Effetti (e affetti) speciali

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di Ivana FABRIS

 

Il 30 ottobre 2013, scrivevo:

Volevamo stupirci con effetti speciali, ovvero, tutto quello che non avremmo voluto vedere e sapere del PD e della sinistra italiana. E non avremmo nemmeno mai osato immaginare che potesse accadere.
Sono giorni che rifletto su quanto leggo nelle bacheche di Facebook. E non è che un social come quello, non sia la realtà. In Facebook, ormai, reale e virtuale sono sovrapponibili, a mio avviso. ‘Là’ dentro c’è uno spaccato della società.
Tutte le componenti sono proporzionalmente rappresentate e altrettanto lo sono i sentimenti, i pensieri e le idee delle componenti stesse.
Ebbene, delle volte leggere gli stati che appaiono in sequenza sulla mia home o i commenti nelle discussioni, è come stare alla finestra ad osservare la vita di un grande paese. Ed è un paese i cui abitanti mi appaiono alquanto diversificati, per usare un eufemismo, dato che, in realtà, ultimamente è più un guardare un formicaio impazzito e allo sbando. C’è di tutto in questo grande paese che è la sinistra italiana e, ormai, c’è tristemente di tutto nel PD.

Così, tanto per farmi del male, ho provato a stilare un elenco che, a pensarci, mi pare impressionante ma anche un po’ ripugnante:

  • ex bersaniani ora cuperliani rassegnati;
  • ex d’alemiani aka ex bersaniani ora cuperliani invasati;
  • ex bersaniani ammaliati dalla sirena della vittoria renziana;
  • ex bersaniani adesso renziani che ieri davano addosso a Renzi e oggi danno addosso a Bersani;
  • orfani bersaniani disorientati e stremati dal lutto;
  • renziani della prima ora sotto mentite spoglie grilline;
  • ex leghisti, centristi, berlusconiani e finiani pentiti, sotto mentite spoglie renziane;
  • renziani della prima e dell’ultima ora, folgorati sulla via della rottamazione;
  • lettiani assatanati, amanti della gang-bang più perversa mai vista nella storia italiana;
  • prodiani masochisti, sadicamente flagellati, che stanno per assaporare il piatto freddo della vendetta soprattutto perchè freddo è meglio di una minestra riscaldata;
  • margheriti renzuti (quelli che “vogliamo morire democristiani”) gaudenti e in fase preorgasmica finalmente prossimi al piacere (osceno) del congiungimento col primo e apparentemente perduto amore;
  •  sellini incazzati come bisce contro piddini bersaniani;
  • bersaniani, cuperliani, civatiani, renziani, sellini e, chi più ne ha più ne metta, antinapolitanisti;
  • bersaniani ed ex bersaniani convinti che, quello con i sellini, sia sempre stato solo un amore molesto;
  • piddini che occhieggiano languidamente ai sellini;
  • ingroiani tristemente frustrati e ferocemente frustanti;
  • ex piddini, ex sellini, ex di tutta la sinistra che piuttosto che andare a votare si farebbero chiudere in una vergine di Norimberga;
  • rifondaroli e federati costantemente impegnati nella guerra dei mondi.

E poi ci siamo noi civatiani, umiliati e offesi, negletti e reietti, dissidenti e perdenti (!) che non molliamo ma gandhianamente sorridiamo e tiriamo dritto sulla nostra strada.
Delle volte mi domando che cosa abbiamo fatto di male, noi buona gente di sinistra, per meritarci questo.
O, forse, un po’ ce lo siamo meritato. Quello che è certo, che non ci meritiamo una dirigenza come quella che attuale che, a ben vedere, ormai appare più sinistra che di sinistra. Tra le varie, rilevo che, nel PD, il fenomeno del trasformismo gli fa un baffo ad uno come Brachetti.

Ad essere sinceri, per quel che mi riguarda, in termini di lotte fratricide, avevo già dato. E non poco.
E pensare che con i compagni extraparlamentari di sinistra, nel ’77, pensavo di aver visto tutto! Che illusa…
Il bello è che noi che militavamo nella FGCI e nel PCI, allora ci lamentavamo pure, di quei 5-6 movimenti di spaccaballe (e spaccateste) che ci davano addosso e non solo in senso figurato. Ahh, che bei tempi quelli in cui sapevamo sempre chi fossimo e da chi potesse arrivare un colpo (in testa) di chiave inglese!
Ma la domanda che mi sorge spontanea è: dove pensiamo di andare con un partito e una sinistra conciati così?
A pensarci bene, se non cambieranno le cose (cambiandole) in nessun posto ideale e, soprattutto, in nessun posto pacificante.
Se non ce la fa Pippo Civati a raddrizzare la ‘barca’, la deriva è sicura e ben oltre quella che vediamo adesso.”

Ebbene, a otto mesi di distanza, a stupirci con effetti speciali devo dire che ci siamo riusciti.
La barca PD non solo non si è raddrizzata ma ormai ha proprio perso la linea di galleggiamento ed è totalmente rovesciata su un fianco. Il destro naturalmente.
Abbiamo assistito al definitivo smantellamento di quella che era l’idea primigenia del PD alla sua fondazione e continuiamo ad assistere a pericolose derive non solo politiche ma proprio del popolo stesso della sinistra.

