Klaatu, Barada, Nikto!

mai_in_pace_dal_1951_4706

di Andrea COLLI

“Klaatu, Barada, Nikto!” Vi ricordate?
È la famosa frase pronunciata da Helen che riesce appena in tempo a gridare nel film “Ultimatum alla Terra”, per fermare l’annientamento del mondo da parte del robot Gort, entrato in modalità distruzione.

Klaatu arriva dal cielo a parlare di pace; dà una dimostrazione dei suoi poteri sovrannaturali provocando un black out mondiale; si confonde fra la gente comune, viene tradito; viene ucciso dai soldati; impedisce al robot “Gort” di punire i suoi assassini; poi resuscita grazie all’intervento del robot Gort, e ascende al cielo dopo aver ammaestrato alcuni terrestri a portare un messaggio di pace al mondo intero.

Klaatu aveva capito che i terrestri alla fine, nonostante avessero messo in atto tutte le peggiori azioni per autodistruggersi, prima della fine erano riusciti a capire l’importanza di fermare le guerre sulla Terra e, di conseguenza, salvarsi.

Dalla finzione cinematografica alla realtà, come scrisse Zweig alla fine della Prima guerra mondiale: “Noi tutti, da un giorno all’altro, saremo obbligati a cambiar modo di pensare per colpa di questo sterminato oggi, di cui percepiamo solo adesso la forza e solo nella paura, saremo obbligati ad approdare a una nuova forma di vita”.

Praticamente, sia nella fiction che nella realtà della prima guerra mondiale e per non farsi mancare nulla, dopo la seconda guerra mondiale, la paura della catastrofe ha fatto agire l’uomo verso migliori comportamenti, o perlomeno lo abbiamo sperato. Ma oggi dobbiamo tornare a preoccuparci.

In pochi anni, dice Gianandrea Piccioli (ex redattore e dirigente di Garzanti, Sansoni e Rizzoli), il panorama politico, sociale, economico, culturale si è sconvolto: 85 miliardari detengono da soli la ricchezza di tre miliardi e mezzo di persone, nuove egemonie si stanno delineando, in una spartizione feudale del mondo, son tornati i servi della gleba, i mari son pieni dei corpi di chi cerca scampo dagli orrori del sangue e della fame (prodotti quasi sempre da noi) e le oligarchie economiche annullano le forme democratiche nate dai disastri del Novecento.

Calandosi nei meno apocalittici ma pur sempre preoccupanti scenari della politica italiana, il giovane premier Renzi, da bravo politico, è furbo e cattivo e, più o meno consapevolmente, con l’appoggio del Capo dello Stato, sta facendo quanto gli chiede la grande finanza globale, soprattutto americana: il traghettamento da una democrazia parlamentare a una presidenziale, con forte connotazione autoritaria: l’unica forma di governo ritenuta adatta a gestire la situazione attuale e i prossimi prevedibili sconvolgimenti.

Un governo pronto a obbedir tacendo ai diktat delle grandi agenzie internazionali e in grado di gestire senza remore la piazza e il dissenso. Tutto il resto son chiacchiere, dice sempre Piccioli: il mantra delle riforme, il mito della crescita, lo sviluppo, i giovani.

Nulla di quanto si è letto in questi mesi riguarda la vera soluzione dei problemi urgenti, ma tutto è fumo negli occhi per far passare l’unica cosa che interessa: il cambiamento del nostro assetto costituzionale e democratico in vista del nuovo MEDIOEVO. Da più parti si alzano queste grida di allarme con lo scopo di esortare tutti a mantener alta la guardia e sentirsi partecipi di uno spirito nuovamente resistenziale, perché di questo si tratta.

Non è che Renzi e le sue ragazze-dirigenti e ministre siano una sorta di nuovo fascismo contro il quale si debba andarsene armati in montagna, per carità. Ma che si debbano usare tutti i mezzi democratici a disposizione, da quel che resta dell’informazione ai referendum abrogativi, dalla denuncia continua alla proposta documentata di soluzioni alternative.

Ma soprattutto alla creazione di reti con Libertà e Giustizia e con la nuova sinistra di Pippo Civati.

Occorre che l’area della consapevolezza e del dissenso si estenda il più possibile per mettere sabbia negli ingranaggi, rallentare la deriva, avere la possibilità di organizzare un’alternativa democratica e fermare i tentativi demagogici di normalizzazione, perché difficilmente arriverà l’urlo “Klaatu, Barada, Nikto!” per fermare il disastro.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...