Fermiamoci tutti un momento

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di Celeste INGRAO

E così Gennaro Migliore, e con lui un pezzo di SEL, ha portato a compimento la sua marcia di avvicinamento al PD di Renzi. Della brutta storia della lista Tsipras si è già detto tutto quello che poteva essere detto e anche di più. Dentro al PD l’area Civati – l’unica opposizione rimasta dopo la resa senza condizioni di cuperliani, bersaniani e giovani turchi – è sostanzialmente priva di una strategia, logorata al suo interno da uno sterile dibattito sul “dentro o fuori”.

Certo non sono mancati, fortunatamente, episodi in controtendenza. Prima fra tutti la esemplare battaglia contro la orrida riforma del Senato. Una battaglia probabilmente ormai persa, a fronte dei numeri del rinnovato patto Renzi/Berlusconi, ma non una battaglia inutile, come non è mai inutile riaffermare il valore della buona politica contro la faciloneria e l’approssimazione. E l’intervento di Walter Tocci all’Assemblea nazionale del PD resta un esempio alto di cosa sia la buona politica. Ma sono rimasti, purtroppo, episodi.

In un quadro così, è facile, troppo facile, per Michele Serra e tanti come lui, fare ironia su una sinistra litigiosa e scissionista, capace solo di farsi del male. Eppure questa sinistra su cui è così facile ironizzare, che si presenta al pubblico come un coacervo di identità impazzite, è ancora una cosa bellissima e viva.

La incontriamo ogni giorno in mille occasioni: parlando con i nostri amici, leggendo un libro o ascoltando una canzone, andando alla scuola dei nostri figli o dei nostri nipoti, partecipando a un seminario, condividendo emozioni e pensieri su Facebook. E ciascuno, credo, può aggiungere le proprie personalissime esperienze personali di incontro. Con la Sinistra.
Siamo noi questa sinistra e anche se abitiamo luoghi politici diversi o – più spesso – non abitiamo nessun luogo, sappiamo riconoscerci, perché, sì, ci piacerebbe pure vincere ma non coltiviamo, mi spiace per Francesco Piccolo, “il desiderio di essere come tutti”. Coltiviamo, ancora, il desiderio di cambiare il mondo, anche se non sappiamo più il come, il dove e il quando.

Viene quasi spontaneo allora volersi dare un “progetto”, farsi prendere dalla frenesia di costruire “nuovi soggetti”, di riunificare ciò che è diviso, di dar voce a chi voce non ha. Certo, ce ne sarebbe bisogno, perché sappiamo bene quanto sia importante la “politica politica”. Quella politica che non è solo valori e comune sentire, né generico movimento. E’ organizzazione, rappresentanza, potere, presenza istituzionale. Soggettività organizzata, appunto.

Bisogna però dirsi sinceramente che non siamo pronti e che i tempi non sono maturi. Ben vengano tutte le occasioni e i luoghi di incontro e scontro, ma il nuovo partito della sinistra, se mai sarà e se sarà partito, non nascerà ora.

Se la casa che avevamo costruito ci è cascata addosso e la stessa fine hanno fatto le tante casupole, baracche e baracchette che abbiamo provato a tirar su, è ora di fermarsi un momento prima di rimetter mano alla cazzuola. Ci aiuta il fatto che non ci siano – pare – elezioni in vista. E se anche così non fosse, sarà forse il momento, piuttosto che seguire le sirene del voto utile o inventarsi rassemblement improvvisati, imboccare la strada – dolorosa ma decorosa – dell’astensione.

La ricostruzione riparte da zero e i tempi quando si parte da zero sono necessariamente lunghi. Tempi lunghi che ci chiedono riflessione e pensiero alto. Senza la fretta del risultato. Prendiamo atto che è con la crisi del Novecento e del pensiero politico novecentesco che dobbiamo ancora misurarci. E non sono temi che accettino semplificazioni e vie d’uscita abborracciate.

Non vuol essere il mio un invito al ritiro, sia pure pensoso. Tutt’altro. Piuttosto la speranza che si sappiano cogliere le occasioni che solo nelle grandi crisi si presentano. Non per ignorare il lutto e cancellare la memoria, ma per provare – almeno provare – a non rinchiuderci nel nostro dolore, nel nostro rimpianto e nella nostra rabbia . E per imparare a parlare con chi quel lutto non sente perché non ha conosciuto altro mondo che questo.

