Il signor Valparaìso ha un occhio chiuso ed uno aperto

allende

di (ma)nu

Il signor Valparaìso ha un occhio chiuso ed uno aperto.
Quello chiuso lo sente gonfio e dolorante.
Non può toccarselo, il signor Valparaìso, perché deve avere le mani legate dietro la schiena.
Legate e informicolite perché i nodi sono troppo stretti.
Qualcuno potrebbe allentarli, ma non può chiamare nessuno, il signor Valparaìso.
Nel tentativo di parlare infatti, una fitta lancinante gli trapassa il cervello e contemporaneamente ingoia sangue.
Ha la mandibola fratturata e la bocca maciullata. Un calcio o un bastone… si un bastone!
Può solo tenere le labbra, gonfie anch’esse, leggermente aperte in modo da riuscire a respirare; Certo, lentamente, per non muoversi troppo perché anche il corpo è malridotto.
Effettivamente potrebbe inspirare tramite il naso, ma il signor Valparaìso riconosce il proprio moncone sanguinolento a poco più di un metro.

È steso a terra, su di un fianco, il signor Valparaìso.
Con l’occhio aperto vede il pavimento umido, il naso poco più in là e la luce che va e viene, istericamente intermittente.
Da fiocamente epilettico a spento, non di più; è un neon agonizzante.
L’elettricità serve ad altro lì. E in un sussulto ricorda.

Ricorda e vorrebbe morire nel medesimo istante il signor Valparaìso, perché la morte sarebbe una liberazione.
Vorrebbe piangere, ma si trattiene o forse non ricorda bene le lacrime, forse le ha perse.
Non sente nulla attorno.
Ma non è silenzio: è vuoto.
Il nulla della sordità è venuto con due aculei incandescenti a strappargli tutti i suoni che ha udito in vita sua, dall’infanzia fino a quell’ultimo grido che improvvisamente, per lui si interrompeva.

Trema ora il signor Valparaìso e ricorda.
È svenuto, ma di solito non succede; ci si ferma sempre un attimo prima…

È svenuto proprio mentre la più affilata delle lame gli tagliava il fiato e sconnetteva per un istante eterno ogni facoltà e percezione da questo e da ogni altro mondo.
Due elettrodi erano stati applicati ai suoi genitali poi l’esplosione.

La descrizione di un folle angosciante urlo.

Un flash, un bagliore accecante, una scheggia di delirio che ti schianta lontano contro una parete di lacerante dolore.
Tutto l’orrore immaginabile ed inimmaginabile dell’universo si racchiude in un solo punto del tuo cervello, dove converge ogni brandello di un corpo lacerato, dilaniato, scarnificato.
L’anima violentata, rigurgita e disconosce il corpo cui è appartenuta, strappa la pelle che la imprigiona lasciando la carne viva bruciare e contorcersi.

Valparaìso è svenuto proprio l’eternità successiva, nel momento in cui ha iniziato a rilasciare senza controllo urina, sangue e feci vagamente liquide imbrattandosi le gambe umide e fredde.

Così ha perso i sensi Valparaìso, tra le risate di alcuni e le imprecazione di altri.
Già, perché c’erano degli altri…
Non se le fatte mica da solo tutte queste cose; come avrebbe potuto?
C’erano delle persone.
Intendiamoci: nella distorsione nauseante di quella realtà ha creduto di vedere demoni deformi infierire sui brandelli di ciò che di lui rimaneva.
Ma quelli erano uomini, parlavano la sua stessa lingua, si muovevano nel suo stesso modo e, cosa più importante, avevano il suo stesso orrore negli occhi.
Questo li rendeva umani quanto lui, l’orrore di per ciò che stavano compiendo, la consapevolezza di quella atrocità che alienava loro stessi dalla vita.
Condannati eternamente ad una sorta di non vita.

Valparaìso è scosso da conati di vomito ora.
Cerca un perché, un’ultima disperata risposta.
Non può bastargli quella domanda che incessantemente gli ponevano.
Non può essere lì la risposta a questo abominio.
Quelli chiedevano dov’erano e chi erano gli altri con lui a difendere la Moneda?

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