Non ho confini

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di Giuseppe CARELLA

Vera o falsa che sia la notizia che i capi di Hamas siano milionari e vivano nel lusso, non sposta di un millimetro l’idea che ogni guerra è voluta ed è funzionale solo all’interesse di pochi, e si basa sempre su interessi economici o per la conservazione di posizioni dominanti. Non vi è e non vi può essere alcuna altra ragione. Sono false, ipocrite le motivazioni ufficiali basate sulla difesa di identità culturali, religiose, territoriali e altro ancora.

Ho da tempo maturato l’idea che questo nostro piccolo mondo, suddiviso in centinaia di stati, in realtà gli unici confini che ha all’interno di esso sono quelli naturali , dei fiumi, dei monti, dei mari. E all’esterno, l’unico confine è quello della atmosfera terrestre. Negli infiniti universi che non conosciamo, la Terra è un pallino piccolissimo, insignificante, sia pur splendida, che l’avidità umana sta inesorabilmente distruggendo.

In questi giorni dell’estate 2014 assistiamo con un senso di impotenza che ossessiona il cervello, al massacro di vite umane, non importa se civili o meno. Sono esseri umani, adulti, vecchi, bambini. Uccisi mentre giocano o sono in ospedale a curarsi, mentre volano ignari nel cielo per lavoro, svago o per affari.

Quasi 600 morti ad oggi 22 luglio, nell’indifferenza generale.

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La trattativa di pace ed il ruolo dell’Egitto

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di Vincenzo SODDU

Se la Siria, pur nel radicarsi delle conseguenze legate alla sua guerra interna, continua a rimanere un punto di riferimento per il mondo arabo-palestinese, l’altro grande alleato storico, l’Egitto, pare invece essersi allontanato da ogni tentazione di alleanza anti-israeliana, e l’ultimo tentativo di mediazione di al-Sisi lo conferma pienamente.

Una breve sintesi delle recente storia egiziana può spiegarci molte cose.

Come molti presidenti considerati moderati nell’arco del mondo arabo, Hosni Mubarak aveva assunto la guida dell’Egitto a seguito del misterioso attentato che aveva portato alla morte del suo predecessore, Anwar al-Sadat.

La sua prima, pronta mossa fu il riavvicinamento al mondo arabo, dopo la criticata alleanza del predecessore Sadat con Israele, ma nonostante i suoi sforzi, soprattutto negli anni ’80, in direzione di un nuovo sistema economico orientato al capitalismo, la situazione economica egiziana non subì nel tempo sostanziali miglioramenti, così che l’assenza di riforme politiche negli anni successivi scatenò per la prima volta un dissenso prima impensabile. Bisogna infatti tener conto che dal 1981, anno della nomina di Mubarak a Presidente, l’Egitto fu governato con la legge marziale conseguente all’assassinio di Sadat, e questo ha permesso limitazioni alla libertà di stampa e l’arresto di molti oppositori politici senza che ciò venisse ascritto direttamente alla volontà politica dello stesso Mubarak.

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