropologico.

Certo, ovvio, normale, fisiologico direi. Vent’anni sono un tempo storico adeguato per riuscire ad ottenere una simile metamorfosi.
Ma non concordo con Leopardi, la memoria non è assuefazione, è l’esatto contrario. Ti devono, però, educare al ricordo, ti deve essere permesso.
Solo il rinnegamento e la rimozione sono i meccanismi che determinano l’assuefazione e sono esattamente quei meccanismi che in settant’anni sono stati largamente e scientemente abusati sul popolo italiano.

E oggi? Oggi siamo nella stessa condizione sociale ed economica descritta da Pietrangeli nella sua “Contessa” con la differenza che il cambiamento antropologico non consente più, ad una larga massa di persone, di reagire e di opporsi.

Sempre meno italiani avranno il “figlio dottore” e vi si sono rassegnati in gran parte, altri sono passati alla reazione, alla protesta in un Movimento che sa ancora di manipolazione e, in alcuni passaggi, evoca preoccupazione per la scarsità di principi democratici al suo interno come le ultime espulsioni sembrano dimostrare. Una protesta che, come ha detto qualcuno poco tempo fa, in un’Assemblea a Bologna, parlando del M5s, è già una proposta politica.

Una proposta che comunque all’interno dei partiti, non si vuole ascoltare ed accogliere ma che è largamente condivisa non solo da chi sta nel Movimento ma anche da quelle persone, nella società, che quella mutazione antropologica, invece, non l’hanno subita. Persone che ricordano oggi, come allora, cosa significhi essere di sinistra perchè, in fondo, l’esserlo oggi è identico all’esserlo stati allora ma che non hanno un soggetto politico in grado di rappresentarle e si allontanano sempre più dalla politica stessa.

E che dire del nuovo grande inganno? E’ un inganno che si fa forte dell’attingere energie dalla fatica dell’esistenza di milioni di italiani, che si ingenera attraverso il bisogno di certezze e garanzie intrinseche alla condizione umana e cioè il poter identificare un soggetto politico che possa risolvere i problemi, che lo faccia scalzando la vecchia classe politica che ha fallito e che lo faccia presto, perchè la disperazione incombe sempre più sulla testa di tutti.

Come ovvio che sia, dato il cambiamento culturale di questo Paese, non lo si ricerca più in un soggetto politico ma in un uomo nuovo.
Destra e sinistra per molti, ormai, non esistono più. Conta l’uomo, quello che fa, quello che proclama, quello capace di vendere meglio il suo prodotto.

La realtà storica, il senso del passato, invece, devono rimanere presenti nella mente di ciascuno.
Se non capiremo come e cosa non ha funzionato, non potremo ripartire da un nuovo anno zero. Se non rielaboriamo e ci appropriamo del prodotto di quella elaborazione, finiremo in una coazione a ripetere che determinerà un ulteriore sfaldamento sociale, in un nuovo ventennio e le premesse ci sono tutte.

Anzi, le premesse sono tali per cui il futuro che inizia a profilarsi all’orizzonte, è quello che lascia intravedere una società senza più freni, senza più ammortizzatori sociali, senza più uno Stato che pensi ai cittadini ma che autoconserva il vecchio e apre la porta ad un nuovo che in realtà è vecchissimo, che ha solo cambiato maschera e che concentra il suo potere in un numero sempre più esiguo di mani e si chiama capitalismo.

Non potremo mai sconfiggerlo, non esistono società ideali, esiste invece, la possibilità di affrontarlo e correggerne, quanto più possibile, gli aspetti maggiormente deteriori e pericolosi.
Quella possibilità si chiama sinistra, quella stessa sinistra su cui ci interroghiamo oggi, quella che, sì, abbiamo riposto in un cassetto insieme alle nostre bandiere ma che sappiamo essere ancora viva, quella per la quale migliaia di persone sono morte, quella per la quale siamo stati lungamente ingannati da chi, col sistema di potere del ventennio appena passato, era in un certo qual modo colluso, quella che vogliamo ricostruire in tanti, che vogliamo viva ancora perchè possa garantire a noi di vivere.

A distanza di quasi cinquant’anni, le parole di Pietrangeli hanno più senso e valore che mai.

“Se il vento fischiava ora fischia più forte    
le idee di rivolta non sono mai morte;
se c’è chi lo afferma non state a sentire,
è uno che vuole soltanto tradire;…”

 

 

(immagine dal web)

Annunci

Un pensiero su &Idquo;Se il vento fischiava, ora fischia più forte

  1. Pingback: La Mafia e lo Stato non dovrebbero mai trattare. A quel punto vince la Mafia | Essere Sinistra

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...