Una democrazia bloccata. Di nuovo.

(immagine dal web)

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di Massimo RIBAUDO

La democrazia non è soltanto votare per il proprio partito. Non è soltanto una scelta elettorale. E soprattutto, nei sistemi parlamentari quali il nostro, con il proprio voto non si sceglie un governo, ma si forma un parlamento rappresentativo delle diverse componenti della società. Purtroppo, in questi tempi di “esportazione della democrazia”, quello che è rimasto da noi è un prodotto pericolosamente svuotato di significato, e il successo elettorale di molti partiti antisistema (tendenti a modificare l’assetto giuridico delle democrazie occidentali) ne è la prova.
Dove la democrazia funziona vi sono forze politiche che si alternano alla guida del governo. Concretamente. Con programmi, strategie, valori diversi ma tutti rispondenti ai principi costituzionali del proprio Paese. Un sistema politico democratico funziona quando, dopo un periodo di risultati negativi da parte di una forza politica, può sostituirsene, con possibilità concrete ed effettive di vittoria, un’altra. E questo in Italia è successo soltanto con l’Ulivo e poi con l’Unione di Romano Prodi.
Molto raramente in settant’anni di Storia.
Ritengo che il malfunzionamento di una democrazia provochi anche un senso diffuso di frustrazione ed anomia politica e sociale che si riverbera sulla condizione economica del Paese.


Se l’uomo, come diceva Aristotele, è un animale politico, ove non trovi mai la possibilità di seguire un nuovo modello di realizzazione dei propri valori, vedrà letteralmente annichilite le proprie possibilità di miglioramento sociale ed individuale.
Dopo trenta anni di “Affamiamo la bestia” e “La società non esiste“, i motti di Reagan e di Margareth Thatcher accompagnati dal ben noto “Non ci sono alternative“, l’Occidente si trova più povero, culturalmente marginale, senza più capacità di creazione di scenari futuri. Di quelle “nuova frontiera” che è stato capace di porsi nel XX secolo per contrastare il modello sovietico, e che ora sta abbandonando, quasi inesorabilmente.
Per me la causa di questa arretratezza è politica.
Se non ci sono alternative, i vincitori sono sempre di meno, i perdenti sono sempre di più, perché giocare ?

Finora il Partito Democratico, con il Segretario-Presidente del Consiglio Matteo Renzi ha mostrato di seguire il modello economico che ha condotto quasi tutti gli Stati occidentali alla crisi di indebitamento, scarsa domanda di beni ed alta disoccupazione, senza proporre alcuna modifica sistemica al welfare, al settore della produzione, al sistema universitario e scolastico, a quello della giustizia civile e della trasparenza e correttezza finanziaria. Si occupa però di riforme istituzionali, e non si capisce bene perché.
Le uniche conseguenze delle riforme da lui proposte per il Senato e per la Legge elettorale consisterebbero in una marcata diminuzione della rappresentatività del Parlamento e di una minore possibilità di scelta politica per l’elettore.
Non molto democratico e ben poco rispondente alla Costituzione.

In più va valutato un grosso pericolo per il Partito democratico ove scelga la strada di non farsi portatore, come sta mostrando, di forti istanze sociali provenienti dal suo elettorato di sinistra: la totale disillusione dello stesso.
E questo, in presenza di due forti partiti anti-sistema come ormai si sta configurando Forza Italia – il suo leader, Silvio Berlusconi è un condannato per frode fiscale che può impunemente mentire su tutte le televisioni nazionali – e come si proclama il Movimento 5 stelle di Grillo, può rivelarsi disastroso per la tenuta stessa della democrazia in Italia.
Se l’unico partito democratico sarà il PD, si rischia il tracollo. E’ vero che una componente sociale piuttosto ampia si troverà rappresentata e probabilmente beneficiata. Ma la maggioranza della società vedrà in questa leadership un pericolo ed un nemico. Soprattutto se Renzi volesse applicare un programma autenticamente neoliberista come quello realizzato da Tony Blair in situazioni storiche completamente diverse e che ha comunque condotto l’Inghilterra alla più alta differenziazione sociale, tra pochi benestanti e molti disagiati, dal dopoguerra ad oggi.

Molti affermano che la creazione di un partito di Sinistra democratica per il lavoro – con un chiaro impianto di democrazia sociale partecipata, moderna, innovativa – che rafforzi le istituzioni statali di controllo e tutela delle classi dipendenti dal salario, rappresenti un indebolimento del Partito democratico. Questo, forse, nella perversa logica maggioritaria male importata da ordinamenti e culture diverse da quella italiana.

Con un sistema elettorale proporzionale, nel caso con tendenze maggioritarie come quello tedesco, penso che invece questa nuova formazione aiuterebbe la democrazia e porterebbe alla creazione di possibili alternanze di governo tra partiti che lealmente condividano i principi costituzionali della rappresentanza politica, della partecipazione e limitazione dei poteri pubblici, dell’autonomia dei livelli di governo locale in un rispetto del principio di sussidiarietà verticale.

Matteo Renzi può anche pensare di trovarsi unico vincitore tra Berlusconi e Grillo.
Ma sarebbe prigioniero di un paese ostile. Perché, poiché la matematica non è un’opinione e il Paese non si rappresenta attraverso un trucco quale il premio di maggioranza, tra non votanti e oppositori, il 70% della popolazione vorrebbe altro.
E di questi tempi è meglio farli bene i calcoli, dicono.

P.S.: come dice il mio amico Nino Chillemi : “Ed è sempre la solita stucchevole, orrenda e pericolosa partita populisti vs resto del mondo. Mi sono stancato di vestire la maglia di una rappresentativa, voglio giocare nel mio campionato col mio club contro un altro club. In oltre 20 anni non ho mai potuto”. Moltissimi italiani la pensano come noi.

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