Senza soluzione al conflitto d’interessi non ci sarà nessuna crescita. Nessuna politica. Nessuna Sinistra.

(I bari - Michelangelo Merisi detto il Caravaggio)

(I bari – Michelangelo Merisi detto il Caravaggio)

di Massimo RIBAUDO

Sembra che il presidente del Consiglio Matteo Renzi voglia mettere mano al settore Giustizia. Sembra: per ora ci sono i soliti punti delle slide aziendali di cui è tanto fiero.

E’ un’azione importante ed improrogabile se mantiene due punti fermi: eliminazione di procedure e modelli che fanno allungare i processi in sede civile, istituzione di arbitrati per quante più vertenze possibili in ambito commerciale, forte tutela giudiziaria in materia di diritti, interessi legittimi e tutela dei beni diffusi e comuni e revisione dei tempi di prescrizione per rendere efficaci le condanne, non per annullarle d’imperio. Si chiama certezza del diritto. Crea fiducia, e quindi, crescita economica.

I giudici devono avere PIU’ potere, non meno potere. E giustamente deve aumentare il controllo sui loro possibili errori nell’adempiere ai propri compiti, fino ad arrivare anche alla previsione di una responsabilità individuale per danno ingiusto, ma senza che questo ne limiti spazi e poteri di autonomia e libero ed insindacabile giudizio.
La responsabilità è per dolo. E sempre nell’esercizio di atti: mai per mero comportamento, se non quello omissivo, e, in ogni caso, sempre qualificato dal dolo.

Non vedo però nessun accenno, neppure minimo, al reale grande problema italiano. Il conflitto di interesse tra sfera privata e sfera pubblica. Le persone private, ancora più dei partiti, si sono appropriate di sfere di competenze pubblica favorendo il proprio interesse personale. Grazie a questo comprano voti (o hanno possibilità di campagne elettorali dispendiose e diffusive), si fanno eleggere e continuano a soddisfare, contro ogni principio di libera e leale concorrenza, le proprie aziende e quelle del proprio clan di appartenenza.

Ritengo che questo non possa piacere agli investitori.

Qui non voglio parlare del Re del Conflitto d’Interessi con il quale sta amabilmente colloquiando il Presidente del Consiglio. Da anni ormai, le revolving doors, le porte girevoli tra banche, imprese e incarichi pubblici sono diventate la normalità. Ed io ritengo che proprio questa anomalia sia all’origine di ogni crisi: politica, culturale, economica.

Anche un bambino comprenderebbe che se un Ministro è a capo di un’industria (ed anche se lo resta un famigliare diretto per pura finzione formale) cercherà in ogni modo di tutelare l’interesse della stessa a scapito della concorrenza. Ed io ritengo sia giusto. E’ che non dovrebbe diventare Ministro. Oppure vendere la sua azienda, se proprio ci tiene tanto. (Non mi fido degli imprenditori che entrano in politica. Se sei un bravo imprenditore continui a fare il tuo lavoro).

Le banche sono imprese. E quindi, chi entra in politica non dovrebbe più avere la possibilità di fare il banchiere, dopo.

E, per tornare al discorso sulla Magistratura, anche un giudice dovrebbe compiere una scelta definitiva, al momento della sua elezione politica.
Il mondo perfetto non esiste, e non si può violare la libertà personale di esercizio delle professioni (si possono tutelare le funzioni pubbliche con forme di controllo “terzo” amministrativo, però). Certamente, si possono creare fondi fiduciari “ciechi” (in cui non si conosca il nome delle società che gestiscono il fondo) per il patrimonio e la gestione di imprese in cui il politico possa esercitare forme di controllo.

E senza indugiare.

Se continueremo a privatizzare lo Stato vedremo solo larghe intese, la solita e truffaldina “pappa” che ha creato la frustrante decadenza italiana. Perché queste intese non hanno nulla di politico: non sono altro che contratti privati tra interessi personali di aziende allo sfascio od obsolete che sopravvivono soltanto grazie a tutele di favore ed appalti garantiti (i quali, certo, salvano anche posti di lavoro, ed ecco perchè sono tollerati).

Credo che il conflitto d’interesse contribuisca a generare corruzione. Se al gioco vincono sempre gli stessi a qualcuno verrà voglia di barare pur di riuscire a giocarsi la sua partita. Gli autentici bari sono coloro che fanno da arbitri, giocatori e segnapunti.
Ecco, forse uno dei motivi della scarsa crescita. Perchè, se devi diventare ladro, pur di competere, arrivi a pensare: “Non gioco più”.

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