Vivi nella Memoria

papà3
di Ivana FABRIS

La notte tra l’8 e il 9 settembre del 1943, i tedeschi ti rastrellavano e, insieme a centinaia di soldati italiani come te, ti rinchiudevano in un campo da calcio nei pressi di Cremona in attesa della deportazione in Germania. Iniziava lì la tua odissea da prigioniero.
La notte tra l’8 e il 9 settembre del 2002, ci lasciavi per realizzare la tua liberazione. Quella vera, quella che forse ti sei portato dentro sin da quel lontano ’43 e quella dalla malattia che aveva divorato te insieme alla tua vita.
Quella notte te ne sei andato via per sempre ma anche in quel passaggio ci hai testimoniato la tua volontà e il tuo impegno civile e politico.

Fino all’ultimo non hai mollato e, consapevole com’eri del percorso che stavi facendo, in quelle notti e in quei giorni che han preceduto la tua liberazione, non ti sei risparmiato un momento nel cercare di lasciarci qualcosa che ci rimanesse per sempre, ancora qualcosa di buono da portare con noi nella nostra esistenza.
Affetto, ricordi famigliari, riflessioni sulla vita e sulla morte, ma soprattutto Memoria. Tanta Memoria, pacchi interi di Memoria.

Hai sempre cercato e l’hai fatto in ogni modo, di lasciarci quante più cose sapevi e avevi capito. In quei giorni anche di più.
Su ogni istante del tuo percorso politico dalla guerra ai giorni che stavamo vivendo, passando attraverso tutti quei valori che l’avevano costellata: valori di sinistra, valori dell’antifascismo, della giustizia, dell’equità, valori e politiche che tendessero sempre al migliorare le condizioni di vita di tutta quell’umanità che aveva meno e per la quale piangevi anche in quegli ultimi tuoi giorni per il dolore che ti provocava il pensarla, benché sapessi di essere vicino alla tua stessa fine. E confronto, discussione, analisi che sfociavano inevitabilmente nella preoccupazione che avevi di andartene lasciandoci tutti in mano a Berlusconi. Credo sia stata l’unica ombra che ti sei portato con te in quel passaggio così importante.

Da quei giorni, moltissime cose son cambiate anche se, in realtà, nulla è davvero cambiato.
Berlusconi non c’è più. Almeno, in apparenza sembrerebbe così ma nella sostanza alcuni di noi hanno come l’idea che sia ancora lì dove l’abbiamo lasciato, anzi, forse che sia anche rafforzato.
Non stupirti ma è andata che l’avventuriero di turno, un tale Renzi che si sente il novello messaggero degli Dei, appoggiato da poteri forti che nemmeno immagineresti, è entrato con tutti gli onori dalla porta principale del PD senza passare dal via e un’altra volta abbiamo un uomo che nell’immaginario collettivo è vissuto come fosse Amministratore Delegato e insieme azionista di maggioranza della Ditta e del Paese.
Il degno prosieguo del tempo che tu hai visto iniziare. Capisci bene, quindi, che quel tempo non è ancora finito. Anzi.

Il bello (per usare un eufemismo) è che è entrato con la benedizione e l’incoraggiamento di quelli in cui hai sempre creduto e ritenuto dei galantuomini, cioè i tuoi (nostri) ex dirigenti del PCI, per finire il lavoro iniziato una sera di un anno e mezzo fa in Parlamento, quando quel Partito Democratico che anche tu hai contribuito a realizzare, ha strappato il siparietto che da anni reggeva a beneficio di tutti i suoi elettori, mostrando al mondo come si fucila il proprio segretario (un segretario decisamente di sinistra) insieme al padre fondatore dello stesso PD.

