Democrazia e Mercato: una questione di sovranità

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di Dina CUCCHIARO e Silvia CARDASCIA

 

Mentre i mainstream media italiani sono impegnati nelle interminabili e complesse liturgie politiche di casa nostra, la Commissione Europea e gli Stati Uniti hanno dato vita, nel 2013, ad un tavolo tecnico per la definizione di un Partenariato Transatlantico su commercio e investimenti (TTIP), altrimenti definito Accordo di libero scambio transatlantico (TAFTA).
Aspetto caratterizzante del negoziato, ancora in corso, è in primo luogo la segretezza: solo il team tecnico e, per la parte politica, il Governo Usa e la Commissione Europea hanno accesso ai termini degli accordi in discussione. Nemmeno i Parlamenti e i Governi degli Stati membri sono coinvolti e a conoscenza dell’andamento delle trattative, se pur, di tanto in tanto, qualche preoccupante indiscrezione trapeli.
In pratica, se perseguita questa modalità, il Parlamento Europeo si troverà ad aver diritto al solo voto di ratifica, senza possibilità di emendamento.
Prendere o lasciare, insomma.

Agli occhi di molti osservatori (e di chi scrive) risulta evidente l’anomalia di un processo che, scavalcando le istituzioni rappresentative, trasferisce nelle mani del mercato un consistente pezzo di sovranità democratica.

Nel merito, poi, la difesa dei benefici economici previsti (fortemente sovrastimati in uno studio finanziato dalle industrie e dalle multinazionali particolarmente interessate al buon esito del TTIP) sono già stati ridimensionati da una valutazione della CE stessa, e liquidati come insignificanti da molti economisti.

Perché allora tanta ostinazione e, soprattutto, segretezza?

La risposta si trova forse – così come il diavolo – nei dettagli.
Qui a seguire vi offriamo alcuni spunti e un po’ di materiale per saperne di più.

Cos’è il TTIP

Il Partenariato Transatlantico su commercio e investimenti (TTIP), è un accordo internazionale attualmente negoziato tra l’Unione europea e gli Stati Uniti.
I negoziati ufficiali, cominciati a febbraio 2013, sono volti ad ridurre drasticamente non solo gli ostacoli al commercio tra UE e USA (dazi, tariffe e contingentamenti, le cd. “barriere tariffarie”), ma anche le “barriere non tariffarie” al commercio. Queste ultime sono le legislazioni sugli standard tecnici di sicurezza ambientale, sanitaria, fitosanitaria, energetica.

Il TTIP coprirà una vasta gamma di settori economici: beni, servizi (anche finanziari), appalti pubblici. Si prevede inoltre un intero capitolo dedicato al settore energetico ed un altro alle PMI.
Uno degli elementi più controversi dell’accordo TTIP è il sistema per la risoluzione delle dispute tra Stato e investitore straniero (ISDS). Questo istituto (previsto già in altri accordi commerciali bilaterali e multilaterali, ad esempio il NAFTA), permetterebbe alle aziende ‘nazionali’ di uno dei due blocchi (europeo o atlantico) di citare in giudizio lo Stato ospite dell’investimento in sede di arbitrato internazionale, in caso si consideri lesa in un diritto previsto dall’accordo. Le conseguenze del suddetto istituto giuridico sono in certi casi devastanti, poiché rischiano di mettere a repentaglio l’autonomia legislativa degli stessi Stati citati in giudizio (come accadde sotto l’egida dell’Energy Charte Treaty, quando la società elettrica svedese Vattenfall presentò un ricorso contro il governo tedesco dopo che la Germania decise di accelerare il processo di abbandono della politica nucleare nel 2011).

Altro elemento ampiamente condannato dalla società civile è la patina di segretezza entro la quale un accordo di dimensioni globali viene negoziato dalle parti.
Infatti, con l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona (2009), la Commissione Europea ha competenza esclusiva in materia di accordi commerciali: ergo, i negoziati sono condotti a porte chiuse tra i ‘negoziatori’ della DG Trade e la loro controparte statunitense.

Aspre critiche non pervengono solo dal mondo della società civile, ma dagli stessi europarlamentari, che pare abbiano pressoché nullo margine di manovra (oltre che scarso accesso a materiale divulgativo) durante la fase negoziale, e che saranno chiamati in ballo solo nella fase di firma e ratifica dell’accordo.
La conclusione del TTIP, giunto al 5° round di negoziati, è prevista per il 2015, e una maggiore consapevolezza e partecipazione della società civile sarebbe dunque auspicabile.

A questo proposito, la Commissione Europea ha previsto uno strumento di consultazione pubblica in forma di questionario, che – se pur criticato dalle organizzazioni che si battono contro il TTIP perché impostato sul presupposto che comunque il Trattato andrà a buon fine – è nostra opinione sia opportuno diffondere e utilizzare (entro il 6 luglio 2014).

Questo il link: http://trade.ec.europa.eu/consultations/index.cfm?consul_id=179

Un contributo interessante ci viene proposto da Silvia Cardascia su Europae:
http://www.rivistaeuropae.eu/esteri/commercio-2/ttip-5-round-negoziati-lentamente-si-procede/

Ulteriori informazioni sulla campagna No TTIP si possono trovare qui: http://stop-ttip-italia.net/info/
E qui: http://tradegameblog.com/

 

 

(Immagine: © campact, 2014, http://www.flickr.com)

 


[Silvia CARDASCIA: Laurea magistrale in Relazioni Internazionali presso la LUISS Guido Carli di Roma, con specializzazione in Diritto Internazionale dell’Economia e dell’Ambiente. Dalla sua tesi di ricerca sul trattamento degli investimenti diretti esteri in Turchia e le sue successive esperienze sia nel settore del commercio estero che nel non profit nasce il suo interesse per la regolamentazione internazionale in materia di commercio, IDE e azione esterna dell’UE. Scrive per il blog http://www.failcaffe.it ed è un’appassionata di geopolitica e Medio Oriente.]

 

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