Delle cose della natura e della politica

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di Ivana FABRIS


“Se riesci ad avere chiaro tutto questo,
la natura ti apparirà improvvisamente libera e priva di superbi padroni,
capace di realizzare ogni cosa spontaneamente da se stessa, senza interventi divini.”
(Lucrezio, De Rerum Natura)

Progettando giardini, se c’è una cosa che ho imparato e imparato bene, è che la stragrande maggioranza delle persone, ormai abituate alla velocità, al non saper aspettare, all’avere tutto e subito, al non conoscere la pazienza del rispetto dei cicli della vita, al consumare smisuratamente, vorrebbe un giardino nato oggi e adulto domani, dove domani significa esattamente domani.
Questo, spesso, obbliga chi progetta, quando non riesce a far capire al cliente che un giardino così non esista in natura, ad utilizzare il sistema del giardino di pronto effetto.
Non è una diavoleria o chissà quale arcano metodo, semplicemente si mettono a dimora più piante già cresciute, si riempie lo spazio che normalmente rimarrebbe vuoto a causa delle dimensioni delle giovani piantine, con un sovrannumero di essenze e di solito già adulte, così da far sembrare il giardino creato bell’è pronto, come avesse già qualche anno di vita.

Facile, no? Certo, ma allora perchè non farlo di routine?
Semplice, presto spiegato. Forse.
Seguitemi e vediamo se mi riesce di farvi capire la differenza.

Quando si decide di dare vita ad un nuovo giardino, dopo aver stabilito che giardino si voglia creare, diverse sono le operazioni da fare. Prima di tutto partendo dal substrato, ovvero dal suolo.
Un bravo giardiniere sa sempre che la longevità e la qualità della vita di una pianta si garantisce preparando la terra che l’accoglierà: dal dissodarla, ossigenandola, all’arricchirla di sostanza organica atta a migliorarne la struttura, la tessitura e la fertilità. E solo questo, è un lavoro che richiede tempo, fatica e temperanza e una certa sapienza.

Una volta fatto ciò, si passa all’impianto o, eventualmente, alla semina.
Queste sono altre operazioni importanti poichè si dovrebbe rispettare il ciclo naturale delle cose che appartengono alla Terra: nessuno di noi viene al mondo già adulto ma necessita di un certo tempo, di certe attenzioni e cure per raggiungere la maturità. Esattamente come le piante, ognuno di noi necessita di un bravo giardiniere che sia ben munito di conoscenza tecnica e di altrettante buone pratiche agronomiche (l’esperienza maturata in campo aperto) e ‘sentimento’. Passione e ragione insieme, in poche parole.

Passione e ragione, al bravo giardiniere, fanno dire che sia meglio piantare un arbusto piccolo perchè così facendo potrà man mano “capire” quale sia l’ambiente che lo ospita e adattarvisi senza problemi. Al bravo giardiniere, passione e ragione, fanno sempre tenere conto delle dimensioni che ogni essenza, una volta adulta, raggiungerà quindi sa che se un arbusto arriverà ad un diametro di circa 1m., necessiti di spazio vitale per far sì che le radici si allunghino nel terreno in maniera tale da assorbire i nutrienti di cui ha bisogno. Passione e ragione, gli fanno dire che oltre allo spazio fisico, serva, a quell’essenza, anche luce diretta o meno, che serva circolazione d’aria, che serva acqua e servano potature atte a guidarla ed eventualmente ad eliminare le ramificazioni superflue -se non nocive- per lo sviluppo della pianta stessa.

E sa che serva tanto, tantissimo rispetto dei tempi di attecchimento per un buon sviluppo, sa che se quei tempi non vengono rispettati, si rischia il mancato accestimento così come sa che la crescita delle sue piante sarà difficoltosa.
E sa che serva tanta, tantissima pazienza e un lungo e lento lavoro per far in modo che quello che ha messo a dimora, cresca sano e forte, senza forzarlo con concimazioni eccessive che spingerebbero sì, le sue piante a svilupparsi rapidamente, ma altresì è consapevole che quello sviluppo troppo rapido le indebolirebbe rendendole facile prede di patogeni e parassiti.

Questo sarebbe il giusto iter, ma appunto, quando il cliente è un ostinato che non vuol sentire ragioni, che pensa di poter comprare anche i processi della natura per forzarli coi suoi soldi e vuole un giardino pronto all’uso, allora il giardiniere/progettista fa qualcosa, come dire, contronatura, ossia il giardino di pronto effetto: mette a dimora più piante di quelle richieste dal progetto per poter riempire perfettamente ogni spazio vuoto e lo fa piantando essenze già adulte.
Et voilà, il giardino nato ieri, oggi è già un giardino pronto e finito.
Ma c’è un ma, ossia che l’overplanting che si va ad utilizzare, presto evidenzierà i suoi problemi.

Le piante utilizzate in sovrannumero, cominceranno ad andare in competizione fra loro per reperire i nutrienti, nel terreno, a loro necessari per potersi sviluppare.
Come nella vita umana, sopravviverà il più forte ma non è detto che poi sarà il più sano perchè nella fase di adattamento, avrà dovuto piegarsi a compromessi che sono comunque inadatti ad esso.
Ci saranno molte perdite, quindi, e, fra i superstiti, molto probabilmente ci sarà necessità di continui interventi mirati del giardiniere che dovrà potare di più, fertilizzare di più e soprattutto utilizzare più fitofarmaci poichè, date le condizioni di partenza, molte tra le piante che riusciranno a sopravvivere si ammaleranno precocemente e più facilmente.

Per non parlare, poi, dell’aspetto consumistico di questa pratica.
Avete una vaga idea di quanti soggetti andranno perduti, di quanto sarà lo spreco? Piante morte e denaro buttato via e solo per non saper aspettare e rispettare, per non saper costruire pian piano, per il volere fine a se stesso.

La realizzazione di un giardino è un processo che si sviluppa nel tempo, che richiede un buon progetto unitamente a cura e attenzione, che necessita di capacità e solo questo fa sì che i risultati siano stabili e duraturi nel tempo, talvolta anche per un tempo lunghissimo.
Ecco, forse la politica dovrebbe reimparare dalla natura poichè anche la politica è materia vivente, è qualcosa di non solo vivo ma anche vitale, e la differenza fra questi due termini, in natura è fondamentale, è qualcosa che reca in sè un suo preciso battito.

Ma non solo. Chi pensa oggi di voler cambiare la vecchia politica, forse dovrebbe fare delle scelte, dovrebbe puntare al creare dei veri e propri giardini della politica facendoli nascere là dove adesso è il deserto, realizzandoli dal nulla, da un terreno asfittico e povero di acidi umici che sono essenziali per la vita, un terreno la cui tessitura e la cui struttura, sono inospitali per la vita stessa, sapendo che se saprà essere un giardiniere capace e preparato, rispettoso dei naturali processi di sviluppo e dei tempi necessari, ciò che andrà a creare, rimarrà per molti, molti anni a venire e diverrà patrimonio di molte generazioni future.

 

 

(Parco Giardino Sigurtà, foto di Ivana Fabris)

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