Una fretta incomprensibile

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di Sil Bi

Lo stato maggiore del Pd è in agitazione: “Le riforme non possono essere fermate da Mineo e Minzolini”; “se qualcuno vorrà fermare il processo riformatore se ne assumerà le responsabilità”, e così via.

Pare che l’Europa non aspetti altro che l’approvazione della riforma costituzionale per “allentare i cordoni” della flessibilità: superando il bicameralismo perfetto, infatti, il governo italiano potrebbe realizzare molto più rapidamente le riforme che i nostri partner europei si aspettano; la nostra credibilità e la nostra competitività ne sarebbero accresciute. E con più flessibilità potremmo finalmente rimettere in moto la nostra economia.

Un simile obiettivo parrebbe pienamente giustificare la velocità con la quale il governo intende procedere nell’iter del ddl Boschi: in effetti, la crisi è ancora profonda e non c’è tempo da perdere, come il Presidente del Consiglio ripete spesso. Se non che…

L’articolo conclusivo della bozza del ddl Boschi (n. 35, “entrata in vigore”) prevede che “le disposizioni della presente legge si applicano a decorrere dalla legislazione successiva a quella in corso alla data della sua entrata in vigore” (cioè l’attuale), con l’eccezione di alcuni articoli che riguardano il CNEL e lo stipendio dei consiglieri regionali. In pratica: perché il bicameralismo paritario venga superato, le province vengano definitivamente abolite e il pasticcio dell’attuale Titolo V venga risolto, occorre che la legislatura si concluda.

Il Premier continua però a ripetere che essa durerà fino al 2018: “l’orizzonte di cui necessitiamo è di mille giorni”, ha affermato pochi giorni fa.

A che scopo, allora, tanta fretta?

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Sostengo con venti euro il Politicamp. Ecco perchè

sostieni
di Massimo RIBAUDO

Premessa: ognuno dà quel che può.
QUI o con altri mezzi. Ma farlo è fondamentale.

Non si può rubare più in politica. E’ questione di vita o di morte.
Ma i soldi sono importanti. Questa frase, a Sinistra, bisogna cominciare a pronunciarla con responsabilità e convinzione. I soldi, le risorse economiche, sono importanti perchè non si può e non si deve contare soltanto sul tempo libero delle persone, sul loro piacere volontaristico nel compiere attività politica, sull’attività non retribuita.

Va considerato che i partiti, come giustamente affermava Fabrizio Barca nella sua Memoria, non possono più essere datori di lavoro per chi ha fatto volontariato e militanza. Se dovessimo continuare a ritenerli tali, non dovremmo allora più scandalizzarci degli scandali relativi ad episodi di corruzione pubblica ormai diffusi in tutto il Paese. Non ficchiamo la testa sotto la sabbia. I soldi della corruzione comprano voti in cambio di opere pubbliche, di consulenze, di servizi al pubblico spesso inutili, malgestiti e i cui costi sono fatti lievitare con pratiche truffaldine. Questo fa crescere il Paese, offre sviluppo?

No. Permette solo a piccoli e sempre più ristretti potentati locali di avere drappelli di affiliati e di voti sicuri e rispettosi del rapporto di connivenza familistica e clientelare.
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Deriva autoritaria?

assolutismo

di Sil Bi

Sulla riforma costituzionale la situazione si fa sempre più intricata e il livello della tensione sale.

Uno dei fuochi polemici riguarda il rischio di “deriva autoritaria” che il Senatore Mario Mauro ha evocato nel presentare, insieme ai colleghi Vannino Chiti e Felice Casson, gli emendamenti “dissidenti” al ddl Boschi (quelli che, mantenendo il superamento del bicameralismo perfetto, prevedono però un Senato elettivo e una diversa ripartizione dei compiti tra le due Camere).

Di “svolta autoritaria” avevano parlato anche i firmatari dell’appello di Libertà e Giustizia diffuso a marzo, molto critico verso le riforme istituzionali proposte dal governo. Un eccesso retorico? Uno slogan efficace, ma ingiustificato? Temo di no, se la legge elettorale già passata alla Camera (l’”Italicum”) e il ddl Boschi uscito come testo base dalla Prima Commissione fossero approvati in via definitiva.
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Lettera aperta al Presidente del Pd Matteo Orfini

question

 

di Andrea NOBILE, Ivana FABRIS, Massimo RIBAUDO

 

Onorevole Orfini,

leggiamo in questi giorni la sua opinione rispetto all’ impossibilità di riaprire una discussione con il Movimento 5 Stelle a proposito della riforma elettorale e, di conseguenza, la riforma della struttura del parlamento.

