L’avanzata dell’ISIS ed il paradosso curdo

 

isis

di Vincenzo SODDU

C’è un aspetto paradossale negli sviluppi di quello che più che un conflitto ha assunto ormai l’aspetto di un massacro atroce e unilaterale.

La marcia dei Jihadisti dell’Isis all’interno dell’Iraq è purtroppo una triste realtà. Finanziati dall’Arabia Saudita e dal mercato nero del Petrolio, grazie ai diecimila barili al giorno venduti a mercanti senza scrupoli, i fanatici sunniti non conoscono più ostacoli nella progressiva quanto feroce eliminazione delle minoranze religiose irachene.
Così gli Stati Uniti, più volte accusati di aver creato con l’eliminazione di Saddam questa instabilità interna al Paese, sembrano finalmente decisi a intervenire duramente per tentare almeno di fermarla.
Spinto anche dalla diplomazia iraniana, Barack Obama ha deciso di rifornire regolarmente di armi i Peshmerga curdi schierati a nord di Mosul, che stanno combattendo per il controllo dell’importante diga che garantisce energia all’intero Nord del Paese.

Quando si parla dei Curdi si parla della popolazione più bistrattata nella storia del Medio Oriente e dell’Altipiano Iranico: etnia indoeuropea discendente nientemeno che dall’antico popolo dei Medi, il cui numero complessivo di componenti oggi si aggira sui 35 milioni di persone.

La storia del Curdi è la storia di una Nazione che non esiste, che in 600 anni di divisioni e dispersioni in sette Stati differenti quali l’Iran, l’Iraq, la Turchia, la Siria, l’Armenia, l’Afghanistan e l’Azerbaigian, dove è ovunque e perennemente perseguitata, è riuscita a farsi riconoscere soltanto come regione autonoma nel nord dell’Iraq grazie alle contingenti vicende politiche.

Qui gli abitanti curdi della regione, chiamati anche Yazidi, perché fedeli dello Yazidismo, sono per questo considerati dai soldati dell’Isis degli infedeli e hanno subito negli ultimi giorni massacri indescrivibili.
Tra questi, i cosidetti Peshmerga, ossia combattenti autonomisti e indipendentisti disposti a combattere fino alla morte su 150 chilometri di confine, hanno colto l’occasione per proclamarsi ultimo baluardo di un Occidente ormai al tramonto in Medio Oriente e anche oltre.

Questo ha portato alla forte e paradossale alleanza tra Baghdad e Irbil, nel momento in cui il debole leader Maliki ha visto il concretizzarsi sempre più evidente del suo declino politico, voluto da Teheran e da Washington, sino alla vittoria alle elezioni politiche del suo avversario Abadi, più coesivo delle miriadi di componenti sociali dello Stato iracheno.

L’incertezza politica ha originato la stessa decisione statunitense, che crea un precedente rispetto all’intera storia dell’intervento americano nella regione (ricordiamoci del massacro di 5000 curdi iracheni da parte di Saddam con il tacito silenzio statunitense).

In quest’ultima accelerazione dei governi iraniano e statunitense c’è in realtà la volontà di eliminare la longa manus saudita che viene considerata la vera responsabile della creazione delle armate dell’Isis, ma se questo processo, iniziato da alcuni anni, avesse ricevuto un intervento più tempestivo, non soltanto volto alla difesa e al controllo dei rispettivi pozzi petroliferi, forse non saremmo arrivati a questo punto.

Prova ne sia l’atto d’accusa del Segretario di Stato Hilary Clinton che, nei giorni scorsi, ha puntato il dito contro il Presidente, reo di essere complice nella creazione dell’Esercito del Califfato nero con il suo appoggio alle forze più estremiste anti-Assad in Siria.
E allora ecco questa svolta inaspettata, quasi a suggerire che anche da una guerra può giungere una decisione, quella della definitiva autonomia di una parte almeno di un popolo disperso da sempre e da tutti, quando le cose giungono a un punto di non ritorno.
Pur sorvolando sugli strafalcioni di Di Battista, è pur vero che inopportuni interventi, a corrente alternata, di Paesi occidentali, a favore o contro Saddam hanno portato a questo risultato, ma io credo che la sorprendente richiesta di alleanza con il popolo curdo da parte dell’Occidente riveli altro. Riveli, soprattutto, l’enormità di una responsabilità internazionale, anche italiana, che dopo aver portato al caos politico e sociale uno dei Paesi più antichi del mondo per meri motivi economici, ora cerchi di porvi rimedio rinunciando a uno dei più clamorosi veti della storia dell’umanità: l’impossibilità di uno Stato curdo.

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3 Pensieri su &Idquo;L’avanzata dell’ISIS ed il paradosso curdo

  1. I curdi sono stati massacrati per decenni dai turchi.L’occidente ha sempre voltato le spalle alla loro diaspora.Adesso fa comodo rispolverare le atrocita’subite.Il dio dei cattolici e’un bel voltagabbana.Francesco ha di fatto posto un’equazione.E’ con gli americani.L’Isis e’ un miraggio.6 mesi e saranno ridotti a un epifenomeno.Petrolio in nero?Tra 4 mesi senza tecnici,manutenzione e pezzi di ricambio i pozzi si fermeranno. La scommessa geostrategica qatariota e saudita e’senza controllo. Obama non ha ne’interesse ne’ volonta’ d’intervenire.Hillary Clinton non si differenzia da Bill.

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