Un libro per il lavoro femminile

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Abbecedario del lavoro femminile2 di Simona Cerrai, Antonella Faucci, Maria Pia Lessi, Jacqueline Monica Magi e Oriana Rossi con prefazione di Susanna Camusso.

Ringraziamo Oriana Rossi, che è una delle Autrici, per averci segnalato la pubblicazione, vi presentiamo la prefazione del Segretario Confederale della CGIL e vi invitiamo alla lettura del volume.

di Susanna CAMUSSO

Abbecedario del lavoro femminile/2, o Manuale delle giovani marmotte/2, non rendono pienamente la ricchezza di questo secondo lavoro. Esso segna la continuità di norme e buone pratiche, ma anche la lettura delle norme e la loro totale insufficienza a determinare una pratica di genere nel lavoro. Segna la differenza di questa stagione.

Tante volte in Cgil, nel ragionare di femminismo, abbiamo discusso di quel fermarsi del pensiero e dell’elaborazione sulla soglia del tema lavoro. Eppure dopo aver affrontato i temi delle relazioni, della famiglia, della sessualità, dei ruoli, vi erano tutte le parole chiave per affrontare anche quello del lavoro.
Certo conta che in quella stagione il lavoro c’era; precarietà era una parola legata alle condizioni esistenziali
di relazione, non al lavoro. Eppure per avere un punto di vista di genere sul lavoro sono necessarie parole come tempo e relazione.

Per questo l’Abbecedario/2 è molto di più, prova a riconnettere la riflessione sul lavoro al pensiero femminista.
Lo fa partendo dall’esperienza dei collettivi delle precarie, cogliendo il punto fondamentale: le giovani e il
progetto di sé. Sarebbe il grande risultato della lunga rivoluzione silenziosa del movimento delle donne, se non
fosse che quel progetto di sé si sconta con la precarietà.
Proprio perché si comincia a elaborare il tema lavoro dal punto di vista di genere, allora la misura economica
non è più sufficiente: si ridà senso a quelle parole che erano state relegate nella sola relazione, non nella
scena pubblica. Cura, sine cura (senza preoccupazione), cum cura (accuratezza).

Cura del lavoro, come cura del paese, sono le radici della proposta di Piano del lavoro della Cgil. Non piú nascoste dietro le parole, ma con una esplicita necessità di senso e di palcoscenico.
Cura che necessita di informazione, contrattazione, relazione, cosí come la relazione ha in sé il conflitto.

Dati quindi il senso della lettura e della pretesa che ci sia l’altro punto di vista, si dipanano i giudizi su una
legislazione che arretra e non fa i conti con la realtà e la sua complessità, ma coglie gli spazi e la luce che nelle buone pratiche si può vedere.

Il secondo Abbecedario è forse premessa di un terzo, quello annunciato dall’infinita competenza femminile
a stare nella complessità.
Che sorge dalla necessità di non ridurre a uno, di non sfuggire a una realtà spesso non semplificabile e dal desiderio di non considerare mai la condizione immutabile, anzi dal continuo desiderio di trasformazione.

Tutto ciò non si traduce in un semplice “istruzioni per l’uso”, bensì determina il cambiare se le istruzioni,
sono per riflettere, per dare senso.

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