Scegliere o subire?

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di Andrea NOBILE

Elsa Lusso ha lanciato il sasso, con delle riflessioni, da me ampiamente condivise, sul perchè la vittoria schiacciante del Pd alle ultime elezioni, sia una vittoria che regala poco entusiasmo ad una fetta importante del suo elettorato.
Giuseppe Carella ha raccolto questo sasso e questo imbarazzo rilanciando una speranza legata a Pippo Civati e ai suoi. Una speranza di ravvedimento a sinistra di questo “partito mai partito”.

Ora, raccolgo il testimone e provo a pormi in una prospettiva diversa, ovvero in una riflessione sull’individualità esasperata dei nuovi “soggetti politici” e, per farlo, non posso nascondere da dove arriviamo.
Mi fa quasi orrore riparlare una volta ancora di Berlusconi, ma, temo, che il seme del ventennio da lui dominato, ci abbia lasciato un’eredità pesantissima nella capacità di scegliere a chi affidare i nostri sogni e le nostre speranze.
Per vent’anni, infatti, un uomo solo, “padrone” di un partito, ha attirato su se stesso l’attenzione delle persone e ha generato l’illusione di poter essere l’artefice unico del benessere di un popolo.
L’humus sociale e culturale, deteriorato dalla globalizzazione selvaggia, ha fatto da complemento. Ci ha illusi che nella ricerca del leader, dell’uomo che poteva contrastare lo strapotere di questo cantante da crociera, stava la soluzione delle cose. Abbiamo sperato di affidare ad una persona la guida e la risoluzione delle contraddizioni di una sinistra che, travolta dal declino del potere del capitalismo industriale, non ha saputo ricompattarsi contro le storture e le feroci disuguaglianze sociali del potere finanziario, mandando, così, la nostra coscienza critica all’ammasso.Scivolati senza quasi accorgersene in un oblio, che ha voluto raccontarci di volta in volta che destra e sinistra son valori superati, che l’ideologia è nemica del progresso, che servo e padrone hanno gli stessi interessi.
E così è avvenuto che la forbice tra ricco e povero si è allargata a dismisura proprio quando il concetto di “sinistra” è stato riposto in soffitta sostituendolo con l’edonismo “progressista” o presunto tale.

Qualche settimana fa, a mio avviso, è avvenuto un fatto storico, il centrosinistra (o quello che si denomina tale) ha surclassato tutti incassando oltre il 40% di voti.
Tutto questo, è inutile negarlo, è legato all’avvento di un leader capace, ambizioso, attraente e spregiudicato.
Qualcuno lo ha chiamato il nuovo Berlusconi, ma non credo sia questo il punto.
E’ solo il più attraente in questo momento, più ancora dell’ arcoriano dai capelli di teflon che lo ha preceduto.
Usa con maestria gli stessi mezzi di propaganda sostituendo l’abolizione dell’ICI con 80 euro, ma sgretolando parimenti ogni opposizione interna e coltivando con maestria il culto della propria personalità.

Senza entrare nel dettaglio del soggetto politico, non possiamo non accorgerci che oramai non votiamo più per un partito o un movimento, ma per Berlusconi, Grillo o Renzi. Persino la sinistra massacrata da Veltroni è riuscita a rialzare il capo legandosi ad un leader di nome Tsipras (qualcuno potrà facilmente ironizzare sul fatto che era talmente massacrata la sinistra che ha dovuto importare dall’estero un leader attraente).
E’ talmente evidente che si votino i leader anzichè programmi e partiti, che ogni scissione dal partito personale di Berlusconi ha prodotto solo fallimenti e che nel Movimento 5 stelle, altra speranza di cambiamento, molti comprendono di doversi smarcare dalle follie del suo Leader Grillo, ma sarebbe un suicidio in termini di consenso elettorale.

Ma veniamo alle speranze, alle strade percorribili per ricominciare a sperare in un progetto anzichè nel Mago Zurlì di turno.
Per sperare ancora, bisogna ribaltare il tavolo e riprendersi il diritto di critica e di proposta, e questo non dall’interno dei partiti, ma dall’esterno!
Occorre ripartire dai movimenti culturali e politici, che devono essere loro ad attrarre i candidati a rappresentarci, e non viceversa.
Per parlarci chiaro, mi pare sciocco pensare che minoranze PD, cinque stelle e sinistre sparse possano smarcarsi da leader prepotenti, e acquisire spazi interessanti all’interno di questi “partiti azienda” dove il leader incontrastato decide per tutti, epurando o ghettizzando ogni dissenso.

Che senso hanno le preferenze (laddove ci vengano ancora concesse sulla scheda elettorale) se un uomo solo si intesta poi ogni merito e risultato? Per riprenderci il diritto di scegliere occorre il desiderio, la speranza ed il coraggio di ripartire dal basso, di ricostruire comunità di individui dove il sia pensiero il motivo di aggregazione.
E’ l’unica strada per far si che “uno vale uno” senza che ci sia un proprietario di bandiera, stemma e partito e che su quello si concentri lo scontro politico. Già, perchè un altro dei grandi mali di questo tempo è la rissosità tra simili in nome solo e sempre della difesa acritica di un leader o di un simbolo. Basta leggere i commenti nei social network per rendersi conto che Genny ‘a Carogna è un dilettante al confronto degli ultras della politica.

Io continuo a pensare che questa politica sia figlia del NOSTRO degrado, che sia ciò che abbiamo meritato svendendo al “benessere” il nostro impegno sociale.
Io continuo a pensare questo, che non esiste un partito da cui ripartire.
Occorre piuttosto una convinzione su cui costruire le nostre nuove speranze, una convinzione che non sia un nome a cui delegare la nostra esistenza.

 

(foto dal web)

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