Rivoluzione@governo.it: un ossimoro. L’attesa, la delusione

Il cattivo governo (Ambrogio Lorenzetti)

Il cattivo governo
(Ambrogio Lorenzetti)

di Simona RICCI

L’annunciata rivoluzione via mail della Pubblica Amministrazione si è infine rivelata per quella che è: un decreto deludente – appena meno deludente per la parte che riguarda la lotta alla corruzione -, ancora una volta, invece, un attacco feroce e inspiegabile al Sindacato, con il taglio dei permessi e delle agibilità sindacali del 50% dal 1 agosto prossimo, annunciato con plateale soddisfazione dal Presidente del Consiglio Matteo
Renzi in conferenza stampa.

Deludente ed irritante, sì. Perchè sono fermamente convinta che questa nostra Pubblica Amministrazione abbia davvero bisogno di una rivoluzione, innanzitutto culturale, e invece ci ritroviamo di fronte ad una serie di micro provvedimenti, disarticolati e di scarsa efficacia, alcuni con molte e pericolose ambiguità, presentati in conferenza stampa dal Governo con squilli di trombe e rulli di tamburi.

Ancora una volta tutte le mediazioni sono cancellate, l’unico incontro coi sindacati, durato poche ore, si è risolto con un nulla di fatto e si continua ad intervenire per legge laddove, al contrario, occorrerebbe discutere e contrattare.
Dovremmo sempre osservare il sano principio che le questioni sono assai più complesse di quelle che appaiono e la fretta o la velocità che dir si voglia è spesso cattiva consigliera. Al contrario, saltano tutte le mediazioni, saltano, di conseguenza, ancora, i rinnovi contrattuali dei settori pubblici.

E non tanto e non solo per la questione salariale, che pure riguarda oltre tre milioni di lavoratori, ma perché i contratti possono essere, come lo sono nei settori privati, lo strumento per innovare l’organizzazione del lavoro pubblico, le professionalità, la qualità dei servizi.

Era infatti questo lo spirito con cui, la CGIL, dalla fine degli anni ’90, ferma e solitaria sostenitrice della contrattualizzazione del rapporto di lavoro pubblico e della contrattazione diffusa nei luoghi di lavoro, promosse una innovazione profonda, anche dal punto di vista dei contenuti contrattuali. Già dai primi anni 2000 i contratti nazionali dei settori pubblici introdussero molti elementi innovativi, anche rispetto a quelli dei settori privati.

I sistemi di valutazione individuale del personale per erogare il salario di produttività e per gli avanzamenti professionali? Ci sono. Gli scatti automatici di anzianità? Spariti da anni in quasi tutti i settori. Il sistema di partecipazione e di confronto nei luoghi di lavoro? Tra i più avanzati. La democrazia nei luoghi di lavoro? Elezioni generalizzate delle RSU ogni tre anni, con tassi di partecipazione al voto dei lavoratori pubblici altissimi, oltre l’80% sin dal 1998.
Questo sistema contrattuale, fortemente voluto dalla CGIL, e molto contrastato dagli altri sindacati, assieme alla privatizzazione del rapporto di lavoro dei settori pubblici proprio per sottrarlo ai mercanteggiamenti politici e partitici che avvenivano quando i contratti nazionali di lavoro si facevano con Decreto del Presidente della Repubblica, un sistema molto avanzato ed evoluto, si è parzialmente infranto sugli scogli della burocrazia e dell’arretratezza complessiva della dirigenza della P.A., nelle sabbie mobili italiane delle riforme incompiute, nell’innegabile errore o sottovalutazione del fatto che un impianto contrattuale così innovativo avrebbe avuto bisogno di una gradualità, di un passaggio di crescita culturale tra i dipendenti, i dirigenti, gli amministratori pubblici, i sindacalisti, le Rsu nei luoghi di lavoro, avrebbe avuto bisogno di un impianto legislativo snello per far funzionare i servizi e non per rendere più complicata la vita ai cittadini. Per far sì che il lavoro pubblico potesse essere davvero una delle leve strategiche per far crescere il paese e far evolvere i diritti di cittadinanza. Salvo qualche rara eccezione, questo non avvenne.

