Ma è tutta colpa di Renzi?

disperazione

di Nino CARELLA

Sono un noto “gufo&rosicone” ma trovo comunque intellettualmente disonesto attribuire tutte le responsabilità dei problemi italiani (o della loro mancata soluzione) a Renzi, come pure si tende a fare.
Il senso è che o ci rendiamo conto dei reali problemi del Paese, e uniti ci sforziamo di superarli, oppure continuiamo una lotta intestina che non porterà da nessuna parte. L’ultimo gufo pare sia Ferruccio de Bortoli, direttore – ora uscente – di quel giornale che certo non ha alzato barricate quando l’ascesa dell’ex sindaco poteva essere arrestata, o resa meno impetuosa.

La verità (mia, soggettiva, si intende) si trova nel fatto che è il sistema economico europeo che non va, costringendo i singoli Paesi ad affogare nei loro stessi rigurgiti: gli Stati sovrani non sono più sovrani (per scelta loro – nostra – sia chiaro) ma a questa diminuita sovranità non sono corrisposte adeguate garanzie e contropartite. Basti pensare che mentre noi annaspiamo, gli Usa (dai quali la crisi era partita) viaggiano da tempo in corsia di sorpasso. E quindi la barzelletta per la quale la crisi è internazionale, non ci possiamo fare nulla, non fa più ridere nessuno. In più, bisogna cominciare a capire e a dirci francamente che l’economia non è un evento naturale, incontrollabile, ma è un sistema costruito dall’uomo.

Contro le avversità naturali possiamo poco, se non un minimo di prevenzione. Il sistema economico invece lo abbiamo inventato noi: e il suo obiettivo era ed è rendere la nostra vita ben diversa da quella “giungla” dalla quale i nostri antenati si sono riscattati con la loro intelligenza e con il senso di comunità.

Invece pare essere tornati nella giungla, con larga parte della popolazione che rimane indifferente rispetto ai patimenti dell’altra, affermando che in qualche modo “ognuno se la deve cavare da solo”; giustificando, di fatto, abusi, soprusi e furberie, come l’imposizione della legge del più forte, di fronte alla quale si può rispondere solo cercando di essere più forte ancora (e quindi più abusi, più soprusi, più furberie).

La verità è che il nostro sistema economico è diventato così complesso che ormai nessuno (e chi afferma il contrario è un ingenuo o un millantatore) ne capisce più appieno il funzionamento. E quindi intervenire è sempre più difficile che in passato: ad ogni leva di politica economica, sarà associato un rischio più o meno grande di provocare imprevedibili e collaterali disastri.

Ma non fare nulla è anche peggio. Siamo lontani anni luce dalle teorizzazioni ottocentesce di un mercato che si autoregolamenti con il laissez faire: oggi pochi soggetti controllano ampie fette di sistema; per loro il mercato non è più un rischio, ma è rendita; la concorrenza non è più un problema, ma un fastidio. E le azioni poste in essere da questi soggetti mirano a conservare le rendite, mentre l’abc del libero mercato pretende che si faccia di tutto per azzerarle. Facile poi che queste azioni travalichino la concorrenza economica, e sfocino nella politica.

Di fronte a questo scenario, serve quindi una classe dirigente che rischi, che “faccia qualcosa”, che non stia a guardare. Renzi è dinamico, ogni giorno pare averne una nuova: non mi meraviglia quindi che gli italiani continuino a dargli credito non avendo, forse, più gli strumenti cognitivi e culturali (erosi ben bene da vent’anni di berlusconismo, di destra e di sinistra) per capire che dietro quel dinamismo ci sono risposte inadeguate, quando proprio del tutto sbagliate.

Ma il delitto vero, sul quale “qualcuno ci giudicherà”, e restare inermi e impotenti a guardare tutto questo.

No, non parlo dei politici.

Parlo di noi.

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