Diciamo la verità…

ITALY-UN-DIPLOMACY-RENZI-BAN KI MOON

 

di Vincenzo G. PALIOTTI

[Vincenzo G. Paliotti, elettore PD, ex tesserato di sinistra. Ha sempre votato a sinistra, non è attivista per ragioni di tempo, in quanto il suo lavoro lo porta ovunque, anche all’estero. Si definisce uno scontento “medio” preso dalla base del partito.]

Diciamo la verità, non si riesce a gioire per questa vittoria. Non è che non la si “digerisce” come qualche renziano ci dice, con piglio misto a rimprovero e sfottò. Non la si può condividere perché onestamente, ed anche mestamente, si deve convenire che comunque questa è figlia di tanti presupposti che non ci appartengono.

Primo fra tutti il governo delle “larghe intese” che c’è ed è là e che, a meno di autogol clamorosi, ci si aspetta che cambi rotta e finalmente capitalizzi quel 40% prendendo in mano il gioco raddrizzando l’asse spostato pericolosamente a destra per riportarlo ad una gradazione più consona alla nostra tradizione e ai nostri principi.

Il credito aperto alla nuova dirigenza, perché tale è, prevede un interesse pesante perché, qualora fallisse, continuando la deriva verso destra, sarebbe una tragedia poiché tanti di noi si aspettano adesso che il verso cambi davvero, che la legge elettorale tenga conto delle modifiche da apportare, così come la legge sul Senato -purtroppo il DDL sul lavoro è passato ma anche lì si spera di poterlo migliorare- senza minacciare chi ha fatto delle eccezioni e proposto alternative a queste due riforme, e dovevano essere una al mese, che si danno già fatte ma non lo sono poi a tutti gli effetti.

Le riforme vanno fatte ma guardando all’interno del partito, rispondendo alla gente che ha concesso il credito, non certo a chi in 20 anni ha governato non per l’intero Paese, ma per la sola propria fazione: con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti.
La base deve essere ascoltata, le minoranze del partito pure perché solo così si può smentire chi già vede l’uomo solo al comando contraddicendo di fatto uno dei principi fondamentali del partito che non prevede padroni.

Io non posso poi dimenticare poi le modalità della “presa di potere” arrivata smentendo ogni riga programmatica delle primarie, cercando e trovando “profonde sintonie” con chi era stato additato dallo stesso “vincitore”, oggi segretario PD e premier, quale improbabile interlocutore, Berlusconi, prima per le sue vicissitudini con la legge e la conseguente espulsione dal Senato per indegnità, poi ricordando le sue politiche disastrose che hanno affossato il Paese, rimangiandosi di fatto tutto nel giro di settimane, giustificandosi che le riforme vadano discusse con tutti, anche se un tempo disse, però, con tutti tranne che con i pregiudicati.

Poi l’arrivo a Palazzo Chigi, ancora in contraddizione col “famigerato” #enricostaisereno che è sfociato poi con il voltafaccia più spregiudicato dell’era repubblicana.
Io sono di una generazione dove la parola contava più di una firma, figuriamoci se posso condividere ciò che si è ottenuto con questi presupposti e con una superficialità disarmante e degna della peggiore DC della storia.

Tranquillizzo quindi tutti i renziani che mi rinfacciano che questa “vittoria” non ci appartiene ma che è di Renzi, precedendoli e dicendo loro che non ci può appartenere qualcosa in cui noi non ci riconosciamo, qualcosa ottenuta con gli stessi mezzi di chi ha governato per quasi 20 anni ed è stato da noi, per questo, sempre criticato e per il quale abbiamo votato contro prendendoci anche del “coglione”, epiteto che forse è destinato a tornare di moda, ma spero proprio di essere smentito.

La nostra tradizione è tutt’altra cosa, lo snobismo, i radical-chic, i figli di papà, i “saccenti” hanno sempre abitato lontano dal nostro partito e dalla sinistra, mi scuseranno ma io non vedo più gli umili, gli “ignoranti”, quelli che sbagliavano i congiuntivi ma senza che nessuno glielo imputasse, se non in quelle pagine in cui si sentono rappresentati da Civati.
Per il resto vedo un esercito di menti “eccelse”, una folla di sapientoni che vorrebbero farti sentire piccolo perché loro vincono e noi abbiamo quasi sempre perso.

Forse è così però almeno possiamo dire che non abbiamo tradito nessuno, né compagni di partito, né principi per i quali ci siamo sempre battuti. A volte è bello non vincere specialmente quando si è agito sempre secondo i nostri credo e mantenendo la dignità di chi, per coerenza, accetta volentieri anche di perdere.
(Immagine dal web)

 

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