Essere Sinistra (Secondo me)

(immagine dal web)

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di Sil Bi

The thought that life could be better is woven undelibly into out hearts and our brains” (il pensiero che la vita potrebbe essere migliore è intessuto indelebilmente nei nostri cuori e nei nostri cervelli)

Per me, questa frase di Paul Simon esprime perfettamente la peculiarità dell’essere umano: qualcosa che ognuno può definire con una parola diversa (speranza, ambizione, illusione, utopia); ma che ci accomuna tutti, anche chi fa sfoggio del più profondo cinismo.

Questa frase mi è venuta in mente mentre riflettevo su cosa significa, per me, “essere sinistra”, come dice il nome di questo blog: e ho pensato che “destra” e “sinistra” si distinguono per la “ampiezza” di quel “pensiero”.

E’ “di destra” chi lo limita alla propria vita o, al massimo, a quella di chi gli è più vicino. E’ “di sinistra” chi, invece, lo concepisce in senso collettivo, pensando alla vita “di tutti”.

Rendere migliore la vita di tutti – preoccuparsi, cioè, del “bene comune” – mi appare l’essenza di un pensiero “di sinistra”. All’alba del ventunesimo secolo, è ormai chiaro che questo significa adottare un approccio “complesso”, che rifugge dalle semplificazioni e, soprattutto, dai semplicismi. Se il battito d’ala di una farfalla a Wall Street può causare un crollo delle borse europee, è chiaro che lo sforzo di indagare i meccanismi di funzionamento del nostro sistema globale (economico e sociale) non può mai arrestarsi; ed è chiaro che il compito di condividere i risultati dell’indagine con i propri concittadini non può che essere molto impegnativo.

La “vita migliore”, peraltro, non si può ottenere occupandosi solo dell’aspetto economico della faccenda. Può pensarla così una persona “di destra”, che guarda le cose da un punto di vista individualistico e può, quindi, convincersi che ciò che le occorre per “vivere meglio” può essere comprato. Ma chi è “di sinistra” non può ignorare che il benessere collettivo riguarda molti altri aspetti: il “capitale sociale” (cioè la fiducia reciproca, la collaborazione, il rispetto delle regole), il “capitale ambientale” (che stiamo scelleratamente sperperando), il “capitale temporale” (uso questo termine per definire un diverso modo di gestire i tempi della nostra vita: un’innovazione che considero particolarmente significativa e urgente), e così via.

Va da sé che una “vita migliore per tutti” non può essere cercata in solitudine: essere “di sinistra” implica, dunque, un metodo collettivo, che privilegia la partecipazione più ampia possibile e rifugge la tentazione (molto “di destra”, direi) di affidarsi al “salvatore della patria”, all’ “uomo solo al comando”.

In sintesi, “essere sinistra”, per me, significa cercare il modo per fare un passo avanti. Insieme.

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