Correnti d’umanità

migranti-02

 

di Sil Bi

In queste settimane di sbarchi e di campagna elettorale, il tema dell’immigrazione è tornato alla ribalta del dibattito pubblico.
Nel dibattito di venerdì 16 maggio alla Camera sull’operazione “Mare Nostrum” si sono ascoltate frasi come queste: “Dobbiamo capire che andare, molto semplicemente, in mezzo al mare a fare bella mostra di sé e a recuperare queste barche significa attrarre nuovi flussi migratori che noi non possiamo gestire.” (Fabio Rampelli) “Chi si deve vergognare qui dentro sono coloro che, approfittando delle disgrazie e della disperazione altrui, invece di fare quello che ogni Paese civile dovrebbe fare, ovvero cooperare ovvero prevenire ovvero fermare alla fonte questi viaggi della morte, fanno un motivo di carriera politica sulle disgrazie altrui” (Davide Caparini) “La missione doveva costituire un deterrente per organizzazioni criminali che gestiscono i viaggi dei migranti dalle coste dell’Africa territoriale verso l’Italia e (…) invece Mare nostrum incentiva fortemente la partenza dei migranti verso le nostre coste favorendo quindi gli illeciti profitti di tali organizzazioni. È ormai affermata l’idea che basta partire dalle coste africane, chiedere soccorso alle autorità italiane per essere raccolti in mare dalle nostre navi militari, che sono utilizzate come impropri taxi del mare, magari a pochi chilometri dai porti di partenza, ed essere portati presso i centri di accoglienza italiani.” (Laura Ravetto)

Il tratto comune di questi interventi è la presunzione che l’ondata migratoria sia “incentivata” dall’operazione di salvataggio in mare; e che la si potrebbe invece “prevenire” e “fermare alla fonte” con politiche opportune.
Vorrei discutere questo punto di vista utilizzando un’analogia con il mondo fisico. E’ un accostamento arbitrario tra fenomeni diversi; ma credo che abbia qualche fondamento e possa suggerire alcuni spunti utili.

La termodinamica insegna che il calore fluisce spontaneamente dalle zone più calde a quelle più fredde. E’ un’esperienza che facciamo quotidianamente: ad esempio, quando apriamo una finestra in inverno l’aria entra, abbassando la temperatura della stanza. Possiamo postulare che, in modo analogo, che i lavoratori si spostino dalle regioni dove la disoccupazione è più alta verso quelle dove c’è richiesta di manodopera (lo abbiamo osservato in passato in Italia, con l’emigrazione interna dal sud verso il nord). La prima osservazione che possiamo fare, è che il flusso di aria è tanto più intenso quanto maggiore è la differenza di temperatura tra dentro e fuori; analogamente, il flusso migratorio è più intenso tra Paesi molto poveri e Paesi molto produttivi.

Quando l’aria fredda entra nella stanza riscaldata, la temperatura scende. Nella nostra analogia, questo significa che l’afflusso di manodopera straniera diminuisce la disponibilità di posti di lavoro nel Paese che la accoglie. Entro certi limiti, questo può essere un effetto desiderabile (proprio come può far piacere rinfrescare una camera da letto troppo calda); ma, se i livelli di occupazione scendono eccessivamente, la popolazione residente può protestare e chiedere al proprio governo di interrompere l’immigrazione.

La cosa, però, non è affatto semplice: per interrompere il flusso di aria fredda che dall’esterno entra nella nostra stanza, basta chiudere la finestra; per porre fine all’arrivo dei migranti, invece, bisognerebbe poter costruire mura invalicabili lungo tutti i nostri confini, o istituirvi un sistema di sorveglianza e di respingimento.
Operazione costosissima e, probabilmente, inutile: la fisica ci insegna infatti che, quando la differenza di temperatura tra l’esterno e l’interno è eccessiva, la barriera isolante “cede” (i vetri delle finestre esplodono durante gli incendi)… e, quando, in un Paese scoppia la guerra, pensare di fermare i profughi è irrealistico, prima ancora che disumano. Per diminuire i flussi migratori, dunque, l’unica via ragionevole è quella di diminuire le differenze tra i Paesi di origine e quelli di destinazione: con politiche a grande scala di cooperazione e di sviluppo, con interventi che favoriscano la risoluzione dei conflitti e delle più gravi crisi umanitarie.
Qualcosa di più serio e di più concreto del generico “aiutiamoli a casa loro” che si sente spesso pronunciare dai nostri politici…e non si vede mai attuare.

C’è un ultimo aspetto che vorrei sottolineare: le differenze di temperatura sono, in realtà, indispensabili al funzionamento delle macchine termiche, come ad esempio un motore di automobile. E’ solo grazie alla presenza di una “sorgente fredda” (come si dice nel linguaggio scientifico) che il flusso tra questa e la “sorgente calda” (il cilindro in cui brucia il carburante) è in grado di produrre lavoro (e far girare le ruote della vettura)…
Forse, potremmo occuparci anche noi di costruire delle “macchine sociali” capaci di far nascere qualcosa di diverso e di positivo dalle differenze tra le varie regioni del pianeta e dalle “correnti umane” che, di conseguenza, lo attraversano.
Già oggi, ad avvantaggiarsi dei flussi migratori non sono solo i criminali (scafisti, sfruttatori di manodopera clandestina, ecc.), ma molte altre persone che trovano un vantaggio dall’arrivo di lavoratori stranieri giovani e capaci.

Sono convinta che vantaggi ancora maggiori potrebbero nascere dall’incontro con culture diverse, con diversi “stili di pensiero” e di vita. Sono troppo ottimista? Lo ammetto: ho cercato di razionalizzare un fenomeno che, quando si è presentato con la brutalità delle sue conseguenze più orribili, mi ha riempito di angoscia. Le immagini dei migranti sepolti in fondo al mare, ho avuto a malapena il coraggio di immaginarle…
Però, credo, è proprio questo che una politica (soprattutto, una sinistra) dovrebbe saper fare: partire da una situazione che ci turba, ma superare le emozioni negative per cercare, con la ragione, una soluzione. Parlo di una vera politica, naturalmente: non della demagogia di certi nostri parlamentari…

 

(foto dal web)

 

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