Giocare a ping pong con la Costituzione

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di Sil Bi

Stiamo discutendo di una riforma della Costituzione, ma la Costituzione è già cambiata.
Non è più la nostra Carta, sacra per ogni cittadino: è una pallottola di carta, che si può usare come una pallina da ping pong da gettare con abilità nel campo dell’avversario, sperando che lì cada, per segnare un punto.

La Costituzione prevede una procedura lunghissima per la propria modifica: un doppio passaggio dalle due Camere, con un intervallo di tre mesi a metà strada.

La Costituzione richiede una partecipazione straordinaria per essere cambiata: se la seconda votazione non avviene con la maggioranza dei due terzi dei componenti di ciascuna ramo del Parlamento, è possibile (a un quinto dei membri di una Camera, o a cinquecentomila elettori, o a cinque Consigli regionali) chiedere un referendum confermativo, che avviene senza quorum.

Tempi lunghi, ampia condivisione parlamentare oppure dei cittadini italiani: non è strano, dato che la Costituzione è il codice genetico del nostro Paese, la cosa più preziosa che uno Stato deve tutelare.

E invece, oggi assistiamo allo spettacolo inverosimile di un Presidente del Consiglio che si permette di fissare dei tempi per l’approvazione in prima lettura di una riforma della Costituzione, imponendoli al Parlamento.
Il 10 giugno era il termine che Renzi aveva stabilito: è scaduto, dunque: stop. Il dibattito in Commissione è finito: occorre procedere a tappe forzate con la valutazione degli emendamenti già presentati e correre in aula.

Non solo: il governo ha forzato la mano, imponendo in Commissione il suo testo, il ddl Boschi. Incurante del fatto che la votazione che lo ha adottato come testo base è avvenuta con una maggioranza risicatissima – ed è stato contraddetto dalla contemporanea approvazione di un ordine del giorno di segno contrario, quello dell’ ineffabile Calderoli.

Chi ha provato ad obiettare che un simile modo di procedere è poco consono al dettato costituzionale, perchè prevarica la sovranità del Parlamento, è stato sostituito nella Commissione in quanto “non in linea” con le intenzioni del proprio partito – che, ormai, si confondono sempre più pericolosamente con quelle dell’esecutivo.

E’ difficile non immaginare che tutto l’iter della riforma continuerà con le stesse modalità. Forse il governo avrà il pudore di non mettere la fiducia su un testo di revisione costituzionale; ma la richiesta di fiducia sarà “sostanziale”, perchè il premier ha già più volte minacciato di dare le dimissioni e di “mandare a casa” il Parlamento, se questo gli farà “perdere tempo”.

A questo punto, il merito della riforma è divenuto completamente secondario. Non conta più il modo nel quale si interviene sul delicatissimo equilibrio dei poteri che i Padri Costituenti avevano faticosamente elaborato; non contano neppure più l’opinione dei propri alleati di governo e quella delle opposizioni.

Conta solo arrivare all’approvazione in prima lettura entro l’estate. Chi c’è, c’è: chi non c’è, peggio per lui – verrà additato al pubblico ludibrio come “conservatore”, “palude”, “nemico dell’Italia”. C’è da credere che, in un simile scenario, ben pochi parlamentari avranno la forza di resistere: già ora sono meno di una quindicina; diversi di loro potrebbero cedere, mentre gli altri saranno rimpiazzati da compiacenti Scilipoti, ansiosi di collaborare alla vittoria dell’inarrestabile premier.

Il guaio peggiore è che i cittadini sono talmente esasperati da approvare quanto sta avvenendo. Dopo anni di immobilismo; dopo l’inutilissimo “segnale” lanciato un anno fa con il voto a favore dell’inutilissimo M5S (che, a tutt’oggi, cincischia sul suo Aventino, lanciando strali via blog senza sporcarsi le mani in Parlamento); dopo l’attesa messianica suscitata dall’ascesa di Renzi al potere, nessuno più mette in discussione che qualcosa vada fatto, nel più breve tempo possibile: non importa cosa.

E’ davvero un peccato. Il superamento del bicameralismo perfetto era a portata di mano: si poteva farlo tutti insieme, in modo coerente, con un vero spirito costituente. Si è invece scelto di fare della modifica della Costituzione una gara; della Carta, un proiettile, buono solo per segnare un punto e vincere una assurda partita con il proprio orgoglio.

In tutto ciò, si sente davvero la mancanza di un arbitro che usi il fischietto e imponga una pausa. Mi spiace dirlo, ma dal Presidente Napolitano mi aspettavo qualcosa di molto diverso.

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