Ed è stato così che han disfatto un canovaccio che, per quanto liso e fallato qui e là, aveva retto per quasi un secolo; ed è stato che così che la sinistra italiana si è vista disperdersi e disperdere il suo elettorato tra delusi, scontenti, disillusi e rassegnati che non voteranno più o si butteranno a votare un altro avventuriero che non promette niente di buono. Forse te lo ricorderai, faceva il comico e adesso fa il rivoluzionario. Non un gran binomio, in effetti.
Non starò ad annoiarti spiegandotene le motivazioni (o almeno quelle che per me lo possono essere), non sono qui per questo. Ti voglio invece raccontare come tutto si è trasformato in un qualcosa che fa sempre più impressione. Impressione e rabbia.

Sai, questo novello salvatore del PDperdentedasempre, è un segretario che vince. Vince tutto, primarie, elezioni Europee, tutto. Un record di incassi, praticamente.
Lui è un vero campione, uno che va bene per non fare errori (n.d.r.), lui vince e per cosa vince, con quali voti e politiche vince, non conta.
E così, nell’incredulità generale di una grossa fetta di militanti ed elettori, una sinistra vera non esiste più.

Ma fosse solo quello.
Pensa, Renzi fa patti di sangue con il pregiudicato e condannato Silvio Berlusconi e sta lavorando alacremente con quella banda di masnadieri che hanno devastato questo Paese. Sì sì, hai capito bene, proprio quelli. Lui collabora per manomettere la Costituzione a colpi di voti di fiducia (!), per riformare (lo definiscono proprio così) l’assetto della democrazia parlamentare con un nuovo Senato che si è guardato bene dallo spiegare agli italiani come funzionerà.
Pian piano ci sfileranno da sotto lo Statuto dei Lavoratori, ci toglieranno i diritti acquisiti, manometteranno la Sanità e distruggeranno definitivamente per le generazioni future (ma in parte anche per quelle passate) il sistema pensionistico, daranno il colpo di grazia a quel cavallo zoppo che è sempre stata la scuola italiana e non oso nemmeno immaginare cosa faranno alla Giustizia.

Fra non molto stravolgeranno tutto e l’opera di demolizione è iniziata sotto ai migliori auspici: il placet dell’elettorato e l’appoggio cieco, sordo e prono dei media attraverso una propaganda che si è fatta feroce e che il popolino (come lo chiamavi tu) si beve tutto d’un fiato e senza più nemmeno turarsi il naso. Una propaganda che ha fatto passi da gigante da quando te ne sei andato e non crederesti ai tuoi occhi e alle tue orecchie -proprio tu che già sapevi come funzionano queste cose- davanti a ciò che viene mistificato giorno per giorno.
Son tutti contenti perché Renzi è uno che ci dà dentro, è giovane, veloce, dinamico, inizia presto (ma non finisce presto anche se qualcuno ne è convinto) e di solito non ascolta nessuno. Eh sì, ha le idee chiare lui, sa come “pulire” bene dalle voci che sporcano la sua narrazione. È spettacolare vederlo in azione, stupisce con effetti speciali le platee, è un vero frontman dello showbiz.

Pensa, abbiamo al governo la “sinistra” e con un uomo solo al comando che fa cose che neanche Berlusconi. Non ci crederesti ma qui succedono fatti che se solo li avesse proposti B., a quest’ora staremmo come durante l’assedio di Stalingrado.
Ma tutti son felici e contenti, anche vincenti, che sembra sia la condicio sine qua non, perché abbiamo un governo veloce, pieno di giovani ministri e ministre che non sanno nulla di politica, quella vera, quella più nobile, e che si permettono di svilire e apostrofare i Costituzionalisti perchè avversano quelle modifiche, perché denunciano che presto ci consegneranno una Repubblica semipresidenziale se non proprio presidenziale (in Italia, ti rendi conto?) e cercano di zittire le poche voci dell’opposizione usando profonde argomentazioni politiche: gufi e rosiconi.

