Il militante e il suo partito

circolo

di Alessio RICCARDI

La mia “formazione” politica è abbastanza limitata: non ho letto le opere dei Grandi Padri della Sinistra.

Vengo dall’ambiente antagonista dei centri sociali, e nella mia scarsa comprensione della politica pensavo che “più di sinistra è, maggiormente sarà a favore della classe operaia”.

Le cose che mi hanno portato alla mia posizione di pensiero attuale sono: una collana di DVD che uscivano con l’Espresso e parlavano di economia, le mie riflessioni e l’episodio dei 101.

In uno di quei DVD ebbi la prima infarinatura su cosa sia un sistema socioeconomico socialdemocratico, e in altri DVD capii anche come funzionano altri sistemi socioeconomici. Riflettendo, poi, compresi quanto l’elettorato italiano sia retrogrado, e per diverse ragioni.

La prima, perché è ancora aggrappato alla logica degli slogan, che potevano ancora andare bene quando i Padri Fondatori delle grandi ideologie potevano soltanto immaginare come si sarebbe vissuto una volta applicato l’ideale alla quale credevano. Purtroppo gli slogan, e poco altro, formano ancora oggi la maggior parte del pensiero politico di gran parte dell’elettorato.

Per rendersi conto di quanto sia superata la fase dei proclami semplicisti basta semplicemente capire che nella nostra epoca abbiamo il grande vantaggio di poterci semplicemente guardare attorno per poter comprendere quale sistema socioeconomico sia il nostro preferito.

In uno dei miei viaggi andai negli USA dove conobbi un ragazzo dal cuore d’oro, il quale intervenne in difesa di una ragazza mentre veniva molestata da tre individui. Questi si disinteressarono della ragazza e picchiarono lui, ferendolo piuttosto seriamente e facendogli collassare un polmone. In seguito dovette pagarsi di tasca propria le cure ospedaliere, essendo sprovvisto di assicurazione sanitaria. Non ricordo la cifra esatta, ma si trattava di un sacco di soldi. Questo è il liberismo (che finalmente Obama sta correggendo), e sono arrivato alla conclusione che quel sistema non mi piace per niente.

Perché porta ad una divisione tra classi sociali dove pochi fortunati possono pagarsi le migliori scuole, i migliori ospedali e l’accesso alle migliori strutture. Mentre la socialdemocrazia, un sistema dove chi ha di più è tenuto a contribuire maggiormente alla ricchezza dello Stato e che redistribuisce la propria ricchezza attraverso servizi accessibili a tutti, la si può prendere come esempio, con le dovute differenze del caso, proprio come è realizzata in Scandinavia. E dei servizi accessibili a tutti sono una garanzia a lungo termine per una società più progredita. Infatti: perché nell’antichità il progresso prese maggiormente piede nelle città piuttosto che nelle aree rurali? Perché nelle città furono numericamente maggiori le condivisioni di idee. Quindi io ritengo esemplare che un’istruzione di qualità e accessibile a tutti è garanzia sicura di miglior avvenire.

Un’altra idea che mi sono fatto è che si trova più facile cambiare partito piuttosto che cambiare mutande. Ciò che non viene percepito è che nel momento in cui si va a votare, ancora prima di un partito si deve dare la preferenza ad un ideale. Di riflesso, si vota per il partito che “dovrebbe” rappresentare quell’ideale. E sarebbe un errore madornale cercare quell’ideale in altri partiti nati per rappresentare tutt’altro. Quindi ogni cittadino dovrebbe essere “elettore”, non “tifoso di un partito”. E’ un problema di consapevolezza. Se gli elettori fossero maggiormente consapevoli di ciò che veramente vogliono e cercano, nell’esperienza politica e nel votare, avremmo una base maggiormente motivata nel raddrizzare le storture dei dirigenti di partito. E il Buon Dio sa in questo periodo quanto ce ne sia bisogno. Ma come coltivare questa “consapevolezza”? Incontrandosi, parlando, facendo circolare le idee ed istruendo la gente non soltanto sull’ideologia che preferisce, ma anche a quella contraria, magari rendendo i circoli maggiormente accessibili alla gente, e non soltanto ai militanti.

Perché il cittadino deve sapere se un determinato comportamento è di destra o di sinistra, e dovrebbe anche aver rispetto, pur non condividendola, della lotta politica dei suoi avversari, sempre rimanendo in ambito democratico.

Riflettendo poi su quale partito “dovrebbe” rappresentare la socialdemocrazia, per collocazione nell’arco politico nazionale, mi sono ritrovato ad essere elettore del PD.

E qualche mese fa mi fu chiesto: “ma finora il PD ti ha dato la socialdemocrazia?”.

No, ma è tenuto a farlo. E non lo sta facendo perché forze centriste se ne sono pian piano impossessate, spostando l’asse politico del più grande partito della sinistra italiana verso politiche di centro, e che oggi tendono ad un azzeramento di qualsiasi voce critica. Quanto basta per far venire voglia di fare le valigie ed andarsene sbattendo pure la porta.

Ma proviamo a pensare ad una cosa: il mutamento del capitalismo da industriale a finanziario mira a qualcosa di enormemente più grande rispetto ai suoi obiettivi passati, quindi il “grande partito” ci serve più che mai. Ed il mio auspicio è che insieme lo si possa riprendere, con la maturata “consapevolezza” degli elettori. E’ un lavoro gigantesco, ma ricordiamoci che ogni scala inizia dal primo gradino. E che se altre forze hanno avuto la pazienza, la capacità e la costanza per essere arrivate fino ai vertici del nostro partito è bene che lo sappiate: ho troppo rispetto verso me stesso e verso tutti quanti voi per non poter pensare che tutti insieme ce lo potremo riprendere, ancora meglio di chi ora ce lo ha sottratto. Perchè, un gran brutto giorno, sono arrivati in 101 e hanno pugnalato il PD alle spalle.

Quel giorno il PD perse uno dei suoi padri ma acquisì un tesserato che disse: “Alt! E’ arrivato il momento di rimboccarsi le maniche e di darsi da fare”. Ora più che mai.

 

(foto dal web)

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