Israele contro Hamas. Un problema senza soluzione

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di Franz GUSTINCICH
(Fotoreporter e giornalista di Esteri, membro del comitato di redazione della rivista Limes)

Ayelet Shaked, deputata alla Knesset del HaBayt Hayehudì (Partito della Casa Ebraica, che rappresenta soprattutto gli ebrei dell’Europa dell’Est), ha detto: “Dietro ogni terrorista vi sono decine di uomini e donne senza il cui aiuto non sarebbe potuto diventare un terrorista. Sono tutti nemici combattenti e il loro sangue dovrà ricadere sulle loro teste”.

C’è da chiedersi quanti tranquilli “padri di famiglia” arabi, vedendosi distrutta la casa e sterminata la famiglia, non abbiano intrapreso il percorso di vendetta del terrorismo, dimostrando in questo modo che dietro molti terroristi palestinesi c’è la folle strategia, di indebolimento di Hamas attraverso il terrore, israeliana.

Di questi tempi, e da troppi anni – lo ribadiva alcuni giorni fa anche Edward Luttwak – chi è contro la politica israeliana è antisemita. Per molti questa affermazione appare un’ assurdità, e lo è.

La propaganda vuole soltanto cambiare significato alle parole: sionismo non significa ebraismo, politica israeliana non significa identità di un popolo, semita non vuol dire solo ebreo, se proprio vogliamo dircela tutta, in quanto anche gli arabi, e gli stessi cristiani, sono discendenti di Sem.
La condizione di popolo occupato e con diritti soffocati, cui sono sottoposti i palestinesi, è alla base del conflitto asimmetrico che si sta consumando a Gaza.

Si parla di conflitto asimmetrico perché le forze in campo sono diseguali, la tecnologia militare è diseguale (fino al momento di scrivere non un solo razzo autocostruito ha provocati danni superiori ad una buca in un campo di spinaci), la capacità di controllare i combattenti da parte delle autorità è ancora più diseguale (Hamas non si lascia fermare da Abu Mazen e acquista ragion d’essere proprio dai morti palestinesi, per cui non la smetterà mai).

Non si può pretendere di fermare alcunché, quando Israele fa la parte dei “buoni” per l’Occidente accettando la tregua, e Hamas acquista merito respingendola. Non c’è il punto di accordo. Non ci può essere pace anche perché sarebbe una pace da pagare con ulteriori concessioni all’invasore. Entrambe le forze in campo “sopravvivono” grazie al conflitto.

Non si vada a raccontare in giro che Israele è l’unica autentica democrazia del Medio Oriente, cosa vera naturalmente, perché chi lo dice, solitamente in malafede, sottende che c’è un pericolo arabo e Israele è l’unico argine. E chi lo dice dimentica di aggiungere che è proprio Israele – con la trasformazione teocratica di parte della sua società e della sua politica – è la principale causa del “pericolo” islamico.

La soluzione al conflitto israelopalestinese non c’è.  Non c’è nemmeno da farsi illusioni. Entrambi si sorreggono a vicenda sul sangue, e per aggiunta,  da ambo i lati del muro che marca la sconfitta della politica israeliana cresce l’estremismo.
Gerusalemme, infatti, è capitale anche della ultraortodossia ebraica. I dati che vengono forniti dalla stampa israeliana ci informano che gli ultraortodossi sono ormai il 21% della popolazione totale ed il 30% della popolazione ebraica. Non lavorano, il loro ruolo è studiare i sacri testi (nessuno scandalo: ogni religione ha uomini o donne impegnate nella conservazione della fede e nello studio della teologia).

Vivono di assistenza pubblica, ma le risorse si assottigliano. Alcuni di loro hanno sposato tesi ultraestremiste e fanno indossare strani burqa alle loro spose. Il danaro manca sempre di più e senza danaro non ci si può sposare, mettere su famiglia non è facile e moltissimi non possono farlo. La masturbazione è un peccato orribile. Il livello di testosterone sale. Nei quartieri dove vivono, dove mi è capitato di incontrarli, la tensione è palpabile, mi accompagnano fuori – se mi permetto di avanzare dubbi sulle loro posizioni estremiste (e fanatiche) -, con un sorriso, prima che qualcuno reagisca con violenza, anche se non sono arabo.

Sono elettori e fanno crescere la destra – ma odiano laicità e democrazia moderna – che vive grazie all’occupazione militare e alla guerra, proprio come Hamas. Gli ultraortodossi nonostante la povertà hanno un tasso di crescita elevatissimo: 6,2 figli per donna fertile. Gli arabi poco di più: 6,7. Stanno crescendo, e solo a causa della pessima strategia politica di Israele, generazioni di fanatici guerrafondai arabi ed israeliani. Il problema israelopalestinese è un problema demografico.

E la demografia, come sappiamo dalle Scritture, è esiziale per Israele. Come popolo di Dio.

«Davide non vuole riconoscere la proprietà di Dio, ma vede il popolo di Israele come la sua forza, la sua ambizione. In termini più moderni, possiamo dire che il censimento significa possesso, efficacia, potere, nell’intenzione di Davide. L’umile servo cade nella tentazione di sentirsi padrone, acquista anzi un cuore da padrone, entra nello spirito del possesso. Egli vuole misurare il successo, averne il segreto, essere certo dell’efficacia. Il risultato è meraviglioso: Israele contava ottocentomila uomini capaci di maneggiare la spada, e Giuda cinquecentomila. Davide non ha più bisogno di appoggiarsi a Dio perché ormai è il re più potente della terra e può fare da solo!» (C.M. MARTINI, Davide peccatore e credente, Piemme, Milano 2000, 51).

«che cos’è il castigo del Signore? È esattamente il contrario dell’ipnosi del successo; è l’angoscia dell’insuccesso totale. Davide, infatti, si vede spossessato dei suoi uomini: ne muoiono settantamila. Al posto dell’efficacia, vede frantumarsi la struttura del suo popolo. Al posto del potere, sente tutta l’impotenza dell’uomo di fronte al flagello della peste. Egli sperimenta la propria debolezza, l’inutilità di tutte le misure umane e si accorge di essere in balìa di circostanze imprevedibili» (ivi, 52-53).

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