Ricordi con quanta passione ci raccontavi il lavoro fatto dai Padri Costituenti, in quanto tempo e il perché ci fosse voluto così tanto? Ricordi quanta commozione e orgoglio ti suscitava pensare che la nostra fosse la Costituzione più bella del mondo e che lo dicessero in tanti anche fuori dall’Italia? Ecco, pure quel tempo è andato, finito.

Da mesi e mesi ci martellano con il mantra di queste riforme da fare, come se fosse ciò di cui ha realmente bisogno il Paese e non dicono, invece, che questi passaggi serviranno solo a quella politica che continua a conservare se stessa e che lo fa ferocemente.
Viviamo un’epoca difficilissima in cui la crisi economica che non esisteva e che era un’invenzione del pessimismo dei comunisti, sta mettendo in ginocchio milioni di persone, ha distrutto la piccola e media impresa e sta lentamente andando a dismettere su larga scala l’industria.

Penso spesso alle tue battaglie sindacali, a quanto il tuo padrone ti rispettava nelle trattative perché eri un galantuomo, alla stima che aveva di te e della tua dignità, di te che sapevi essere un grande lavoratore e ti facevi forte di questo quando andavi a discutere con lui migliori condizioni di lavoro.
Penso a quanto ci hai messo di tuo, del tuo tempo, delle tue risorse, del tuo entusiasmo per ottenere quel rispetto necessario ad avere ascolto. Penso alle conquiste che raggiungevi e a quanto eri orgoglioso di poter fare qualcosa di autentico e di buono per migliorare la qualità della vita dei lavoratori. Tutti.

Oggi siamo al punto in cui sta invece nascendo una nuova forma di schiavismo. Lavoro non ce n’è, i giovani di nuovo emigrano all’estero per poter trovare lavori dignitosi e quelli della mia età vivono nel terrore di perderlo il lavoro, se ancora l’hanno. Chi tra i giovani rimane qui, si trova dinnanzi a situazioni davvero sconvolgenti e si vede costretto ad accettarle. Paghe da fame (3.80 Euro/ora come addetti nel call center), orari impossibili, diritti negati e quelli della mia età accetteranno che sia meglio sacrificare l’articolo 18 piuttosto che stare senza lavoro, così come ci sta dicendo chi ci governa.

E io penso, continuo a pensare ai sacrifici, alle lotte, alle rinunce di migliaia di lavoratori che, come te, negli anni più duri delle lotte operaie, hanno messo in gioco tutto, hanno combattuto e ottenuto, a volte anche pagando con la vita.
Mai come in questi ultimi mesi ho capito e quantificato la preoccupazione che avevi per il nostro futuro, proprio in quei tuoi ultimi giorni. Mai.

E mai come oggi mi sono resa conto che tu e la tua generazione, gente forgiata dalla fatica, dai sacrifici, forte del coraggio di lottare, è come non fosse mai esistita. Con un colpo di mano dietro l’altro, tentano pervicacemente di far sparire tutta la vostra storia. Già molte delle vostre lotte, delle vostre conquiste, ora giacciono.
Voi avete lottato perché abusi e soprusi non accadessero più e, invece, ormai ne siamo sommersi fino al collo.
Voi che dal lavoro eravate disposti a farvi cacciare pur di difendere le vostre idee e pur di non rinunciare alla lotta per conquistare ciò che era giusto e garantiva equità e dignità, oggi non credereste a quello che vedreste.

Non esiste più passione, non esiste dignità ed idealità.
Ricordi, vero? Le ideologie sono morte ed è iniziata così la devastazione.
In vent’anni di storia han spazzato via i quaranta, forse cinquanta precedenti. È una follia storica, oltre che politica.
Il bello è che ci vogliono convincere con ogni mezzo che sia così che debba andare, che il mondo debba correre perché è cambiato il tempo, perché tutto è una folle corsa lanciata contro il tempo stesso. E la storia si ribellerà, com’è ovvio che sia, con tutte le conseguenze del caso.

