Contro la corruzione. Subito.

justice
di Massimo RIBAUDO

Ieri, Giuseppe Civati dal suo blog ha invitato il Segretario del suo partito e Presidente del Consiglio Matteo Renzi ad andare a votare, a rinnovare il Parlamento – ricordiamolo, eletto tramite una legge incostituzionale – a vincere davvero (non primarie od elezioni europee), e dimostrarsi così in grado di porre mano alla necessaria e non più prorogabile trasformazione dell’impianto giuridico, economico, sociale italiano.
A nessun parlamentare conviene andare a votare (più della metà non verrebbero rieletti), mentre l’Italia affonda per lo sperpero di denaro pubblico ad uso privato – la politica è privatizzata da venti anni – dei tanti MOSE sparsi per la penisola.

Nel proclamare il fondamento di nuove elezioni politiche, Civati giustamente sottintende la necessità di un programma. Non più un votare per CHI (come fatto negli ultimi disgraziati venti anni), ma un votare per un COSA ed un COME. E di fronte a quel programma gli elettori, i giornalisti, la classe dirigente italiana, devono tutti farsi delle domande. DEVONO. Altrimenti non ci sarà nessuna ripresa economica. “chi sostiene chi? Chi è portato da questo o da quello? Chi sono i sostenitori e i finanziatori di quella fondazione? A quali gruppi è legato quel politico?“.

E questo COSA non è un cambiamento genericamente enunciato, e neppure un’inutile eliminazione di una fantomatica “Casta”, ma un autentico programma di mutamento dei rapporti corporativi, clientelari e familistici – quando non criminali – che costituiscono la cappa di piombo su ogni possibilità di ripresa economica. La corruzione conduce il sistema verso la catastrofe. Premia i peggiori, esclude i capaci.

Non si fa sviluppo con la riforma elettorale e quella del Senato. Si cincischia. Attività in cui Matteo Renzi sembra bravissimo.

Nessuno può investire in un Paese governato da illegalità e consorterie private.
Va modificata la Legge Severino. Ha spacchettato la concussione rendendola meno identificabile, non ha previsto la fattispecie dell’induzione, permette troppo facilmente la prescrizione, crea una caos giurisdizionale per decidere quale Tribunale sia competente ad indagare (come indicato dalla Corte di Cassazione il 15 marzo 2014), non risolve problemi fondamentali quali il falso in bilancio, l’autoriciclaggio, la presenza di conflitti di interesse politico-imprenditoriali-finanziari.

E qui, Giuseppe Civati, con la collaborazione del costituzionalista Professor Andrea Pertici e del giurista Salvo Tesoriero, ha proposto importanti novità normative. Norme in materia di prevenzione dei conflitti d’interessi dei parlamentari e dei titolari di cariche di Governo” (A.C. 1832). Poche parole per descriverla. Vuoi fare politica e hai attività imprenditoriali e finanziarie ? Il tutto viene affidato a società di gestione finanziaria che non puoi conoscere. Certo, se sei un editore i tuoi dipendenti potranno continuare a cercare di esaltare il tuo ruolo in politica, ma tutto il tuo patrimonio verrà gestito secondo parametri meramente conservativi e probabilmente, alla fine del tuo mandato, parecchi di quei dipendenti non avranno più un lavoro. E’ il “Trust cieco”, bellezza. Ed è anche sordo.

C’è poi la sua proposta di emendamenti sull’autoriciclaggio con la collaborazione della Senatrice Lucrezia Ricchiuti. Come si legge nella relazione alla proposta “Non è, infatti, infrequente che esponenti o titolari di aziende si accordino con terzi “riciclatori” nel senso di utilizzare mezzi di questi ultimi, come società di comodo che emettono fatture per prestazioni inesistenti, allo scopo e con l’effetto di sottrarre all’azienda e a tassazione, e in seguito riciclare, denaro o beni sociali da destinare a proprio uso personale, per finalità corruttive o altro“. Lo sappiamo bene.

Basta introdurre nella legge anticorruzione l’articolo 648-bis. (Riciclaggio).
È punito con la reclusione da quattro a dodici anni e con la multa da € 5.000 a € 50.000 chiunque sostituisce o trasferisce denaro, beni o altre utilità provenienti da delitto non colposo ovvero compie altre operazioni in modo da ostacolare l’identificazione della loro provenienza delittuosa.
Si applica la pena della reclusione da due a otto anni e della multa da € 2.000 a € 25.000 se il denaro, i beni o le altre utilità provengono da delitto non colposo per il quale è stabilita la pena della reclusione non superiore nel massimo a sei anni.
La pena è aumentata quando il fatto è commesso nell’esercizio di una professione ovvero di attività bancaria o finanziaria.

La pena è diminuita fino a due terzi per chi si sia efficacemente adoperato per assicurare le prove del reato e per evitare che l’attività delittuosa sia portata a conseguenze ulteriori.
Si applica l’ultimo comma dell’art. 648
“.

Insisto. Sono norme che vanno approvate immediatamente, perchè, come afferma Civati nella sua mozione congressuale “Il sistema va, allora, radicalmente ripensato. Da un lato, va riformata la disciplina complessiva della prescrizione, distinguendo un termine di prescrizione sostanziale che operi fino all’esercizio dell’azione penale da un termine di prescrizione processuale che decorra dall’esercizio dell’azione stesso con una più razionale distribuzione e un complessivo prolungamento dei termini di accertamento dei reati. Dall’altro, è necessario rafforzare le sanzioni disciplinari che hanno una ricaduta economica spesso rilevante sul reo e soprattutto introdurre e garantire l’effettiva applicazione di severe sanzioni pecuniarie (oggi assenti) agganciate alla rilevanza del prezzo e del profitto del reato, alla cui ottemperanza subordinare la concessione della sospensione condizionale della pena. È fondamentale che l’ordinamento penale garantisca una sanzione pecuniaria effettiva, rapida e agganciata a moltiplicatori legati alla gravità della condotta in grado di determinare un effetto di deterrenza aggiuntiva rispetto alla pena detentiva. Solo così una scommessa illecita come la corruzione, oggi troppo spesso vincente sul piano economico, potrà divenire una scommessa molto rischiosa (e realmente sanzionata) domani.

Ma, di queste azioni positive, politiche, nel Partito Democratico, nessun giornalista, si pensi al tuonante Travaglio, sembra voglia occuparsi. Forse, se il problema si risolvesse, resterebbe senza lavoro.

Il problema è che, se non a parole, non sembra voglia veramente occuparsene neppure il Presidente del Consiglio.

P.s. Due ore spese bene. Ma, sopratutto, ascoltate gli interventi nel video dell’intervento di Giacomo Vaciago e Giuseppe Civati al Festival dell’economia di Trento. In questo video qui.

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