Siamo di fronte ad una profonda mutazione genetica, inesorabile, frutto di un’ibridazione, quasi oscena, tra craxismo e berlusconismo che hanno generato un populismo che ormai ha contaminato fin nelle radici, la sinistra stessa tanto che l’affidarsi all’uomo solo al comando, tanto che farsi bastare il contentino degli 80 euro, tanto che consegnarsi alla politica del “fare”, quindi dei proclami, è sufficiente, ad una larga fascia del popolo del PD, per acclamare a gran voce il leader di turno come salvatore della Patria.
Il ventennio berlusconiano, nel tessuto organico del popolo della sinistra, di danni ne ha fatti davvero tanti. Più di quelli che noi stessi vogliamo ammettere e la riprova, per me, sta in quella vergogna che si è consumata il 19 aprile 2013 con i 101.

Tanto per capirci, cosa abbiamo fatto noi, verso la dirigenza del PD per chiedere che si facesse chiarezza sui 101?
Sì, d’accordo, OccupyPd etc. etc., e tante altre giuste iniziative frammentate qui e là per il Paese, ma in sostanza niente che potesse somigliare veramente ad una sollevazione come avrebbe meritato l’evento allucinante a cui abbiamo assistito e come avremmo fatto quando davvero tutti eravamo di sinistra e in un partito di sinistra vero.

In qualche modo siamo stati dei fiancheggiatori di quell’abominio. Certo, ognuno di noi si è arrabbiato e indignato ma stop. Questo, per me, è stato un segno chiaro e indelebile di come sia cambiato il tessuto della sinistra italiana.

E non posso nemmeno dire che il resto della sinistra italiana stia molto meglio.
La storia recente delle liste Tsipras e il travaglio di SEL che non si concluderà certo con una lieta novella, in un certo qual modo non fa presagire niente di buono.

La cosa che più mi sconcerta e mi deprime, però, è che tra i tanti commenti che leggo sui social, tra i tanti pareri che raccolgo in giro tra la gente che si definisce di sinistra, è che davvero in pochi si stanno domandando il perchè di tutto questo. Il più delle volte si prende atto del cambiamento vedendolo come il normale corso dei tempi, altre si accetta rassegnatamente che passi anche questa nottata.
Eh no, stavolta la nottata non passerà tanto in fretta. Stavolta in gioco c’è molto di più perchè le condizioni in cui sta avvenendo questa mutazione, sono ben altre rispetto al passato e di sicuro sono condizioni che in parte hanno favorito la mutazione e in parte ne pagano il prezzo.

Mi accade spesso di trovarmi di fronte a persone che si definiscono di sinistra e raramente sentir dire loro, che il senso di tutta questa storia è quello di allontanare gli elettori il più possibile dalla politica e dall’esercizio della democrazia. Ancor più raramente mi capita di sentir dire che il senso è anche quello di frammentare, dove possibile, e di modificare la percezione di cosa sia davvero di sinistra e cosa significhi esserlo.
Ma ancor più che rarissimamente, mi trovo a confrontarmi con persone di sinistra che si rendano conto che, andando avanti qualche anno con questa segreteria nel PD e questo governo alla guida del Paese, da questo stadio iniziale di mutazione si arriverà a qualcosa di pericolosamente definitivo.

E’ un anno e mezzo che continuo a dire le stesse cose a tutti, rimanendo inascoltata o venendo tacciata di soffrire di complottismo salvo poi avere conferme dalla realtà, e cioè che esiste un progetto preciso, che niente di tutto quello cui abbiamo assistito è stato per colpa di un tragico e beffardo destino, che è esistita ed esiste una precisa volontà di disperdere lo storico patrimonio valoriale della sinistra, di allontanare i suoi elettori, di disilluderli definitivamente e di togliere loro la rappresentanza. Ma, peggio del peggio, di condurli e ridurli alla rassegnazione.

Io, invece, che per mia natura sono una che non si rassegna mai, continuo a pensare che sia invece ADESSO il momento di agire e di lottare e oggi, agire e lottare, significano anche e soprattutto riprendere a riflettere, ricominciare a discutere di politica ina maniera seria e approfondita.
Ma significa soprattutto iniziare a confrontarsi con tutta la sinistra che ormai non si identifica più in un partito come il PD di Renzi, con tutta quella sinistra che nel paese non ha più nessuna possibilità di rappresentanza politica al punto di essere arrivata a smettere di votare, con la sinistra delusa da Tsipras e SEL o dalla politica del M5s.
E farlo insieme a chi ha ben chiaro cosa stia accadendo e quali rischi ci vengano incontro a grandi passi, a chi ha una proposta politica alternativa e totalmente di sinistra, farlo per costruire uno spazio comune, un luogo dove la sinistra italiana possa elaborare contenuti e trovare una sintesi sui temi che le sono storicamente cari unitamente a quelli nuovi che il nostro tempo ci impone.

E questa volta l’occasione c’è, si sta preparando, a Livorno, dall’11 al 13 luglio, al Politicamp che Civati sta organizzando.
Pensateci.

 

 

 

(foto dal web)

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