Ma in tutto questo discorso, la sinistra dov’è, ti starai chiedendo. Ecco il dramma dei drammi: la sinistra non c’è.
Vedi, penso spesso alle tue parole di quegli ultimi giorni e ricordo anche l’espressione accigliata che avevi nel dire quelle frasi che ripetevi sul destino che ci avrebbe aspettati. E tu nemmeno sapevi quanto amaro sarebbe stato, perché una disfatta così della politica e una crisi così profonda della democrazia, non avresti potuto supporle nemmeno tu che sei sempre stato capace di vedere lontano.

Le cose son ben più gravi di come le avresti immaginate perché le scelte di svuotare i media dai contenuti han dato i loro frutti. Il pensiero culturale collettivo che già non era ricco, ora è all’indigenza.
La politica ha perso di significato e non è difficile capirne le ragioni, visto che questo è il terzo governo che non governa ma soprattutto è il terzo giro di valzer che la “sinistra” fa insieme alla destra. Non l’avresti mai detto, eh?
Nell’immaginario comune, mai destra e sinistra sono state uguali come oggi e con i prossimi 3-4 anni, saranno più uguali che mai.

Ma un ma comunque c’è. Di gente come me e te, in giro ce n’è ancora e ce n’è parecchia. Gente che crede nell’impegno, che ha ancora una forte tensione ideale, che vuol ancora mettersi in gioco, che sta vedendo lontano perché conosce la storia di questo paese e ha visto cos’ha prodotto.
Gente che si ricorda benissimo quando a sinistra si diceva “ma tanto Berlusconi non dura” e lo si ripeteva come un mantra, gente che non ha nessuna intenzione di ingoiare ancora una volta altri 20 anni di solitudine.
Gente che ha passione, la stessa che avevi tu.
È la tua gente, la mia gente, la gente di sinistra, i compagni. Ahi! Cos’ho mai detto! Sinistra? Compagni? Oddio, ho osato!
“Quanto vecchiume” ci sentiamo dire. Ci apostrofano di essere superati, di essere vetero, di non capire questo tempo che sta arrivando e che in parte è arrivato.

Ti rendi conto? La sinistra superata e vecchia.
Beh, sì, certo, vecchia lo è, Voltaire e Rousseau lo sanno bene, ma superata di certo no.
Come potrebbe essere superato qualcosa che è entrato di diritto nella storia (e che storia) quattro secoli fa?
Essere di sinistra non ha una scadenza, è eterno e basterebbe leggersi “Il contratto sociale di Rousseau” per capirlo.
Poi, possiamo chiamarci compagni, cittadini, fratelli o partigiani, ma non cambia. Chi è di sinistra lo è, ci rimarrà e si terrà per mano in questi giorni tristi. (cit.)
Ed ho anche scordato di dirti che ci definiscono nostalgici. Sai, quasi li compiango. Anzi, li perdono, perché non sanno quello che dicono.

Vedi, il dramma del tempo che viviamo è che la cultura politica post-berlusconiana ormai impera. Secondo il pensiero generale, quello che proprio serpeggia ovunque, il mondo, questo paese, la politica tutta, è nata negli anni ’80. Il prima non esiste più. Capisci?
Non sai con quanto dolore assisto a questo disastro e mi rendo conto che tu e la tua generazione per una moltitudine siete vissuti invano.

Lo stordimento delle coscienze che hai conosciuto, in questi ultimi vent’anni è diventato un’anestesia e oggi è stato di coma vegetativo.
La confusione, il qualunquistico disinteresse, la disinformazione-mal informazione e la rassegnazione (sì, proprio lei che combattevi tanto oggi è più in auge che mai) sono pressoché totali, sotto questo cielo e nella mente dei più.

Ma come ti dicevo, quel “pugno” di uomini che hanno la Memoria e per i quali invece è chiaro il progetto, esistono e non mancano certo di volontà di reagire e di non darsi per vinti anche se sono consapevoli che si preparano tempi di rabbia e sconforto.

