Deriva autoritaria?

assolutismo

di Sil Bi

Sulla riforma costituzionale la situazione si fa sempre più intricata e il livello della tensione sale.

Uno dei fuochi polemici riguarda il rischio di “deriva autoritaria” che il Senatore Mario Mauro ha evocato nel presentare, insieme ai colleghi Vannino Chiti e Felice Casson, gli emendamenti “dissidenti” al ddl Boschi (quelli che, mantenendo il superamento del bicameralismo perfetto, prevedono però un Senato elettivo e una diversa ripartizione dei compiti tra le due Camere).

Di “svolta autoritaria” avevano parlato anche i firmatari dell’appello di Libertà e Giustizia diffuso a marzo, molto critico verso le riforme istituzionali proposte dal governo. Un eccesso retorico? Uno slogan efficace, ma ingiustificato? Temo di no, se la legge elettorale già passata alla Camera (l’”Italicum”) e il ddl Boschi uscito come testo base dalla Prima Commissione fossero approvati in via definitiva.

Un partito che raccoglie il 37.5% dei voti espressi (un consenso inferiore, dunque, a quello reale nel Paese, a causa dell’astensione), vincendo il ballottaggio potrebbe ottenere una solida maggioranza alla Camera, formata da deputati nominati (l’Italicum prevede, infatti, le liste bloccate). Grazie al superamento del bicameralismo perfetto, questa maggioranza sarebbe sufficiente per approvare, da un giorno all’altro, qualsiasi legge (ad eccezione di quelle costituzionali): anche, ad esempio, riguardo i diritti fondamentali della persona. Il Senato potrebbe solo proporre delle modifiche, ma non imporle.

E’ chiaro che un premier di sincera fede democratica non abuserebbe di un potere così grande; sono certa che l’attuale Presidente del Consiglio se ne guarderebbe bene. Ma le riforme costituzionali sono fatte per durare a lungo: cosa accadrebbe se, in futuro, il vincitore delle elezioni fosse meno scrupoloso? La tentazione di imporre in forza di legge la propria visione, forse anche la propria ideologia, su temi delicatissimi (penso ai diritti civili, alla libertà di culto e così via) potrebbe essere irresistibile.

Questo rischio si potrebbe evitare modificando le competenze delle due Camere: ad esempio, assegnando a un Senato eletto direttamente dai cittadini con meccanismo proporzionale il compito esclusivo di legiferare su tutto ciò che riguarda i diritti della persona.

Può darsi che le resistenze di qualche senatore alla modifica della Costituzione proposta dall’esecutivo siano motivate da ragioni poco nobili, come il desiderio di opporsi alla scomparsa della propria futura “poltrona”. Ma sarebbe sbagliato dare per scontato che sia così per tutti ed ignorare legittime perplessità come quelle che ho qui esposto, ascrivendole alla malafede.

Sarebbe quantomeno doveroso rispondere nel merito alle obiezioni, fugando i dubbi, anche se li si ritengono ingiustificati; e anche se provengono da una ristrettissima minoranza del Parlamento o della pubblica opinione. Dopotutto, anche questa (o, forse: soprattutto questa) è la democrazia.

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