Nel 2008 con ciò che restava del Governo Prodi, tentammo il salto di qualità: con il Memorandum sulla riforma
della P.A., costruito con CGIL CISL UIL attraverso un serio e vero confronto partecipato, per far evolvere la Pubblica Amministrazione, a partire dalla qualità, della dirigenza e del lavoro in generale, affrontando quei nodi organizzativi nei quali ogni riforma affrettata e calata dall’alto rischia di affondare
.

E invece arrivò Brunetta e il suo primo atto, nel maggio 2008, fu “fare carta straccia”, parole sue, di quel Memorandum. Restammo soli, come CGIL, a tentare di contrastare l’impianto culturale che stava dietro quell’attacco. Cisl e Uil, come noto, ci abbandonarono quel pomeriggio di Ottobre del 2008 quando, terminato lo sciopero unitario in Piazza del Popolo, salirono a Palazzo a firmare il rinnovo
contrattuale del Ministeri, che noi non condividevamo, e fu il primo di una lunga serie di accordi contrattuali separati. Così Brunetta partì lancia in resta, si fa per dire, con quella campagna denigratoria sui fannulloni, prodromo di quella riforma divenuta legge nel 2010, tutt’ora in vigore, di cui a malapena ricordiamo le “faccine” per testare il gradimento dei cittadini sui servizi pubblici, quella Civit (Commissione per la valutazione, l’integrità e la trasparenza delle pubbliche amministrazioni) il cui Presidente, Antonio Martone, fu nominato dalla cronache giudiziarie nell’inchiesta sulla Loggia P3, mentre dovremmo tenere a mente lo stravolgimento totale di quello che di buono era contenuto nei contratti nazionali di lavoro dei settori pubblici.

Una campagna denigratoria contro il settore pubblico abilmente condotta con la complicità dei media, una potenza di fuoco tale che oggi, a parlare bene del lavoro pubblico con qualcuno rischi il linciaggio. In realtà la riforma, è noto, fu solo un paravento, di basso livello, per demolire ciò che restava di una pubblica amministrazione efficiente e innovativa, a partire da molti comuni italiani, oramai decimati dal blocco del turnover, cancellando in pochi anni quasi 300.000 posti di lavoro, soprattutto nella scuola e nell’Università, tagliando servizi, diritti e non innovando proprio un bel nulla.
Ricordo, questo sì, una norma emblematica, frutto delle perverse fantasie del duo Brunetta-Tremonti, che imponeva e impone tutt’ora alle pubbliche amministrazioni di tagliare la spesa per la formazione del personale del 50%. Una bomba atomica che ha distrutto ogni possibilità di qualificare il lavoro pubblico. E il taglio lineare alla spesa per beni e servizi, di ogni ordine e grado: oggi abbiamo lavoratori dei servizi urbanistici degli enti locali
che non hanno neppure computer degni di questo nome e girano per gli uffici mendicando un po’ di Gigabyte per lavorare sui progetti.

Per questo sono delusa, perché io per prima vorrei una Pubblica Amministrazione moderna ed efficiente, che sia messa nelle condizioni di lavorare con dignità ed orgoglio, con strumenti e risorse dedicate, una Pubblica Amministrazione che sia garante dell’imparzialità nei confronti dei cittadini e presidio di legalità e per l’esercizio di diritti di cittadinanza.

Purtroppo invece, ora, dovrò spiegare a quel delegato sindacale della CGIL, che fa con passione l’infermiere in ospedale e che va alle trattative con l’Azienda quando smonta dal turno di notte, o a quella maestra del nido comunale che terminato il servizio viene in CGIL ad un incontro per discutere di come organizzare meglio gli orari dei servizi educativi, che nel Decreto del Governo Renzi non solo non c’è nulla di quello che ci aspettavamo, ma c’è il taglio del 50% dei permessi sindacali, che si aggiunge a quelli già operati dal duo Brunetta-Tremonti, evidentemente considerati sprechi al pari delle auto blu, dei caffè alla buvette di Montecitorio o di non so cosa, e che serviva lo strumento della decretazione d’urgenza per dimezzarli sin da subito, altrimenti il paese non cresce e non cambia verso.

Perchè la riforma la vogliono fare da soli, senza intoppi, senza confronti, senza mediazioni, senza inutili ostacoli, senza una rappresentanza sindacale, con una dirigenza che meno autonoma è meglio è, col bastone e la carota, con le slides e l’e-mail.

Scrivendo a rivoluzione@governo.it.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...