Lei dice, prima ancora di entrare nel merito della loro proposta, che non si può “ricominciare da capo”.

E’ un’affermazione che abbiamo sentito anche da altri esponenti del PD e sinceramente questo ci lascia allibiti. Che cosa vuol dire “non si può ricominciare da capo”? Stiamo parlando di una riforma epocale che vuole ridisegnare le regole della rappresentanza in Italia, non stiamo parlando dell’organizzazione di una sagra di paese. Non ci conforta, peraltro, il segretario che incontra i cinque stelle in streaming dopo che Boschi, Verdini e Romani hanno chiuso altrove le trattative per assicurarsi i voti necessari all’approvazione dell’Italicum. Ci pare lecito pensare che si sia voluta sbrigare una formalità più che affrontare una discussione con una parte politica rilevante.

Fu lei stesso che criticò queste modalità il 23 ottobre scorso ad una trasmissione televisiva (Omnibus) : “Se noi questa discussione la facessimo con meno fuffa di quella che ha messo in campo Renzi ieri, cercando di discutere nel merito sarebbe meglio“… “Intanto in questo paese il bipolarismo non c’è più, poi mi può anche piacere l’idea di ripristinarlo, ma dato che abbiamo preso gli stessi voti di Pdl e M5S e non possiamo mettere fuori legge uno dei tre poli, stiamo facendo una discussione surreale. E poi non si può parlare così della Germania, il paese che ha retto meglio la crisi…Se ragionassimo di queste cose con meno slogan e con più serietà sarebbe meglio“.

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Il militante e il suo partito

circolo

di Alessio RICCARDI

La mia “formazione” politica è abbastanza limitata: non ho letto le opere dei Grandi Padri della Sinistra.

Vengo dall’ambiente antagonista dei centri sociali, e nella mia scarsa comprensione della politica pensavo che “più di sinistra è, maggiormente sarà a favore della classe operaia”.

Le cose che mi hanno portato alla mia posizione di pensiero attuale sono: una collana di DVD che uscivano con l’Espresso e parlavano di economia, le mie riflessioni e l’episodio dei 101. Continua a leggere

Cambiare il lavoro

automazione

di Sil Bi

I dati della disoccupazione italiana sono davvero preoccupanti: quasi sempre, essi vengono collegati con la crisi economica che affligge il Paese ormai da molti anni e gli esperti suggeriscono che la ripartenza della crescita economica sia l’unica via per la ripresa dell’occupazione.

Sarò pessimista, ma guardandomi intorno comincio a temere che le cose non stiano esattamente così. Aprendo la cassetta della posta, quasi sempre la trovo vuota: le comunicazioni, ormai, avvengono per e-mail. Un gran numero di operazioni che hanno a che fare con il “trasferimento di informazioni” si possono ormai compiere per via telematica (pagamenti, bonifici, versamenti, ma anche ritiro di referti medici, iscrizione dei figli alla scuola, alle attività sportive, etc.).
Nei supermercati sono sempre più diffusi le casse “fai-da-te” e i lettori ottici, con i quali ciascuno può compilare da sé lo scontrino della propria spesa. Moltissimi articoli si possono acquistare on-line, tanto che alcuni settori ne sembrano travolti (penso all’editoria): anche lo shopping sta cambiando faccia.

La mobilità sta diventando, a sua volta, sempre più “auto-gestita”: il telepass elimina il pagamento al casello autostradale, i distributori self-service non richiedono la presenza del benzinaio. Prenotare un viaggio in treno o in aereo si fa da casa, senza passare dall’agenzia di viaggio: e ormai, on-line si fa anche il check-in.

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Fermiamoci tutti un momento

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di Celeste INGRAO

E così Gennaro Migliore, e con lui un pezzo di SEL, ha portato a compimento la sua marcia di avvicinamento al PD di Renzi. Della brutta storia della lista Tsipras si è già detto tutto quello che poteva essere detto e anche di più. Dentro al PD l’area Civati – l’unica opposizione rimasta dopo la resa senza condizioni di cuperliani, bersaniani e giovani turchi – è sostanzialmente priva di una strategia, logorata al suo interno da uno sterile dibattito sul “dentro o fuori”.

