Essere di Sinistra

consumismo8

 

 

 

 

 

 

 

di Elsa LUSSO

[Elsa Lusso, di sinistra e Civatiana, funzionario presso l’Università di Cagliari, laureata in Filosofia. Vive a Cagliari con la sua famiglia. Cauta e riservata, ha sentito malgrado ciò la necessità di provare a partecipare al progetto di questo blog, dando il suo contributo.]

 

Ho letto sabato l’interessante articolo “Se potessi avere 80 euro al mese“, di Andrea Nobile, che mi ha fatto riflettere molto. Perché, mi sono chiesta, alla modica cifra di “ottanta, succulenti, gustosissimi euri si può comprare un 37% di voti…” consacrandoci definitivamente al berlusconismo o alla sua rivisitazione in stile Renzi? Sono così preziosi 80 euro al mese per chi in fondo ha già una busta paga, per quanto modesta, da portarlo a barattare la rappresentatività con la governabilità?

Possono esserlo, sì, per tutti coloro che considerano il poter consumare sempre e senza limiti come passaporto indispensabile per poter contare socialmente, e che automaticamente improntano a questo dis-valore l’educazione dei propri figli.

Troppo spesso, infatti, da persone che hanno vissuto la loro gioventù nella semplicità senza che ciò significasse rinunciare alla propria dignità, ho sentito pronunciare frasi del tipo “a mio figlio non deve mancare niente”, laddove il niente è l’ennesimo telefonino ultima versione, o gli abiti griffati, o la vacanza costosa quale premio promozione, o la macchina per i 18 anni…

Non c’è quindi da stupirsi se molti giovanissimi, pur di avere subito i soldi, preferiscono avere un lavoro, anche sottopagato e senza alcuna prospettiva futura, anziché studiare e attendere un pochino prima di poter disporre di quattrini per il superfluo del superfluo.

I soldi…i soldi…avere i soldi, poter comprare, poter spendere…sembra che sia sempre più difficile per moltissimi sentirsi bene anche senza la vacanza annuale, che va fatta a tutti i costi, magari pagandola a rate, senza comprare ai propri figli non ancora adolescenti le scarpe da 100 euri (che dopo un anno già saranno da rottamare), garantirgli i fine settimana divertenti perché nelle tasche scivolerà la giusta quantità di denaro da spendere, o acquistando l’ennesima felpa alla moda, o la ricarica di un cellulare da usare senza alcun limite…altrimenti soffriranno perché non si sentiranno al passo con i tempi, o con i coetanei più “fortunati” perché figli di famiglie più agiate…sembra non essere più concepibile essere a proprio agio anche nella semplicità.

Saper vivere nei limiti delle proprie possibilità, magari spendendo per un buon libro o per della buona musica, vestendo abiti “normali” senza sentirsi “poveri”, o anche vivere la propria modestia senza sentirsi sminuiti agli occhi della società, questo è il senso della vita smarrito da chi ha ingurgitato passivamente lo slogan del vivere avendo “il sole in tasca”, e che non ha saputo spiegare al proprio figlio quanto sia sciocco sentirsi a disagio per il solo fatto di non avere, come alcuni amici, le scarpe costose, l’accessorio di grido, e sentirsi per questo dei “perdenti”.

Di qui a “sgomitare socialmente” per ambire ad incarichi potenzialmente in grado di garantire in primo luogo benessere economico piuttosto che utilità alla collettività, arrivando a “passare sul corpo degli altri per arrivare primo”, come disse Pasolini, il passo è assai breve…Con ciò non intendo dire che non si debba aspirare ad avere una vita migliore, o che il superfluo sia da demonizzare, ma semplicemente che la qualità della vita non si misura sempre con i soldi, laddove questi vengono spesi in un consumismo che diventa il metro di valutazione della vita stessa e che spinge gli individui a giudicare fortunati coloro che hanno i soldi, quando in realtà basterebbe guardare chi approda sulle nostre coste in condizioni disumane per capire di essere dei privilegiati per il solo fatto, del tutto fortuito, di essere nati nella parte “giusta” del mondo.

Ecco, ”Ǝssere di Sinistra” per me significa anche questo: imparare di nuovo a convivere serenamente con la propria condizione economica, senza smettere di lottare per migliorarla ma anche rinunciando senza drammi a ciò che, al momento, non ci si può permettere. Se lavorassimo per creare una nuova coscienza collettiva a partire dal basso, con ogni probabilità non sarebbero 80 euri in busta paga, o promesse irrealizzabili vendute dal piazzista di turno, a distrarci mentre “…l’industria smobilita definitivamente dall’Italia, l’artigianato e la piccola impresa muoiono e i giovani più fortunati emigrano in cerca di fortuna all’estero.”

O a farci dimenticare che certi principi e valori non sono in vendita né barattabili.

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