Il lavoro che non c’è

(immagine dal web)

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di Giuseppe CARELLA

L’articolo della Costituzione (la nostra è una Repubblica fondata sul lavoro) lo conoscono tutti. Tutti sanno anche che quel primo articolo fondante il patto costituzionale non ha mai trovato applicazione, intesa come lavoro per tutti, piena e buona occupazione. Oggi, meno che mai.
Un mio caro amico, in età avanzata (58 anni) ha recentemente perso il lavoro, senza l’ausilio degli ammortizzatori sociali. Se gli va bene, avrà diritto a due anni di disoccupazione con una indennità media di poco meno di 500 €. Poi nulla. Qualche anno fa, avrei evitato di leggere nei suoi occhi la disperazione attuale, perché a 60 anni sarebbe andato comunque in pensione. Oggi no. Gli tocca aspettare a 67 anni. La sua professionalità nel mercato del lavoro vale zero. Dipendente di una piccola azienda edile, crisi a parte del settore, chi può pensare di riassumerlo con gli acciacchi dell’età, il costo superiore a quello di un giovane, (magari immigrato), le nuove tecniche di costruzione che non richiedono più quella manualità un tempo necessaria?

Mi chiedo quale futuro attende lui e la sua famiglia, monoreddito, con figlia all’ Università e un altro disoccupato diplomato. La sua fortuna consiste unicamente nel non avere problemi di mutuo per la casa, avendola ereditata. Ma il possesso di quattro mura non ti sfama, non ti veste, non ti assicura il pagamento delle bollette, non paga il benzinaio perché magari hai un automobile e vuoi mantenerla con la speranza che ti serva per lavorare, perché lui il posto di lavoro deve raggiungerlo con mezzi propri e a spese sue, mica come i deputati o i consiglieri regionali che oltre a stipendi elevati percepiscono anche diarie e rimborsi.
MAGARI FOSSE UN CASO ISOLATO.
Poi conosco anche un 35enne laureato e sposato e con figli a carico e con mutuo sulle spalle. Anche lui disoccupato, esattamente come la sua compagna. Disoccupati da qualche anno. In una terra dove se non sei amico di chi conta prospettiva ne hai zero.
E NON E’ UN CASO ISOLATO.

Ma se non sono casi isolati per quale stramaledetta ragione i vari governi nazionali e regionali (di qualunque colore) non prendono mai in considerazione situazioni come queste? Gli incentivi alla assunzione sono previsti per giovani fino a 29 anni, alcune volte si spingono al massimo a 35 anni.
Qualunque datore di lavoro (a meno che non si tratti di assumere un genio) sceglierà di usufruire degli incentivi per abbattere il costo. I mie due amici quindi rimangono tagliati fuori da ogni prospettiva. E con loro le altre centinaia di persone che si trovano in identica situazione.
Un partito di sinistra, che sta al governo da un bel po’ di tempo, deve saper dare risposte a casi così. Se non lo fa non è di sinistra.
Denunciare però non è sufficiente, occorre anche proporre. Una delle proposte potrebbe per esempio concretizzarsi nel fare un diverso uso delle risorse per la formazione professionale. Oggi queste risorse sono usate, secondo un collaudato sistema, per arricchire pochi regalando a una moltitudine pochi spiccioli e raccattando anche, in cambio, consensi elettorali.
Il lavoro interinale, almeno dove vivo, è miseramente fallito. Le agenzie nate come funghi all’indomani della approvazione della legge, sono finite come le sale bingo: scomparse.
I centri per l’impiego sono enti perfettamente inutili cosi come sono oggi: una loro riforma, secondo i canoni dei paesi piu avanzati, dovrebbe essere al primo posto, invece che la riforma delle province o del senato. Perché il lavoro è il problema prioritario di questo Paese. E serve una riforma concertata con il resto d’Europa, perché nel mondo globalizzato non sarebbe utile farla da soli.

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