Certo non sono mancati, fortunatamente, episodi in controtendenza. Prima fra tutti la esemplare battaglia contro la orrida riforma del Senato. Una battaglia probabilmente ormai persa, a fronte dei numeri del rinnovato patto Renzi/Berlusconi, ma non una battaglia inutile, come non è mai inutile riaffermare il valore della buona politica contro la faciloneria e l’approssimazione. E l’intervento di Walter Tocci all’Assemblea nazionale del PD resta un esempio alto di cosa sia la buona politica. Ma sono rimasti, purtroppo, episodi.

In un quadro così, è facile, troppo facile, per Michele Serra e tanti come lui, fare ironia su una sinistra litigiosa e scissionista, capace solo di farsi del male. Eppure questa sinistra su cui è così facile ironizzare, che si presenta al pubblico come un coacervo di identità impazzite, è ancora una cosa bellissima e viva.

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Pensieri di Sinistra (a pugno chiuso)

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di Giuseppe CARELLA

Non si fa alcuna fatica a riconosce l’autore di queste riflessioni, scritte oltre un trentennio fa. Ho
solo cambiato la parola “comunista” con “Sinistra”. E sembrano scritte oggi.
Ma allora, se sono ancora valide, perché sono cadute nell’oblio?

Da ragazzo c’era in me un sentimento di ribellione. Contestavo,se vogliamo usare una parola di moda, tutto. La religione, lo Stato,le frasi fatte e le usanze sociali [..] Penso che la mia migliore qualità sia quella di non aver abbandonato gli ideali della mia gioventù e di essere
ancora oggi di sinistra, smentendo il percorso per cui si è rivoluzionari a 20 anni, socialdemocratici a 30, moderati a 40 anni, fino ad arrivare con l’età ad essere reazionari e rinnegare gli ideali della propria gioventù
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Effetti (e affetti) speciali

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di Ivana FABRIS

 

Il 30 ottobre 2013, scrivevo:

Volevamo stupirci con effetti speciali, ovvero, tutto quello che non avremmo voluto vedere e sapere del PD e della sinistra italiana. E non avremmo nemmeno mai osato immaginare che potesse accadere.
Sono giorni che rifletto su quanto leggo nelle bacheche di Facebook. E non è che un social come quello, non sia la realtà. In Facebook, ormai, reale e virtuale sono sovrapponibili, a mio avviso. ‘Là’ dentro c’è uno spaccato della società.
Tutte le componenti sono proporzionalmente rappresentate e altrettanto lo sono i sentimenti, i pensieri e le idee delle componenti stesse.
Ebbene, delle volte leggere gli stati che appaiono in sequenza sulla mia home o i commenti nelle discussioni, è come stare alla finestra ad osservare la vita di un grande paese. Ed è un paese i cui abitanti mi appaiono alquanto diversificati, per usare un eufemismo, dato che, in realtà, ultimamente è più un guardare un formicaio impazzito e allo sbando. C’è di tutto in questo grande paese che è la sinistra italiana e, ormai, c’è tristemente di tutto nel PD. Continua a leggere

Sinistra, diritti e ipocrisie

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di Sil Bi

Una cosa che considero davvero poco di sinistra, è affrontare le questioni più delicate che riguardano la società utilizzando il velo dell’ipocrisia per celare i conflitti.
Qualche giorno fa, sollecitato dagli organizzatori del Roma Pride e da alcuni attivisti democratici, il Presidente del Consiglio ha impegnato il suo governo a promuovere, “a settembre”, una legge sulle civil partnership, cioè le unioni civili per le coppie omosessuali.

Secondo il ddl che il Pd intende presentare, queste coppie avranno “gli stessi diritti e gli stessi doveri delle coppie sposate”, tranne che per quanto riguarda l’adozione: sarà possibile, infatti, solo l’adozione dei figli naturali (o adottivi) di uno dei membri della coppia da parte dell’altro (la cosiddetta stepchild adoption).
Un primo aspetto problematico è la scelta di annunciare il provvedimento, ma di rinviarne il varo a dopo l’estate: è evidente l’intenzione di accontentare il mondo LGBT, che chiede conto a Renzi delle promesse da lui fatte in campagna elettorale e nelle prime settimane da Segretario del Pd, senza però mettere a rischio la stabilità del governo prima che esso abbia approvato i provvedimenti che stanno più a cuore al premier: su tutti, la legge elettorale.

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