Senato. I soliti sospetti.

sorridente
di Massimo RIBAUDO

Grazie all’interessante ed approfondito articolo di Sil Bi mi sono domandato anche io il perché dello smuovere tutto questo polverone mediatico sull’urgenza di istituire un monocameralismo di fatto (con minori garanzie istituzionali e poteri governativi accentrati e non bilanciati da opportuni contrappesi), con la presenza di un Senato di proprietà dei partiti locali ed espressione dei loro esclusivi interessi, non di certo di quelli dei loro cittadini. Dove i Senatori non sono eletti dal popolo, ma godono dell’immunità parlamentare.

L’Europa non ci ha mai chiesto una simile aberrazione. L’attuale sistema di controllo delle politiche degli Stati Europei si basa su pochi e rigidi principi. Lo Stato non può incentivare la domanda di beni con un debito troppo alto. Deve selezionare i fornitori, spendere meno e meglio. L’Europa – la Commissione Europea e la BCE – non ha mai detto di tagliare o privatizzare alcuni servizi, di fare tagli sul personale e non sugli sprechi.

L’unica cosa che un mercato europeo, e la concorrenza globale, non è in grado di legittimare è uno Stato che permetta ai propri enti locali spese per un numero di guardie forestali, si veda ad esempio in Sicilia, quante ne servirebbero per tre Stati europei (per poi avere vaste aree incendiate ogni Estate).

Uno Stato che spenda per tenere in piedi imprese che dovrebbero fallire al solo scopo di garantire posti di lavoro inutili e mal pagati. Uno Stato che non sa innovare.

Poi, è vero, Angela Merkel ed altri accettano il principio liberista della flessibilità del lavoro. Ed anche qui, nessuno vieta all’Italia di promuovere e realizzare, come voleva il professor Biagi e molti giuslavoristi, efficaci sistemi di formazione e reinserimento lavorativo. Insomma, la Commissione europea ed il sistema monetario europeo sono sicuramente governati da principi che possono essere discussi e sono in gran parte responsabili della mancata crescita economica, (purtroppo non c’è ancora una forte aggregazione partitica ed ideale di Sinistra in grado di invertire la rotta, e così i voti dei nazionalisti e degli euroscettici autoritaristi aumentano), ma le maggiori colpe sono da addebitare ai nostri Governi italiani. Alla corruzione nazionale e locale che, premiando progetti costosi e senza utilità per esclusivo tornaconto elettorale, depriva ogni residua possibilità di crescita dell’economia.

Se leggete la famosa “lettera della BCE“, si parla di liberalizzazioni e privatizzazioni di Servizi e PROFESSIONI. Ci chiedono di far pagare meno ad utenti, consumatori e cittadini per i servizi legali e dei commercialisti. Strano che nessuno ne parli mai.

Ma Renzi dice che ha fretta. E, forse, possiamo, attraverso, la breve esplicazione di vari scenari, provare a comprenderne il motivo.

Innanzitutto vuole dimostrare all’Europa che sta riducendo i costi della politica. Con una strana equazione, però. La democrazia è costosa, quindi eliminiamola il più possibile. Per il Senato, per ridurre davvero i costi, basterebbe approvare la proposta Chiti che prevede il dimezzamento dei senatori e dei deputati. Solo che li rende eleggibili. Ma non si vuole risparmiare, a mio giudizio.
Si vuole bloccare la democrazia e il libero voto dei cittadini e del Parlamento.

E, come enuncia Giuseppe Civati nel suo blog, il rischio è sempre maggiore.
Se il Senato sarà approvato così, diciamo entro il 2015, in una versione che non prevede più l’elezione diretta dei senatori, ma una nomina di secondo livello, da parte dei consiglieri regionali, potrebbero capitare alcune cose non proprio banali.
…E’ che il Senato potrebbe essere sciolto dal Presidente della Repubblica (quello vecchio o quella nuovo) e il governo potrebbe andare avanti fino al 2018 con la fiducia di una Camera sola, come previsto dalla nuova riforma, ma con i voti vecchi del Porcellum
“.

Poi, io, francamente, penso che tutto questo disquisire di riforme costituzionali pasticciate sia abilmente sostenuto solo per far passare il tempo. E continuare a non rispettare le indicazioni della BCE, come tentò di fare il Ministro Tremonti nel 2011 (E per questo, e solo per questo, si passò la mano a Monti).

Quella lettera dice in fondo la verità, finchè si accetta questo modello economico (e non si propongono, come invece fanno Alexis Tsipras, Ska Keller e lo stesso Civati, valide alternative): “Le sfide principali sono l’aumento della concorrenza, particolarmente nei servizi, il miglioramento della qualità dei servizi pubblici e il ridisegno di sistemi regolatori e fiscali che siano più adatti a sostenere la competitività delle imprese e l’efficienza del mercato del lavoro“.

Altro che ottanta euro.

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Un pensiero su &Idquo;Senato. I soliti sospetti.

  1. L’ha ribloggato su ilblogdive ha commentato:
    Se leggete la famosa “lettera della BCE“, si parla di liberalizzazioni e privatizzazioni di Servizi e PROFESSIONI. Ci chiedono di far pagare meno ad utenti, consumatori e cittadini per i servizi legali e dei commercialisti. Strano che nessuno ne parli mai.

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