No vote, no cry

A testa bassa

di Ivana FABRIS e Massimo RIBAUDO

Si legge da più parti la narrazione – Omero era esperto in narrazioni, non certo come gli spin doctor dei nostri politici – di chi ritiene che il nostro Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, voglia andare al voto al più presto. Magari, accusando gli avversari di non permettergli di realizzare le necessarie riforme – necessarie a suo dire – per #cambiareverso.

Questo sarebbe certamente razionale per un leader politico che volesse davvero risolvere i nodi critici che hanno causato la nostra decadenza, un politico che fosse “Il Principe” che ogni Machiavelli, nel suo letto, sogna.

Ma è evidente che Renzi non lo sia, un “Principe”, in grado di rivoluzionare culturalmente ed economicamente l’Italia. (E se lo fosse non ci riuscirebbe perchè è necessaria, invece, una rivoluzione sociale e culturale diffusa e capillare: non certo l”uomo solo al comando”).

E’ evidente che la sua ascesa, come quella di Silvio Berlusconi nel 1994, è semplicemente supportata da un establishment editoriale, bancario e finanziario incapace di innovazione e modernità. E’ la “scopa del sistema”, per far credere che da oggi in poi si cambia ed illudere chi paga sempre di più le storture del modello neoliberista e postdemocratico. Le larghe intese, o la follia di Marine Le Pen, non sono una scelta.

Quindi, per sopravvivere, il sistema di connivenze e familismi italiani, (esattamente come la direzione ex comunista del Pd), si affida a chi sa fingere innovazione, magari con un po’ di slide e qualche narrazione accattivante. D’altra parte, la scelta tra Berlusconi, Grillo e Renzi appare obbligata, fino a che non si proponga qualcosa di autenticamente in grado di fornire alternativa concreta al modello delle larghe intese tra due terzi della società (quella che ritiene di avere un lavoro e dei privilegi) e il “secondo Stato”.
Si, è possibile semplificare rispetto alla complessità rivoluzionaria francese. Gli Stati sono due. Quello, una metà, che ritiene di potersi salvare dalla crisi economica grazie alle sue conoscenze ed alla capacità di abbassare la testa. Poi, c’è la restante metà. Che attende gli sconfitti da un gioco che ormai, è chiaro, non può continuare come prima.

Molti i pretendenti alle briciole che Matteo Renzi deve assicurare al suo elettorato. Pochi, i beneficiati.
Ecco perchè, secondo me, Matteo Renzi non vuole le elezioni politiche, essendo già stato legittimato da elezioni che con il Parlamento non c’entrano davvero nulla: le primarie del Pd e le elezioni europee.

Ora può governare costringendo un Parlamento di nominati – o di eletti a primarie PD sotto il segno dell’Italia Bene Comune – a subire un semplice ma efficace ricatto. Dopo di lui, il diluvio. La non elezione, voglio dire.

Avremmo dovuto votare dopo i referendum persi in modo netto ed assoluto dal Governo Berlusconi. Non ci è stato permesso. La linea favorevole al salvataggio della “old economy” – vecchio modo di fare edilizia, di fare editoria, di fare televisione, di fare turismo, di fare industria, di fare tutto – ancora prevale e ci trascina nell’inconsistenza e nella marginalità globale.

Renzi ha un programma, per questo ?
Non ne parla. Non lo ha.

E’ lì, nella sua posizione di comando, per proteggere il vecchio. Per salvaguardare il vecchio capitalismo italiano (ed europeo) dai nuovi tempi globali. E l’Italia continua ad affondare. Ma l’establishment si arricchisce sempre di più svendendo beni pubblici, tutele, e democrazia, in mancanza di una reale alternativa.

Renzi è diventato segretario è Presidente del Consiglio perché la vecchia sinistra – senza idee e senza capacità di analisi del reale -, pur di confermarsi qualche posto di potere si è venduto il Partito Democratico.
Se la vecchia sinistra ha permesso a Renzi di prendersi il partito, perché dovrebbero permettere a Giuseppe Civati di far rientrare, con efficacia e forza persuasiva, temi di Sinistra nel Pd? Impossibile.  Quei temi devono restare nostalgia e ombre per i vecchi militanti.

Il vero intento di Renzi e di tutta la dirigenza Pd è di far dimenticare agli italiani i valori di Sinistra. E che una Sinistra sia necessaria per promuovere una soluzione diversa.
Che c’è. C’è nella diminuzione delle spese militari, c’è nell’effettuare un serio programma contro l’evasione e la corruzione, c’è nel promuovere mille progetti locali efficaci al posto di un MOSE costoso ed inutile, c’è nel tassare chi ha di più – sopratutto sui beni immobili – e promuovere ed incoraggiare chi ha di meno. C’è nelle parole e negli atti di Marco Boschini, che leggiamo qui. Ed ognuno di noi deve essere pronto a metterli in pratica. Subito.

Nella società del rischio, chi è di Sinistra deve tutelare chi è più esposto al rischio. E diminuire il danno.
Pensare a creare, invece, una Società della Promessa (per mantenerla, ovviamente).

Questo, da chi ottiene vantaggi e privilegi dagli scommettitori perdenti, non può essere accettato. Quindi, la Sinistra deve scomparire e restare soltanto come testimonianza, nostalgia, fotografie, canzoni.

Per questo, Matteo Renzi – e sopratutto chi ha permesso la sua bolla mediatica – non ha nessuna intenzione di andare al voto. E nessuna intenzione che qualcuno si opponga davvero al mantenimento di questo decadente status quo.
Al limite, ci si diverta a livello locale. A dare qualche posto, inutile, di consigliere a chi si oppone.
Fa pendant, in fondo.

L’operazione è al momento vincente

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