Le Macro Regioni ovvero le stranezze del Pd lucano

Matera

(immagine dal web)

 

di Giuseppe CARELLA

A distanza di qualche giorno, nella città dei Sassi si sono svolti due incontri, nello stesso luogo, sullo stesso tema: le macroregioni.
Il primo è stato organizzato dal gruppo Regionale del PD al quale ha partecipato lo stato maggiore del cosidetto ex listone Cuperliano, ma senza la presenza del Presidente della Giunta Regionale che invece è stato presente al successivo convegno organizzato da “Matera si muove” con la compresenza di esponenti della ex destra PDL e del competitor dell’attuale sindaco di Matera alle scorse elezioni amministrative. A Matera si voterà nel 2015 per il Comune e ovviamente molti commentatori hanno visto l’inizio delle manovre di posizionamento  per le prossime elezioni comunali. C’è, è evidente, una spaccatura nel Partito di maggioranza della Regione che solo gli stolti possono far finta di ignorare. Che il Presidente della Giunta non presenzi al convegno organizzato dal suo gruppo regionale e invece si presenti a quello messo su da esponenti di una Lista Civica, deve pur significare qualcosa.

Lascio volentieri a chi sa la dietrologia politica della quale oramai sono diventati eccelsi anche i più sprovveduti personaggi che abbondano in ogni dove.
L’interpretazione dei fatti politici con l’aria di chi “sa” serve evidentemente a darsi un tono, come indossare l’abito griffato e farselo ammirare nello struscio cittadino.
Io preferisco stare ai fatti e cercare di farmi una idea di quello che accade.

Lo scorso novembre  si è votato per il rinnovo del Consiglio Regionale, prematuramente abortito.
A sorpresa, nelle primarie per la carica di Presidente, si è affermato il candidato sfavorito in partenza (varrebbe anche la pena riflettere  sul perchè la direzione regionale del PD decide di non candidare nessuno degli uscenti indagati per “rimborsopoli” e poi accetta che a candidarsi come Presidente  sia poi uno degli stessi!)
La vittoria di Pittella alle primarie è stato il primo duro colpo inflitto al gruppo dirigente del PD regionale che fino a quel momento aveva di fatto monopolizzato il governo del partito e degli Enti Istituzionali. A distanza di pochi giorni, in occasione delle primarie per il Segretario Nazionale, la buona affermazione di Renzi in territorio lucano infligge il secondo colpo.
E’ chiaro a quel punto che la maggioranza uscente sembra non esser piu tale. E bisogna eleggere il nuovo Segretario  Regionale, con il rischio che finisca in mano ai renziani anche il partito. Dopo alcuni rinvii si fissa finalmente la data per le primarie aperte, i termini per la presentazione dei candidati, le modalità per esser candidati (creando volutamente qualche ostacolo ai neofiti dell’area Civati perchè questi ultimi non trovino modo di conquistare posizioni nel rinnovo dei circoli).
A dare una mano alla maggioranza uscente del PD sono gli stessi renziani, che si presentano in quattro per guidare il partito. Non sembra vero! Divisi, si fanno del male da soli. Ci si avvia quindi alla fatidica data, ma senza accelerare più di tanto.
Torna il pericolo di perdere il controllo del Partito.

Che fare quindi? Ovvio, rinviare le primarie, non si sa a quando: ci sono le europee, le amministrative, poi l’estate e poi non si si sa ancora.
Ma come fare? Idea brillante: i circoli, che dovrebbero essere il cuore della politica, sono stati volutamente lasciati in stand-by ed ecco, quindi, che essendo previste le primarie per la Domenica delle Palme, nasce la ribellione dei Segretari di circolo che sottoscrivono un documento nel quale chiedono il rinvio delle primarie, causa la mancanza di tempo, la giornata particolare e l’assenza di volontari per i seggi. Dimenticano, poverini, che a fine 2012, a cavallo tra Natale e Capodanno, furono allestiti i seggi per le parlamentarie!

Ciò che spaventa in tutta questa vicenda, è proprio l’atteggiamento del ceto politico intermedio, quello rappresentato dai dirigenti di circolo che, ogni giorno, singolarmente o attraverso le pagine FB del proprio circolo, si attivano per la buona politica, quella vicina alla gente, quella contro le caste, i privilegi e chi più ne ha più ne metta.
Poverini. Si sono persi un’occasione unica per mandare in pensione tutti i baroni del PD. Hanno avuto l’occasione per autoconvocarsi, decidere regole migliori per la selezione della classe dirigente regionale del PD, chiedere ai propri iscritti di sostenerli  nella battaglia di una vera rottamazione, staccare la spina che li lega alle cordate di ogni capobastone e dire agli stessi: ora BASTA. Se necessario, avrebbero potuto costituire il NPD di Basilicata o meglio ancora il NCS.

I capibastone senza di loro sono niente, sono  generali senza esercito, leader che parlano a piazze vuote. La Basilicata è una piccola regione di poco meno di 600mila anime e provo solo a immaginare, fosse accaduta una cosa simile, l’eventuale effetto che avrebbe potuto avere sulla marea di elettori del PD delusi dalla vecchia ma anche dalla nuova dirigenza del PD nazionale.
Mi fa specie, in questa vicenda che, anche chi avrebbe dovuto rappresentare l’elemento di rottura rispetto al vecchio gruppo dirigente, si sia di fatto piegato a tutta la manovra messa in atto, disperdendo così, in malo modo, un potenziale di consenso, per quanto limitato, assolutamente utile a portare un po’ di aria fresca nelle atmosfere stagnanti delle stanze del Partito della Regione.

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