“Dio solo sa”, sotto il crudele assedio israelo-egiziano

myface

Only God knows” in Gaza, under cruel Israeli-Egyptian siege” di Shahd Abusalama del 25 Settembre 2013

Traduzione italiana per Essere Sinistra di Momo

Questo mio disegno mostra come mi sento: depressa, frustrata e con l’acqua alla gola, mentre aspetto che si apra la frontiera di Rafah.
Ho provato ripetutamente a scrivere della mia esperienza a Rafah, al confine con l’Egitto, dove migliaia di abitanti di Gaza sono rimasti bloccati. Ma appena inizio un grande, profondo sospiro mi invade e, poco dopo, mi sento paralizzata e finisco per stracciare la bozza. Non è mai stato tanto difficile per me scrivere di un’esperienza personale. Non ci sono parole per rendere tutta la sofferenza e il dolore che il nostro popolo affronta a Gaza, sotto questo soffocante, disumano assedio israelo-egiziano.
Mentre scrivo, dovrei essere da qualche parte nel cielo, sopra le nuvole, in volo per Istanbul per iniziare i miei studi universitari. Ma non ce l’ho fatta a prendere l’aereo, perché sono ancora qui intrappolata nella Striscia di Gaza sotto assedio, seduta al buio durante le interruzioni di corrente causate dalla penuria di carburante, e cerco di spremermi le meningi per farne uscire i pensieri prima che la batteria del mio laptop si esaurisca.
Per quanto io sia affezionata alla mia città, dove sono nata e ho trascorso tutti e 22 gli anni della mia vita, ogni giorno che passo in questa trappola mi fa detestare la vita a Gaza City. Ogni giorno provo un desiderio sempre più disperato di liberarmi e uscire da questa grande prigione all’aria aperta. E ogni giorno diminuisce la mia capacità di sopportare questa escalation di ingiustizie, torture, brutalità e umiliazioni.

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Un’idea per il prossimo Politicamp

tre

di Massimo RIBAUDO

Un portatessere (io ci metterò quella dell’Avis e della Coop), un progetto concreto di battaglie trasversali con il contributo di tutte le formazioni politiche di Sinistra – che non si chiudono più in gruppi autoreferenziali e conventicole – per i diritti individuali e per quelli comuni, un’associazione per farlo: “Possibile”.
E quel popolo della Sinistra che esiste, che si comprende, che si abbraccia con tessere ed idee diverse, ma finalità ed orizzonti comuni, così ben descritto da Celeste Ingrao.
Gli abbracci, i saluti, le strette di mano, l’ascoltarsi, il rispondersi con chiarezza e coerenza.
Questo è quello che porto con me tornando da Livorno, ed è ciò che è riuscito a realizzare ed organizzare Giuseppe Civati e tutto il suo gruppo. Gli va detto “grazie”.

In una fase storica come quella che stiamo vivendo, dove si tende solo a legittimare l’autoritarismo delle elités politiche ed economiche decadute,  si sono trovate le parole e gli atti concreti per dire che una Sinistra è possibile.

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