Parassiti e parassitoidi

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di Sil Bi

 “La principale differenza tra un parassitoide e un parassita propriamente detto consiste nell’evoluzione del rapporto trofico. Il parassitismo s’identifica in una forma particolare di simbiosi in cui uno solo degli organismi trae vantaggio; il parassita infatti sfrutta funzioni vitali dell’ospite sottraendogli risorse e, per questo, danneggiandolo, ma senza provocarne la morte. Il parassitoide instaura con l’ospite un rapporto trofico del tutto indipendente dalla fisiologia dell’ospite, nutrendosi indifferentemente dei suoi tessuti.

Questo rapporto ha analogie con la predazione e si esaurisce di fatto con la morte della vittima, quasi sempre prima che questa abbia raggiunto il completo sviluppo. Una seconda caratteristica è l’affinità tra parassitoide e ospite. Nel parassitismo propriamente detto non c’è necessariamente affinità filogenetica e il rapporto trofico s’instaura anche fra organismi che occupano posizioni remote nell’albero filogenetico (…).

Nel parassitoidismo la relazione filogenetica fra ospite e parassitoide è a livello di classe, ma non sono rari casi di relazioni più strette, a livello di ordine o di famiglia, fino al caso estremo dell’autoparassitismo, in cui ospite e parassitoide appartengono alla stessa specie. Anche in questo caso si può riscontrare un’analogia con il cannibalismo, comportamento che si verifica all’interno di rapporti di predazione. (…) In merito alla morfologia va rilevato che parassitoide e ospite sono affini anche nelle dimensioni del corpo. A differenza del parassita, il parassitoide ha un corpo relativamente grande, arrivando talvolta ad avere quasi le stesse dimensioni dell’ospite.”

Questa è la spiegazione, tratta da Wikipedia, della differenza tra un parassita e un “parassitoide”. Mentre parassita e ospite appartengono a specie diverse (ad esempio, insetto e mammifero), il parassitoide è spesso simile all’ospite, sia a livello filogenetico che di dimensioni.
Ecco: pensando alla corruzione, ho sempre associato a chi la agisce (corruttore e corrotto) l’immagine del parassita; ma, per come si stanno mettendo le cose, temo che sia ormai più corretto associarvi quella del “parassitoide”.

Il sistema corruttivo ha infatti dimensioni comparabili a quelle dell’ “organismo ospite”, cioè della struttura amministrativa con la quale interagisce (la corruzione, infatti, interviene a tutti i livelli…) e i due divengono sempre più indistinguibili (nel senso che amministratori e corrotti tendono quasi a coincidere. Il rapporto tra il parassitoide e l’ospite si conclude con la morte di quest’ultimo: il caso Expo, ahimè, ne sembra un terribile esempio…

Di fronte a un problema simile, un po’ di antipulci non è certo sufficiente: il parassitoide va individuato ed eliminato il più precocemente possibile.
Per questo, i “poteri speciali” ex post rischiano di non essere risolutivi: per il futuro, lo sforzo dovrà consistere nell’attrezzarsi per riconoscere e fermare i potenziali corruttori e i potenziali corrotti non appena entrano in azione.

Credo che solo la “sorveglianza diffusa” di una società meno cinica e meno connivente potrà essere davvero efficace. La consapevolezza che deve diffondersi, è che da questo sistema non c’è solo “qualcuno” che ci guadagna: in realtà ci perdiamo, moltissimo, tutti…

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