Su la testa

climbing

 

di Mauro BELLINI

Leggendo l’articolo di Elsa Lusso non posso che essere d’accordo. Telefonini, computer, televisione, consumismo totale e benessere diffuso hanno caratterizzato la mia generazione e quella di adesso. Però, con ogni probabilità, non caratterizzeranno la prossima. Fortunatamente non sarà così, anche se molti direbbero sfortunatamente. Raccoglieremo quello che abbiamo seminato, come sempre succede.

Molti di noi hanno vissuto in condizioni favorevolissime, come mai nella storia dell’uomo è capitato, ed abbiamo dato per scontato un’infinità di cose.

Per la mia generazione di trentacinquenne il diritto allo studio era pressoché scontato. Si, magari qualche sacrificio per sostenere le rette Universitarie, ma bene o male nella stragrande maggioranza dei casi ce la si faceva. Ancora oggi si ritiene il diritto allo studio un’ovvietà. Sarebbe anche il caso di smetterla, perché ovvietà non è. Cala il numero di studenti. E sempre più genitori non vivono con gioia, ma piuttosto come un problema, un’eventuale percorso Universitario da parte dei figli. Oggi, sostenere il percorso di studi di un figlio è un’impresa, se sono più d’uno: auguri!

Il diritto al lavoro. Quando ero ragazzo, se non avevi voglia di studiare andavi a lavorare, se l’estate volevi guadagnare due soldini andavi a lavorare, se volevi fare il doppio lavoro o qualche ora straordinaria, nessun problema: andavi a lavorare. Oggi possiamo affermare che non è più così? Direi di si.
Tante certezze che avevo da ragazzo ora non ci sono più. E’ come se mi fossi svegliato da un sogno. Cose che davo per acquisite in realtà non lo erano per nulla. Sono bastati pochi anni di distrazione, attratti dal finto benessere, che “PUFF”, sono sparite o stanno sparendo.
E’ grave, ma probabilmente non è nemmeno la cosa più grave. A causa di quella bambagia, non solo ci siamo drogati e anestetizzati, non solo abbiamo perso progressivamente conquiste fondamentali, ma cosa ancor più grave non abbiamo frequentato alcuna palestra dove coltivare il nostro spirito critico e la nostra voglia di lottare. Combattere individualmente e collettivamente per strappare e conquistare qualcosa che ci era dovuto.
Siamo cresciuti molli e senza nervo. Siamo cresciuti pensando che tutto o molto ci fosse dovuto. Penso ai miei nonni che non avevano nulla e si sono trasferiti in Germania per lavorare lasciando il loro unico figlio in Italia. Penso a mia nonna che ha subito 24 operazioni senza mai lamentarsi di nulla. Penso a mio padre che ha dedicato la propria vita al lavoro, più di 300 ore lavorative ogni mese per poter dire orgogliosamente di essere riuscito anche lui ad avere la propria piccola impresa. Penso a mia madre, che è stata il collante della mia famiglia. Poi mi guardo, guardo la mia generazione e guardo la generazione che sta crescendo.

NON ABBIAMO LA STESSA DETERMINAZIONE. Non abbiamo la stessa “cattiveria”. Non l’abbiamo coltivata e nessuno ce la può regalare: quella, va sudata. Per molti di noi è stato semplice, troppo semplice, ed ora che le cose son cambiate per tutti, siamo impreparati. Speriamo che qualcuno sistemi le cose, almeno un poco, ma non accadrà!
Ho una convinzione però. Ci riprenderemo. Non siamo stati preparati a lottare, ma ora che è il momento molti di noi sentono il richiamo. Si improvvisano, come sto facendo io, a volte si sentono inadeguati, ma proseguono. Impareremo strada facendo, in fondo non abbiamo alternative. Sulla base dell’esempio di alcuni, molti saranno stimolati e si uniranno. Dovremo essere bravi a dubitare continuamente di noi e delle nostre capacità, ad interrogarci sulle nostre decisioni, a farci domande, tante domande e non essere mai certi delle risposte.

Ho voglia di rivedere nelle persone quella foga e quella determinazione, che ha caratterizzato la sinistra nel passato. Quella passione che non ti fa mettere i piedi in testa. Se le persone ritroveranno quello spirito probabilmente troveremo un po’ di soluzioni ai nostri problemi.

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