Generazione dimenticata

Con Achille Occhetto

Con Achille Occhetto

 

di Giuseppe CARELLA

In principio fu ROTTAMARE. Tutto è iniziato da questa magica parola, prontamente ripresa dall’informazione che conta nel momento in cui il sentimento dell’antipolitica spinge alle porte e sopratutto alle menti dell’elettorato italiano. Facile pronosticare un bell’avvenire per quel giovane sindaco che con coraggio aveva messo in discussione la vecchia nomenclatura del suo partito. Una cosa simile era già accaduta qualche tempo prima con una sconosciuta friulana poi diventata europarlamentare e quindi Governatore della sua Regione.
Potenza della comunicazione, quando decide di far nascere un nuovo astro e cavalcarlo!
In pochissimo tempo Matteo Renzi, da quella parolina sparata in uno dei tanti appuntamenti politici – che se i media avessero deciso di ignorare non avrebbe prodotto effetto alcuno – è diventato prima segretario del PD e poi Presidente del Consiglio.
Ma come ha agito? Ha davvero seguito quella indicazione iniziale? Le cariatidi del PD sono davvero state rottamate? E soprattutto ha agito con metodi diversi da quelli usati dalle persone che voleva rottamare? E le nuove leve, che con tanto entusiasmo aderirono e aderiscono alla sua proposta, sono poi davvero migliori delle persone che in parte hanno sostituito ai vertici di partito, istituzioni, società?

La riflessione la faccio alla luce di avvenimenti locali ai quali ho partecipato e in parte contribuito a organizzare. Due appuntamenti puramente politici, organizzati nel mese di Marzo per discutere di politica e di sinistra insieme ad Achille Occhetto, autore de “La gioiosa macchina da guerra“, e Walter Tocci che ha scritto “Su le orme del gambero“. Libri che andrebbero letti da tutti quelli che dicono di sapere di politica.

Non senza la consapevolezza del rischio, invece di scegliere una saletta in libreria per pochi intimi, si scelse una sala pubblica capace di ospitare fino a 150 persone.

Buona partecipazione di pubblico ed esame anagrafico dei partecipanti: la maggioranza in età avanzata come la mia, informati solo dal passaparola e non certo dai social e comunque accorsi in buon numero ad ascoltare e soprattutto a parlare di politica. Giovani, pochini.  Si certo, lo capisco, i giovani di oggi sono poco interessati alla politica, preferiscono discutere ed avere la propria autoreferenzialità sui social, neanche troppo preoccupati di arrivare a 40 anni senza prospettive di vita, ancora sulle spalle dei genitori.

Sembrerebbe così. Ma poi, ecco che subito dopo leggo di qualche convegno, organizzato appositamente per la passerella di notabili locali e nazionali, ufficialmente per discutere dell’argomento oggetto del convegno, in realtà per lanciare precisi messaggi in puro stile politichese e posizionarsi per gli appuntamenti successivi.

Ti aspetti che anche lì i giovani siano pochi. E invece, no. Guardi le foto della platea e noti esattamente il contrario di quanto descritto prima. Partecipazione giovanile numerosa, sala affollata, addirittura giovani in piedi e scia di foto sui social per dire “io c’ero”.  Mi hai chiamato e sono venuto a fare numero perché tu possa spendere meglio il tuo potere nei confronti dei tuoi avversari e far vedere il seguito che hai.
Al livello superiore, a quello nazionale, le cose non sembrano andar meglio. Conquista del potere secondo le più collaudate tecniche della vecchia politica: agguati, alleanze accettate anche con condannati e inquisiti, oltre che con quelli che prima volevi rottamare. Operazioni di facciata in atti importanti, propagandismo nel collaudato stile berlusconiano, posizionamento dei tuoi amici lì dove conta esserci e dove puoi avere sotto controllo flussi economici importanti. Le nuove leve della politica, presto salite sul carro dell’annunciato vincitore, non si fanno scrupoli di pronunciamenti e di posizioni espresse appena qualche tempo prima in netta antitesi con quanto vanno pronunciando ora.

Nessuno scrupolo, esattamente come Mastella o Scilipoti, o Razzi: se mi dai un posto al sole, anche a uno spicchio di sole, sono pronto a seguirti e rinnegare tutto. Occorre fare nomi? Credo non sia necessario almeno a livello nazionale, ma nel meno noto arcipelago locale la tendenza è seguire l’esempio di chi, eletto in un’area o corrente che dir si voglia, appare restio a continuare a militare nella stessa area.

Se sono stato eletto nella direzione del circolo di Vattelapesca perché esponente dell’area Civati, comincio ad assaporare il piacere effimero di far parte di “quelli che contano” e dimentico i buoni propositi della iniziale battaglia, della mozione che rappresento. Accetto compromessi al ribasso propostomi da uno dei tanti capi (possibilmente quello meglio piazzato) e cerco anche di entrare nelle sue grazie, di fargli intendere che la “trattativa” è possibile. Squallore. Squallore puro. Certo, in una regione come la Basilicata, la possibile scusante è che se non ti pieghi, devi solo emigrare. Già, ma il passato non conta? Anche ai tempi di Colombo era così, e i giovani di allora non avevano genitori pronti a sostenerli. Eppure non si contavano i comitati di lotta per qualsivoglia causa, la partecipazione giovanile alle manifestazioni per il lavoro etc. C’era insomma una voglia di combattere, o meglio, di creare un’alternativa al “sistema” nei tanti giovani di allora che non intravedo oggi.
E’ questa dunque la rottamazione? Se è questa rivoglio quei compagni ultracinquantenni venuti in modo disinteressato ad ascoltare Occhetto e Tocci, ancora vogliosi di servire piadine alle feste de L’Unità, di fare caseggiato, di convincere con il ragionamento, invece che con facili slogan, la bontà di una proposta legislativa.

Piaccia o meno, sono considerazioni scaturite da esperienze vissute, che mi guardo bene dal generalizzare. Nel vuoto assoluto di spazi fisici e di ideali condivisi, suscita tenerezza e tristezza contemporaneamente osservare come tantissime persone, ancora nel pieno di energie fisiche e intellettive, cercano spazi angusti ove ritrovarsi, più che altro per ricordare come eravamo. Accade anche sui social. Gruppi tutti dai nomi ispirati alla vecchia sinistra e frequentati da migliaia di persone, alle quali nessuno sembra prestare più la giusta attenzione politica che meritano. Eserciti di ultracinquantenni apparentemente dediti solo all’amarcord, a ricordare Enrico e il vecchio PCI. No, non va bene.

Sono persone, tante, perfettamente in grado di essere ancora protagonisti della rinascita della sinistra . E’ sufficiente solo che qualcuno vada a tirarle fuori dalle virtuali sezioni ove hanno trovato rifugio. Riutilizzare è sicuramente meglio.

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