Il mio Primo Maggio

Mio padre

Al lavoro

di Ivana Fabris

Guardate bene questa foto e imprimetevela nella mente perchè racconta un pezzo di storia italiana, quella del lavoro, quella del sindacato, quella di un mondo che ha cambiato questo Paese rendendone più dignitosa la vita, quella che ha consentito a tutti noi di essere riconosciuti come persone e non solamente come forza lavoro, quella che l’ha fatto progredire non solo economicamente ma anche umanamente.

In questa immagine è ritratto mio padre (il primo a destra), qui fotografato coi suoi colleghi di lavoro in un cantiere della Metropolitana Milanese quando si apprestavano a realizzare il tratto della Linea 1, la linea rossa, all’altezza della fermata che poi fu ribattezzata “Amendola-Fiera”.
È particolarmente il giorno del 1º Maggio che il pensiero va a mio padre. Mio padre come lavoratore,  ma soprattutto come persona che si impegnò nel sindacato fino al suo ultimo giorno di lavoro, che partecipò attivamente alle lotte sindacali degli anni più difficili, quelli più caldi, quelli che cambiarono un intero Paese anche per le generazioni future, anche se cambiarlo costò un prezzo altissimo a molti di loro che, spesso, persero la loro stessa occupazione come ritorsione per il loro impegno sindacale e politico. Mio padre fu tra questi e non una sola volta.

La loro ‘coscienza di sfruttati’ li spinse a lottare credendo fermamente che una vita migliore potesse essere possibile.
Era una generazione di persone che avevano attraversato una guerra, che avevano vissuto la clandestinità per liberarsi dall’oppressione nazi-fascista ma tale era la loro volontà di costruire un mondo migliore, un mondo giusto, di luce e libertà, che malgrado quella sofferenza fosse appena dietro le loro spalle, non esitarono a lottare ancora, a dare tutto ciò che avevano e potevano e che significava, di nuovo, dare pezzi importanti di vita.

Oggi osserviamo questa immagine quasi come se fosse un pezzo di archeologia perchè questi ultimi trent’anni son serviti a smantellare un’altra volta il mondo del lavoro: prima contadini, poi operai, successivamente impiegati e ogni passaggio ha costruito una sua propria rimozione della memoria di ciò che siamo stati.
E oggi?
Oggi non sappiamo più chi siamo, non abbiamo più identità politica e quindi anche sindacale, fatto salvo alcune ‘sacche di Resistenza’ che ancora residuano ma a cui molti italiani guardano quasi con tenerezza.

Eppure proprio oggi ci sarebbe un estremo bisogno che quegli uomini qui ritratti, tornassero e ci raccontassero il loro tempo, che ci rendessero consapevoli di quanto il nostro percorso sia un cammino a ritroso verso le condizioni da cui erano partiti loro, che ci facessero ritrovare quella forza di alzare la testa e dire un NO fermo, inappellabile, al processo di annientamento che viene di continuo perpetrato nei confronti dell’occupazione e di tutti quei diritti conquistati col sangue e il sudore di chi li ha ottenuti. Che ci facessero ritrovare la coscienza di appartenere con orgoglio alla classe dei lavoratori.

Oggi, soprattutto oggi, 1º Maggio 2014, a mio padre e a tutte quelle donne e quegli uomini che ci han consentito di godere di una vita quanto più degna di definirsi tale, voglio dire grazie e affermare che non dimenticherò, che non dimenticheremo chi siamo e che la loro memoria non morirà mai.

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