Messa nell’angolo come non mai, la sinistra gode paradossalmente di una grandissima libertà. Estromessa da tutti i luoghi dove si decide, si ritrova priva dei tanti vincoli che ne hanno spesso paralizzato l’azione in questi ultimi anni. Non abbiamo alleati improbabili da contentare, giornali amici da compiacere, calcoli elettorali da fare. Nessuno che ci possa dire “non si può”, nessun bilancio da far quadrare, nessuna compatibilità da rispettare.

Se dobbiamo ripartire da zero, ripartiamo da noi, ripartiamo a modo nostro. Dalle nostre priorità e dai nostri desideri. Ritroviamo la voglia di reinventarci il futuro e che sia un futuro che ci piaccia. Cancelliamo dal nostro vocabolario frasi come “non c’è alternativa”, “è l’ultima spiaggia”, “l’Italia non è ancora matura”.

Le belle idee non mancano: facciamole circolare come possiamo, mettiamole in discussione, diffondiamo la nostra idea di innovazione. Non rassegniamoci al pensiero unico, pronto a inglobare al suo interno spezzoni di SEL e ideologie montiane, in un tutto indistinto in cui si mischiano populismo, neoautoritarismo, liberismo e un pizzico di buonismo cattolico.

Le teste pensanti non mancano: non facciamoci spaventare se per conoscerne il pensiero dobbiamo leggere un testo un po’ lungo e complesso e se non tutto, quando si cerca una strada nuova, può essere semplificato e ridotto a slogan.

Non abbiamo un partito, un’organizzazione, una rappresentanza? Facciamocene una ragione (lo dico prima di tutto a me stessa): valorizziamo le relazioni, costruiamo legami personali, organizziamo occasioni di confronto, e non importa se non saranno grandi eventi.

Non abbiamo dirigenti “ufficiali”? Rubiamo il meglio dai blog, dai discorsi, dagli articoli, senza appartenenze precostituite e senza esclusioni pregiudiziali. Impariamo a considerare nostri dirigenti non quelli nominati in consessi a cui non sentiamo più di appartenere, ma quelli a cui daremo noi stesse e noi stessi riconoscimento e autorevolezza. Per quel che dicono e fanno, per come agiscono la politica e per come rappresentano i valori in cui crediamo.

Non abbiamo soldi, sedi, giornali, televisioni? Agiamo “in piccolo”, incontriamoci nelle case o sulla spiaggia, e sfruttiamo al massimo le potenzialità della rete, creando i nostri circoli virtuali e mettendoli in comunicazione fra di loro.

Certo è una strada molto lunga e molto incerta. Ma non vedo scorciatoie possibili.

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5 Pensieri su &Idquo;Fermiamoci tutti un momento

  1. Cara Celeste, mi ritrovo in molto di quello che scrivi. Quell’essere di sinistra, quel sentire che ha caratterizzato le vite e le scelte, l’appartenenza ed il riconoscimento fra noi che, indefessi, siamo state e siamo stati sempre dalla stessa parte. Non condivido invece l’analisi che ti porta a dire che ” si ricomincia da zero”. No, non si ricomincia da zero. Si ricomincia, secondo me, da quel milione e rotti di persone che hanno votato la lista Tsipras.Non dalla lista ( almeno non solo), ma da quelle e quelli che l’hanno votata e siamo noi ( almeno molti), guardando al percorso e non all’esito funesto nel merrito e nel metodo, il tutto al netto delle derive minoritaristiche, ideologiche e identitarie che hanno attraversato anche quell’esperienza, ma non l’hanno monopolizzata. E quelle persone hanno voglia di rimettersi in gioco, confrontarsi, discutere e ripartire, Quell’ esperienza, quel percorso ancora vivo nei comitati sparsi in tutta Italia non va archiviato, non se lo merita; bisogna invece capirlo ed averne cura, quella cura che si presta alle cose fragili, ma preziose anche per andare, tutt* insieme, oltre.

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  2. L’ha ribloggato su Per la Sinistra Unitae ha commentato:
    Certo è una strada molto lunga e molto incerta. Ma non vediamo scorciatoie possibili.Siamo noi questa sinistra e anche se abitiamo luoghi politici diversi, coltiviamo, ancora, il desiderio di cambiare il mondo, anche se non sappiamo più il come, il dove e il quando.

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    • Stupisce un commento del genere. Sciatto e inconcludente. Un articolo dove si descrive un modo di giungere ad una nuova sinistra, con passione e calma, andrebbe letto. Poi, si può anche non essere concordi. Ma con argomentazioni, non con boutades.

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  3. Pingback: Un’idea per il prossimo Politicamp | Essere Sinistra

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