Inoltre accade un’altra cosa strana. Molti di quelli che vent’anni fa potevamo definire compagni, oggi possiamo solo inserirli alla voce “Socialdemocratici”. Altri e non pochi, invece, tra quelli che un tempo chiamavamo extraparlamentari, oggi si potrebbero tranquillamente annoverare come comunisti.
Curioso eh? Il tempo passato, giorno dopo giorno, a sfamarci alla mangiatoia della politica berlusconiana, è come se avesse mitigato la forza delle idee. Ma, altra curiosità, sarà un caso che fra quelli che ancora credono nelle idee di sinistra, quella più nobile e alta, nessuno perlopiù sia nato tra il 1970 e il 1980?
Mi domando spesso cosa accadrà quando anche l’ultimo costituzionalista nato “ieri” se ne sarà andato, quando l’ultimo di noi resistenti e gramscianamente partigiani sarà scomparso e mi rispondo che forse dovremo vedere un mondo che a noi farà orrore, ma fintanto che ci saremo, lì sono e saranno i focolai di resistenza e di trasmissione della Memoria.

Ed è così che avviene già. Si combatte, ognuno con le proprie armi, quelle più consone a questa che viene chiamata modernità. Si combatte quasi senza speranza, armati solo del proprio sapere e con un’arma potentissima come quella che è la Memoria, sapendo che oggi non ti ammazzano più, semplicemente, così com’è accaduto a quelli come te e altri che erano comunisti, ti discriminano. Oggi lo fanno etichettandoti come nostalgico, apostrofandoti come vetero, cercando di farti sentire sbagliato, mistificando quanto più possono. In pratica, nell’era della comunicazione la loro arma è toglierti credibilità emarginando e isolando la tua voce.
Tragicamente, poi, anche da quelli che dovrebbero stare dalla nostra parte, non manca un contributo saliente: siamo vecchi e datati, gente che rimpiange i vecchi apparati.

Mi viene persino da ridere quando li sento dire una simile amenità. Ti ricordi? Eravamo critici e combattevamo l’apparato quando questi nuovi pensatori nemmeno esistevano e oggi ci tacciano di avere nostalgie dei vecchi partiti e degli apparati. Davvero, li compiango e li perdono perché sul serio non sanno quello che dicono.

Se la politica di oggi è quella dell’illusione di pensare di non aver bisogno della Memoria, beh, davvero, questo paese è spacciato.
La storia si ripete sempre e sempre si ripetono le parole di quel grande che tu citavi spesso che di nome faceva Antonio e di cognome Gramsci. Eh sì, la storia è maestra ma non ha scolari.
Vien da pensare che non sia un caso che non si siano mai istruite tutte le generazioni dal dopoguerra ad oggi, ad impararla non come qualcosa che appartiene al passato ma come materia viva e vitale quale essa è, anche quando si parla di ciò che è stato 1000 anni fa.

Da mesi e mesi non faccio che pensare a cosa diresti tu se fossi qui oggi e avessi la lucidità e la capacità di analisi che avevi allora e subito dopo, invece, mi dico che è un bene che tu non ci sia a vedere che praticamente tutto è quasi andato perso e se non lo è oggi, lo sarà verosimilmente domani, che il vostro impegno e il vostro sacrificio agli occhi dei più, non vale nulla.
Vedi l’assenza di memoria cosa fa? Quelli che non si ricordano o non sanno, nemmeno si rendono conto che se hanno dei diritti è solo grazie a gente come te. E non sto certo dicendo che dovrebbero ricordarvi per gratitudine. Anzi.

Poi, sai, mi rendo anche conto che provo una certa pena per chi non ha vissuto le nostre stesse spinte emozionali e le nostre stesse tensioni ideali: c’è un’intera generazione che non ha slanci, non ha passioni, non ha coraggio, che è quasi ripiegata su stessa. