La lettera scarlatta che non colsi

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di Ivana FABRIS

Ho 53 anni. E’ un fatto.
Sono una donna. E’ un altro fatto.
Sono stata comunista. Un altro fatto ancora.
Sono cresciuta politicamente con la militanza nel PCI. Un ulteriore fatto.

Ho scelto di aderire alla scissione della Bolognina perchè, vivaddio, sono sempre stata in grado di pensare e pensare autonomamente e perchè fortunatamente i miei circuiti stampati non sono rigidi ma flessibili.
Ed ecco qui il problema, un grosso problema perchè, essendo abituata a pensare liberamente, non sono riconducibile a categorie preordinate.

Sapete quella storia dei cassettini, degli scomparti, dei dossier in cui infilare le persone? Bene, con me non funziona e chi lo ha pensato possibile si è sempre e solo illuso.
E non funziona al punto che quando qualcuno mi parla di sinistra e lo fa riferendosi a sellini, a piddini di sinistra varia, a cani sciolti, io vedo al massimo una sola cosa: una folla di persone che non sa più a chi rivolgersi per convogliare le proprie idee, le proprie speranze, la propria passione e la propria voglia di impegnarsi.

Leggo ovunque su Facebook e sento in ognidove, tra parenti, amici, conoscenti, persone in coda alla Posta, la stessa frase: ma a sinistra a chi ci dobbiamo rivolgere?
Vedo ovunque attorno a me, sguardi un bel po’ persi, qualche volta attoniti, altre volte quasi sbigottiti, quando si tocca un certo argomento politico: la sinistra italiana.

Che a sinistra sia in atto una profonda crisi, è più che evidente. Una crisi che porterà obbligatoriamente a grandi trasformazioni e cambiamenti e, come tutti dovremmo aver ormai imparato, i cambiamenti spaventano, destrutturano, destabilizzano.
Malgrado ciò, vedo persistere ovunque atteggiamenti in cui, invece di cercarci e riconoscerci per stare vicini e attingere forza al fine di affrontare la tempesta che ci sta investendo, ci si fraziona ulteriormente in pezzetti sempre più piccoli.

Il dramma vero, però, a mio avviso, è che questo tipo di atteggiamento dilaga un po’ dappertutto: l’etichettare e l’incasellare le persone, o per bisogno di controllo da parte dei singoli o, addirittura, proprio per isolare, se non, peggio del peggio, sminuire, si ingenera in qualunque schieramento, anche in quelli più libertari, anche in persone che avrebbero dovuto aver già ben compreso che il senso di aderire ad una certa mozione programmatica, dovrebbe comportare anche l’andare al di là di ogni genere e forma di confine per raggiungere obiettivi più alti e nobili. E non è così.

Eh, è difficile davvero far politica pur sposando una certa idea, se prima non si è consapevoli che serva capacità d’analisi e visione. Ma anche generosità.
Visione ad ampio raggio, quella che ti obbliga ad andare oltre ogni genere e forma di incasellamento, quella che ti consente di riconoscere, nell’altro che proviene da un diverso organismo politico, una persona uguale a te per il modo di sentire e di concepire l’appartenenza civile, culturale e politica.
Generosità umana e politica, quella che ti permette di sconfinare con gli occhi dove non hai mai voluto guardare per saper vedere non più le differenze ma le somiglianze.

Per essere più precisi. Io, appunto, sono un’ex comunista, una che ha visto tutte le scissioni della sinistra e che non le ha mai condivise ma oggi non mi sentirei di escludere di potermi scindere io stessa da me. E non perchè sia materiale da psichiatria, ovviamente.
Mi riferisco al fatto che non ho nessun problema a lasciarmi alle spalle la mia storia per guardare al di là di una casa, una stanza, un partito, un’associazione, un movimento se il fine è quello di raggiungere un risultato ancor più importante e forse anche più ambizioso.

Ho sempre “sofferto” di nomadismo, quindi non ho nessun problema a lasciare un luogo per me inospitale che sia una casa dove vivere o un partito che non mi rappresenta più o il modo di interpretare un’appartenenza che è ampiamente superata.

Ma c’è un ma. In chi si relaziona a me, scatta una sorta di meccanismo perverso che prima ancora che questi possa conoscermi, io sono già stata catalogata: ho una certa età (e quindi non capisco il tempo odierno che vivo e quello dei giovani); sono una donna (lascio a voi la scelta nell’ampia casistica dei luoghi comuni relativi al mio genere); sono stata comunista (quindi sono una nostalgica marxista inquadrata); sono iscritta al Pd (quindi per definizione sono idiota).
Quattro categorizzazioni che, inevitabilmente, diventano perlopiù quattro lettere scarlatte su quattro.

Bene, prendete questo meccanismo e applicatelo a voi stessi e vedrete che, chiunque di voi, avrà le sue belle etichette (scarlatte) e le sue belle porte che si chiudono. E sì, quando si portano lettere scarlatte puntate sul petto, inevitabilmente molte porte si chiudono.
E a quel punto vi sorgerà la domanda: ma deve andare per forza così? Pare di sì. Pare che farsi del male, a sinistra, sia inevitabile.

Quindi, allo stato attuale, noi di sinistra siamo un popolo ormai senza terra, senza casa e senza rappresentanza che invece di guardare alla sostanza si rifà alla forma ma ad una forma che non è politica bensì è solo difesa delle proprie posizioni perchè signori miei, l’altro che non viene dalla nostra stessa storia, è ancora un potenziale nemico.

Per quanto mi riguarda, porto le mie quattro lettere scarlatte con orgoglio sul petto insieme a tante altre che mi hanno appuntate e vado avanti come ho sempre fatto.
A testa alta, forte di quello che è il mio passato per il quale non rinnego le mie scelte, scelte che semmai sono pronta a mettere in discussione e a rivedere.
Se sono la persona che sono oggi è anche grazie a quelle scelte: sono la loro elaborazione, sono il loro superamento.

A me gli steccati non sono mai interessati di per se stessi. Per me chiunque condivida il mio sentire, è mio amico, è mio compagno, è mio simile a prescindere. Non tollero il giogo sul collo e, peggio del peggio (!), sono sempre stata un’antimilitarista per principio, quindi risulta abbastanza chiaro che non abbia nemici e non faccia guerre. Tolleranza e rispetto, confronto e condivisione, sono il propellente della mia esistenza politica e non.

Non ho fede perchè per me la politica non lo è, non ho chiese perchè un partito non dovrebbe esserlo, tanto che, sin dalla sera del 19 aprile 2013, ero certa che il Pd, così come l’avevamo concepito, fosse morto insieme alla sua dirigenza e proprio in quel passaggio sono stati i miei stessi compagni di partito ad appuntarmi non so più nemmeno quante lettere scarlatte. Ma intanto i fatti odierni parlano…

Non mi ha piegato il PCI a certi indottrinamenti e al fideismo, non ci riuscirà il nuovo, qualunque esso sia, a rinchiudermi in sicure camere d’alabastro (cit.) perchè, per me, essere inclusivi è vitale, perchè il bene collettivo viene prima di ogni altra cosa. Perchè per me conta il noi e l’io, seppur parzialmente, è funzionale al noi.

Ricostruire una sinistra moderna, aperta, aggregante e in grado di governare secondo il tempo che viviamo, per me è il compito comune che dobbiamo darci, andando al di là di noi stessi.
Ed #èpossibile.

 

(foto dal web)

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2 Pensieri su &Idquo;La lettera scarlatta che non colsi

  1. E’ interessante perché io vengo da un’esperienza culturale completamente diversa, avendo scalato con fatica il pensiero liberale arrivando alla sinistra. Poi sempre più a sinistra. Qualcosa che chiamo approssimativamente “azionismo”. Poi più a sinistra di gente che proveniendo dal PCI, a differenza di te, Ivana, evidentemente è abituata ad accettare la presenza di un capo: e soprattutto (ho raccolto le loro dichiarazioni, non me lo invento) è “stufa di perdere”. E molto propensa al “fideismo”.
    Dovremmo provare a costruire sulle idee, dici bene: ma dico, è così difficile guardare e rifarsi ai principo costituzionali?
    Recentemente ho votato SEL e poi Tsipras, mi piace molto ALBA ma appunto non si riesce a pensare a un riferimento stabile.
    La sinistra è in crisi totale, coloro che erano pronti al cambiamento sono passati sotto le cinque stelle (adesso non entriamo in quel diascorso se non non se ne esce più) e al momento vedo difficile attrarli nuovamente a sinistra perché appunto, quale riferimento solido ci sarebbe?
    La citazione purtroppo non esce al livello colto che hai mantenuto tu: “gli è tutto sbagliato, gli è tutto da rifare.”

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  2. Pingback: I giovani in politica | Essere Sinistra

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