Dare credito alle imprese

usura

di Essere Sinistra

Nei giorni scorsi il Presidente Renzi in uno dei suoi oramai innumerevoli interventi (o annunci) ha fatto riferimento al sistema del credito alle imprese quale strumento essenziale per far ripartire l’economia. Ovvio che, di questi tempi, abbia centrato il problema.
Le banche hanno, di fatto, da tempo chiuso i rubinetti del credito non solo ai lavoratori e alle famiglie(contratti atipici e a termine o la busta paga di un lavoro a tempo determinato non rappresentano garanzia per la banca) quanto al sistema delle imprese, quella medio piccola in particolare. Chi sa di economia dovrebbe spiegarci perché la BCE elargisce danaro con interesse quasi pari a zero – e Draghi sta proponendo addirittura un interesse negativo -, mentre le banche prestano (quando lo fanno) danaro a tassi medi almeno di 5-6 punti superiori al suo costo.
Come se pagassimo 1 kg di pasta comune 7-8 €!

Ma più che il costo il problema è l’accesso. Cosa mette in campo lo Stato per favorire l’accesso al credito da parte delle imprese?

Per le imprese che non dispongono di garanzie proprie, ma presentano particolari condizioni reddituali e di bilancio esiste il Fondo Nazionale di Garanzia (ex Legge 662/96) gestito da una
A.T.I. (Associazione Temporanea di imprese bancarie) al quale possono ricorrere sia le banche eroganti che il sistema dei Confidi per consolidare le garanzie.

Il fondo è senza dubbio di grande utilità. La complessità del regolamento previsto,(non tanto nella fase di richiesta da parte dei soggetti beneficiari-banche e Confidi-, comunque ultimamente complicato da incomprensibili norme che allungano in modo incredibile i tempi di concessione del finanziamento), nella eventualità si presenti la necessità di dover richiedere al Fondo il rimborso della perdita subita, limita di molto il suo utilizzo. Seguire l’andamento di un credito concesso, lungo tutta la sua durata (anni) e osservare puntigliosamente quanto previsto dal regolamento richiede un dispendio di costi che poi vengono scaricati di fatto sul beneficiario finale (impresa).

Forse sarebbe il caso di prevedere nel prossimo provvedimento di semplificazione della pubblica amministrazione, anche la revisione delle norme di accesso al Fondo, che in molti i casi, come detto, scoraggiano l’uso di esso da parte delle Banche che quindi evitano di farvi ricorso, e quindi operano nel modo più sbrigativo: negare il finanziamento alla impresa.

Oltre al Fondo di cui innanzi, dal 1996 lo stato finanzia ogni anno un altro fondo di garanzia, destinato questa volta alle imprese vittime dell’usura o a rischio di ricorrervi. Imprese quindi difficilmente finanziabili ordinariamente dal sistema bancario perché magari, pur in presenza di buoni dati di bilancio e di fatturato, l’impresa ha avuto la disavventura di finire per qualsivoglia motivo nel libro nero dei protesti o, per difficoltà temporanee, in posizioni di sofferenza o “incaglio”.

Il fondo per prevenire l’usura è gestito dal sistema dei Confidi e possono garantire in termini REALI le banche fino anche al 100% del finanziamento. Tutto bene quindi?

Sembrerebbe di no, perché giusto per comprendere il funzionamento, se l’impresa ha uno “scoperto” con la banca dal quale non riesce a rientrare, o un mutuo con rate troppo alte e potrebbe invece mettersi in bonis con un nuovo finanziamento che assorba l’esistente, è vietato farlo! Infatti deve essere un altro istituto bancario a finanziare l’impresa per chiudere i debiti di quest’ultima con la sua banca. Si accettano scommesse sulla possibilità di trovare la banca disponibile ad accollarsi il rischio estinguendo i crediti di altre banche!
Per non tenere fermi questi fondi occorrerebbe o un accordo interbancario alla luce del sole o modificare la norma aumentando la vigilanza per evitare che il ricorso al fondo diventi un abuso da parte delle banche per rientrare dei propri crediti.

Ultima considerazione: la rinuncia ai rimborsi ai quali fa spesso riferimento il M5S di Beppe Grillo e che l’opinione pubblica sa essere destinato al finanziamento delle imprese, finisce in realtà nel Fondo Nazionale di Garanzia ed è naturalmente soggetto alla osservanza delle norme di cui si è parlato all’inizio. Giusto per una corretta informazione, che a volte, nella comunicazione del M5s latita.

(immagine dal web)

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