Lettera aperta al Presidente del Pd Matteo Orfini

question

 

di Andrea NOBILE, Ivana FABRIS, Massimo RIBAUDO

 

Onorevole Orfini,

leggiamo in questi giorni la sua opinione rispetto all’ impossibilità di riaprire una discussione con il Movimento 5 Stelle a proposito della riforma elettorale e, di conseguenza, la riforma della struttura del parlamento.

Lei dice, prima ancora di entrare nel merito della loro proposta, che non si può “ricominciare da capo”.

E’ un’affermazione che abbiamo sentito anche da altri esponenti del PD e sinceramente questo ci lascia allibiti. Che cosa vuol dire “non si può ricominciare da capo”? Stiamo parlando di una riforma epocale che vuole ridisegnare le regole della rappresentanza in Italia, non stiamo parlando dell’organizzazione di una sagra di paese. Non ci conforta, peraltro, il segretario che incontra i cinque stelle in streaming dopo che Boschi, Verdini e Romani hanno chiuso altrove le trattative per assicurarsi i voti necessari all’approvazione dell’Italicum. Ci pare lecito pensare che si sia voluta sbrigare una formalità più che affrontare una discussione con una parte politica rilevante.

Fu lei stesso che criticò queste modalità il 23 ottobre scorso ad una trasmissione televisiva (Omnibus) : “Se noi questa discussione la facessimo con meno fuffa di quella che ha messo in campo Renzi ieri, cercando di discutere nel merito sarebbe meglio“… “Intanto in questo paese il bipolarismo non c’è più, poi mi può anche piacere l’idea di ripristinarlo, ma dato che abbiamo preso gli stessi voti di Pdl e M5S e non possiamo mettere fuori legge uno dei tre poli, stiamo facendo una discussione surreale. E poi non si può parlare così della Germania, il paese che ha retto meglio la crisi…Se ragionassimo di queste cose con meno slogan e con più serietà sarebbe meglio“.

Lei ci dirà che le cose sono cambiate, che i voti del PD oggi sono oltre il 40% e sono figli della segreteria di Renzi. Ma anche su questo ci sarebbe da discutere. I voti che Renzi ha conquistato sono arrivati alle elezioni europee, peraltro somma anche dei voti di una componente minoritaria del PD che questa riforma non la vuole così com’è. Gli italiani che l’hanno eletta alle precedenti elezioni politiche l’hanno eletta per superare Berlusconi, non per farne uno dei padri costituenti. Il governo lo scelgono i parlamentari eletti dai cittadini e, di conseguenza, le scelte del governo dovrebbero rappresentare gli elettori e non le decisioni della segreteria del suo partito, nata peraltro dopo le elezioni politiche e dopo la vergognosa vicenda dei 101 che dovrebbe tenerci ben lontani da parlamenti fatti di nominati.

E se ritenesse che, comunque, le cose fossero cambiate, dovrebbe convenire che la seconda forza politica del paese è di gran lunga il M5S e non il partito che si regge su di un pregiudicato che ha perso i diritti di senatore.

Resta per noi davvero curioso come una riforma dell’ordinamento democratico salti tutti questi passaggi intrisi di democrazia.
Già, la democrazia. Anche il tema della democrazia interna al partito credo meriti una riflessione. Pare che lei sia stato eletto per decisione presa al di fuori di una discussione “plenaria” e comunicata nella notte via SMS. Crediamo di poter tranquillamente provare una triste curiosità anche rispetto a questo.

Lei succede a Cuperlo che si dimise dopo un alterco per questioni di legge elettorale (sembra che di dissenzienti all’interno del PD ce ne siano molti più di quelli che escono allo scoperto).
Le sue dimissioni furono accompagnate da una lettera che rivolgendosi al suo segretario diceva: “Il punto è che ancora ieri, e non per la prima volta, tu hai risposto a delle obiezioni politiche e di merito con un attacco di tipo personale. Il punto è che ritengo non possano funzionare un organismo dirigente e una comunità politica – e un partito è in primo luogo una comunità politica – dove le riunioni si convocano, si svolgono, ma dove lo spazio e l’espressione delle differenze finiscono in una irritazione della maggioranza e, con qualche frequenza, in una conseguente delegittimazione dell’interlocutore. Non credo sia un metodo giusto, saggio, adeguato alle ambizioni di un partito come il Pd“.

Per noi e per molti che, come noi, guardano dal di fuori delle stanze del partito, pare che esista una criticità rispetto alla democrazia interna al suo partito. Potremmo sommare a quanto detto Mineo, Chiti e gli altri. Lei, forse, risponderebbe che in democrazia loro possono dissentire, ma in commissione devono adeguarsi al volere della maggioranza. Ma quale maggioranza? Quella del partito saldamente nelle mani del neo segretario o della maggioranza dei cittadini che li hanno votati?

Non è affatto una questione da poco e non daremmo affatto per scontato che la vostra proposta di riforma elettorale sia quella che la maggioranza dei cittadini auspicano. Una legge elettorale che toglie al popolo “sovrano” ogni possibilità di scelta del candidato, che pone soglie di sbarramento altissime che sbaragliano la maggior parte delle opposizioni, un senato di “nominati” scelti tra sindaci e consiglieri regionali (scelti da chi se non dalle segreterie dei partiti?)

Un parlamento che sembra piacere a Calderoli, già padre del porcellum e Berlusconi, ma che pare non piacere a molta parte della sinistra e a tutto il movimento 5 stelle che rappresenta la seconda forza del paese. Un parlamento che, crediamo, non possa piacere nemmeno alla corte costituzionale che, esprimendosi sulla precedente legge elettorale ne contestò proprio il meccanismo delle liste bloccate «nella parte in cui non consentono all’elettore di esprimere una preferenza.

E tutto quanto sopra descritto è una parte delle contraddizioni che si leggono all’interno del partito di cui lei è presidente, ma anche in contraddizione con le sue affermazione. Ne basti una sulla opinabilissima controriforma del lavoro proposta dal ministro Poletti del governo Renzi.

Lei affermò: “Possiamo dire a un giovane precario che adesso gli riproponiamo la stessa classe dirigente che lo ha portato nelle condizioni in cui è oggi? Oppure gli possiamo proporre uno che parla in dialetto fiorentino e dice oggi che dobbiamo continuare a fare esattamente quello che facevamo venti anni fa?

Ci piacerebbe, Presidente Orfini, che raccontasse a noi, orfani di un’idea di sinistra che assomiglia a certe sue affermazioni, ma dista anni luce dai succitati fatti, come crede di interpretare il suo ruolo in un partito come il PD che pare governato con lo scettro e popolato da tanti “Vecchi portoghesi” che salgono sul carro del vincitore senza pagare il biglietto e lontano dai “Giovani Turchi” di cui lei fu una delle anime.

 

(foto dal web)

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