Dopo le belle riflessioni di Elsa

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di Giuseppe CARELLA

Cara Elsa, ti dico subito che mi hai anticipato di poche ore, pubblicando su questo blog sensazioni che avevo già scritto ma non ancora inviato alla redazione.
Si, lunedi mattina (perché solo allora ho appreso il risultato non reggendo lo stress da attesa: come quando gioca la mia squadra del cuore e spengo la TV nei minuti finali quando il risultato è in bilico), appena letto del quasi 41% ho dapprima provato una sensazione di incredulità, subito dopo una moderata soddisfazione.
Ma non quella gioia particolare tipica provata in oltre 40 anni di passione e impegno politico.

Niente di paragonabile alle vittorie elettorali del PCI, anche quando non vinceva per governare ma semplicemente guadagnava qualche punto. E niente anche al confronto delle emozioni provate con le vittorie di Prodi, che pure era di provenienza DC.
No, stavolta la gioia è stata contenuta e credo non solo per quel che riguarda me. Non ho visto nè letto di caroselli di auto né di folle al Nazareno (sede del PD).

Perché, mi sono chiesto, non sento tutto l’entusiamo che dovrei?
Ho quindi buttato giù alcune personali considerazioni, poi tu mi hai anticipato con il tuo bellissimo pezzo che condivido totalmente e che così bene spiega quella gioia a metà che sentivo. Tu concludi così : “E così ho capito perché “mi hanno disfatto”, nonostante l’incredibile risultato elettorale. E penso che, se Pippo Civati resterà dentro a quel PD, verrà “disfatto” anche lui.” Io, nelle mie considerazioni andavo oltre, interrogandomi sull’eterno “che fare ora”, ora che Renzi è piu forte e che di Civati non sembrerebbe avere il benché minimo bisogno.

Stamane ho sentito le dichiarazioni di Pippo Civati e mi sono rincuorato. Dice, con la serenità che lo contraddistingue, che anche in una fase politica nuova e diversa, lui non “cambia verso”. Continuerà a porre le questioni politiche che ha sempre posto e anche quelle organizzative rispetto a un partito che in molti non sentiamo nostro, totalmente. Verrà disfatto anche lui? Non lo so, dipenderà anche da come si porranno Renzi e i suoi in questa fase nuova.

E in verità nella conferenza stampa tenuta all’indomani del voto, il Premier a me è apparso diverso, come se per la prima volta avesse consapevolezza di essere il Presidente del Consiglio, e il capo di un partito che prende il 40% dei consensi, cosa mai riuscita a nessun suo predecessore.
Ho avuto come l’impressione che abbia smesso l’atteggiamento un po’ sfrontato, persino quasi bullesco, oserei dire, fin qui tenuto e si sia all’improvviso reso conto delle grandi responsabilità che ha di fronte.
Un atteggiamento piu consono ai due ruoli che ricopre, direi anche più “giusto” rispetto alle riforme che intende attuare, quando chiama tutti a partecipare e confrontarsi.

Magari dovrebbe cominciare proprio dal PD, per farsi portavoce non di un pensiero personale ma di quello elaborato, mediato e meditato di tutto un partito pronto poi a sostenerlo in parlamento.
Sono, siamo in tanti ad aver espresso in questi mesi e settimane, il pensiero di un PD democristianizzato da Renzi.

Guardo il risultato elettorale e mi domando: possibile che in pochi mesi un popolo intero di sinistra che ancora votava PD prima di Renzi (diciamo un 20% di quel 25% che prese Bersani?) si sia improvvisamente rimbambito e accortosi che il PD è la nuova DC lo ha votato ugualmente?
E si, perché nelle mitiche regioni rosse del Centro, dove né la DC del secolo scorso né il Berlusconi degli ultimi vent’anni e né il M5S del 2013 hanno mai superato il partito identificato nell’immaginario collettivo come di sinistra, il PD ottiene maggioranze stratosferiche.

Evidentemente, quegli elettori di sinistra non hanno abbandonato il PD, non hanno avvertito la democristianizzazione del partito.
Ad essi si sono aggiunti tanti altri, sicuramente di orientamento diverso, senza dimenticare che in tanti erano andati via delusi proprio dalla politica del PDS-DS-PD degli ultimi vent’anni e forse oggi sono tornati avvertendo la possibilità di vincere per davvero.

CIVATI afferma in questa intervista che ho linkato, che la sua linea non cambia e dovrebbe ricordarlo soprattutto a quanti, anche nella sua area, potrebbero essere tentati di sedersi alla tavola del vincitore.
Io non credo che, mantenendo la coerenza fin qui dimostrata, Civati possa essere cacciato via dal PD.
Nella DC le correnti istituzionalizzate, anche quelle fortemente minoritarie, e polemiche con la maggioranza, non sono mai state cacciate e addirittura hanno, in qualche occasione, conquistato il partito e il governo del Paese.

Sono cose diverse, lo capisco, ma se Civati mantiene dritta la schiena, restando nel PD, potrà non essere “disfatto”.
Occorrerà che a cominciare dal partito medesimo, egli ponga alcune questioni serie, di democrazia interna, per la selezione della miglior classe dirigente.
Serve che egli ponga, con forza e urgenza due questioni fondamentali: nuove regole per il tesseramento e la questione morale ed etica per chi si candida a incarichi pubblici e di partito.
Nessuna concessione a quel non voler “ riconoscere gli scandali, denunciandoli con forza e a voce alta, quindi, in fin dei conti, non riconoscendoli veramente in quanto tali”.

Come fai a credere in un Partito che teme gli scandali ed invita sempre e comunque a tenere i toni bassi”- giustamente ti domandi nelle tue riflessioni.
Infatti io non mi ci riconosco e non potrò riconoscermi in futuro se non cambia la musica. E se non dovesse cambiare, se Renzi riprenderà il trend delle sue prime settimane, se rifarà accordi a prescindere con la destra, se non si pone subito il problema di legittimarsi come capo di un grande partito di una sinistra moderna (perchè tali siamo essendo nel PDE), allora sarà sacrosanto lasciare il PD al suo destino, al partito che vorrà diventare e che, credo, non cercherà alleanze a sinistra.
Altrimenti, si dice dalle mie parti, avremmo detto una messa inutile. (l’originale è un po’ diverso, ma mi autocensuro).

 

(immagine dal web)

 

 

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