Berlusconi. Una sentenza che non cambia nulla.

ruby

di Vincenzo G. PALIOTTI
[Un compagno, seguace di Civati, che vuole lottare per ridare dignità alla sinistra e possibilmente a quello che considero ancora il mio partito]

Quando una sentenza può diventare una “trappola” dentro alla quale bisogna evitare di cadere. Passato il momento “caldo” è importante fermarsi e ragionarci sopra, per trarne le considerazioni corrette.

Una sentenza va sempre rispettata, anche se non risponde alle aspettative.

Negativa o positiva che sia è il frutto di lavoro di anni, di indagini, anni di dibattimenti con tutto quanto ne consegue e non può essere giudicata superficialmente. Anche quella di ieri che assolve Berlusconi è da rispettare, specialmente se si ha sempre avuto fiducia nel lavoro dei magistrati. Il punto però non è questo.

Qui, le diverse fazioni stanno aprendo un discorso che non ha ragione di essere perché, nella sostanza, questa sentenza non cambia nulla, nel dibattito e nella valutazione politica, e mi spiego. Il processo Ruby, con tutte le sue contraddizioni – le intercettazioni parlano chiaro e a favore della prima sentenza ma non sono servite però (viste le successive modifiche normative alla fattispecie della concussione e dello sfruttamento della prostituzione minorile) per la conferma in secondo grado -, non deve avere un valore politico come invece le due fazioni gli stanno dando.

E’ un processo ad un cittadino: punto e basta. Dico questo perché se diamo una veste politica alla cosa rischiamo di assolvere Berlusconi da ben altre colpe, quelle vere, che non riguardano certo la sua vita privata. Infatti la sentenza di ieri lo assolve da accuse che riguardano il suo privato e non il pubblico.

Il vero processo a Berlusconi è quello – Mediatrade – in cui stato condannato per aver frodato il fisco italiano a favore della sua azienda, e sarà quello di Napoli per esempio – un processo che riguarda la vita dello Stato – dove allora sì, sarà possibile dare una valutazione politica.
Perché oggi, se stiamo calmi e ragioniamo, bisogna capire e far capire che non è cambiato nulla, tanto meno Berlusconi. Le colpe che si addebitano a Berlusconi non sono riferite al suo modo di vivere in privato ma a quello che ha fatto o non ha fatto quale Presidente del Consiglio per quasi 20 anni.

La sentenza di ieri, infatti, non lo assolve dalle leggi ad personam che si è fatto per sfuggire alla giustizia. Non lo assolve dalla sua non politica economica disastrosa. Non lo assolve dalle leggi fatte apposta per favorire la cricca. Non lo assolve dalla guerra in IRAQ, non lo assolve dalla protezione data a gente come Cosentino, Milanese, messi “sotto chiave” non appena perso lo stato di deputati. Non lo assolve dalla sua collusione con Dell’Utri e con la mafia. E principalmente, va ribadito, non lo assolve dalla condanna definitiva per frode fiscale.

E’ su questo che bisogna ragionare perché nei prossimi giorni questa sentenza verrà utilizzata quasi come una grazia data e quindi con relativa riabilitazione dicendo a tutti: “vedete Berlusconi non è quello che voi pensate”, cadere in questo errore sarebbe mortifero per tutti. E purtroppo temo che questa sarà la chiave di lettura di chi sta con lui cercando di fare qualcosa di ancora più grave, il tentativo di modificare la Costituzione in modo da creare una sorta di “dittatura morbida”.

Rendiamoci conto che da oggi sarà ancora più difficile resistere, proprio perché la sentenza di ieri viene considerata un’assoluzione generale, e tale non è, e non può esserlo.

Quindi, bisogna far ragionare la gente e portarla a capire che nulla, ma proprio nulla è cambiato e può cambiare sul giudizio politico e giuridico da dare su Berlusconi: che a Sinistra, come in gran parte dell’elettorato moderato e di destra italiano, non può che essere di condanna.

 

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