Lettera aperta ai Senatori dissidenti del Pd

facciata

di Sil Bi

(A Lucrezia Ricchiuti, Erica D’Adda, Nerina Dirindin, Vannino Chiti, Walter Tocci, Felice Casson, Corradino Mineo, Sergio Lo Giudice, Paolo Corsini, Massimo Mucchetti e agli altri con la schiena dritta)

Gentile Senatrice, caro Senatore,
all’inizio di questa settimana così impegnativa avverto il bisogno di scrivere a voi che con il vostro coraggio difendete l’autonomia dell’istituzione alla quale appartenete.

Siamo ad un punto cruciale. Una legislatura nata con le difficoltà che ricordiamo può segnare una svolta nella storia repubblicana. La modifica costituzionale di cui state discutendo rischia di indebolire eccessivamente il ruolo del Parlamento, di complicare il processo legislativo, di creare uno Stato controllato da un solo partito. Una rivoluzione che ci allontana dal principio di equilibrio dei poteri presente in tutte le principali esperienze costituzionali europee: definirla svolta autoritaria significa essere vicini alla realtà.

Un provvedimento del genere potrebbe da solo danneggiare irreparabilmente la nostra democrazia. Ma, purtroppo, potrebbe essere solo l’inizio. Subito dopo ci sarà la seconda lettura della legge elettorale, di cui il governo non intende modificare i punti fondamentali: “chiarezza del vincitore, premio di maggioranza proporzionato, principio dell’alternanza”, che significano un sistema che consentirà ad un partito minoritario di conquistare da solo la maggioranza dei seggi della Camera. La discussione del Senato probabilmente non consentirà di affrontare i problemi, perchè l’alleato principale ha già chiarito che non intende accettare modifiche sostanziali.
E, da settembre, si riparte con il “programma dei mille giorni”: la questione giustizia, la riforma del terzo settore, la delega fiscale, la riforma del mercato del lavoro, il piano infrastrutture, la semplificazione della pubblica amministrazione saranno gestite con gli stessi metodi – decreti, fiducie, ghigliottine e contingentati.

Le riforme strutturali dovrebbero renderci credibili per usare la flessibilità necessaria a far ripartire l’occupazione e la crescita; ma vanno fatte bene e in fretta. Non abbiamo mille giorni: la situazione economica e sociale dell’Italia è troppo grave. Per questo la coalizione che sostiene il governo, e che si è già dimostrata fallimentare fin dai tempi del governo Monti, va cambiata: i giorni che abbiamo davanti non possono essere buttati via. Non ce lo possiamo permettere noi, non se lo possono permettere gli italiani.

Stiamo vivendo un momento molto delicato soprattutto sotto il profilo internazionale: l’Ucraina, la Siria e l’Iraq, il Medio Oriente e la Terra Santa per tacere della Libia che per noi italiani è il problema più prossimo.
In questa cornice sta sulle nostre spalle la responsabilità di fare dell’Italia e dell’Europa i luoghi di un dialogo possibile che affermi le ragioni della pace e della speranza. Per questo occorre andare in Europa con le idee chiare, ma senza protervia; a discutere di strategie e non ad impuntarsi su un nome.

La riforma costituzionale per la quale vi accingete a passare giorni – e temo notti – in Aula è dunque non solo la riscrittura condivisa con un pregiudicato per frode fiscale della Legge Fondamentale ma è anche l’inizio di un tentativo di alterare gli equilibri costituzionali. Di ridurre la politica al populismo. Di togliere autorevolezza al Parlamento, posto dai nostri Padri Costituenti alla base della nostra struttura istituzionale. Perché questo percorso scellerato non inizi con l’approvazione della riforma costituzionale occorre allora la vostra fatica di questi giorni e per questo vorrei ringraziarVi. So che è il vostro dovere e che anzi molti di voi sono felici di sacrificarsi per difendere la nostra democrazia.

Ma so anche che in queste ore vedere il Senato costretto a votare l’ennesima fiducia su un decreto che non ha potuto neppure discutere è triste. È umiliante, immagino, trascorrere il vostro tempo, prezioso come il tempo di tutti i rappresentanti dello stato, a premere un bottone, senza avere il tempo di entrare nel merito dei provvedimenti. Verrà il giorno in cui finalmente anche certi “paladini” dell’efficienza e della rapidità si renderanno quanto male fa al prestigio del Senato e del Parlamento procedere come il governo sta facendo oggi.
Conoscendo molti di Voi (anche se non personalmente), allora, ho pensato giusto scrivervi, in modo informale e forse poco ufficiale, per dirvi dal profondo del cuore la mia gratitudine e augurarvi in amicizia in bocca al lupo.
C’è chi vuole prendersi il potere. E chi vuole difendere la sovranità dei cittadini. Dalla vostra capacità di tenuta dipende molto del futuro dell’Italia.

Siete chiamati a una grande responsabilità: sono certa che non la sprecherete.

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Un pensiero su &Idquo;Lettera aperta ai Senatori dissidenti del Pd

  1. Eccellente visione d’insieme sulla sostanza del tema delle riforme istituzionali. Senato, legge elettorale, livelli di sbarramento,referendum.Resta da vedere quanto questo governo restera’ in carica dopo la fine del semestre europeo.Poco ,molto poco . Nessuna di queste riforme vedra’ la luce con un iter che richiede molto piu’tempo di quanto detto.Occupiamoci davvero di futuro.Occupiamoci della nuova sinistra che non potra’ crescere in seno all’ attuale PD.

    P.S. Un ‘ora di colloquio Renzi/Dalema?Il boyscout perde pezzi…

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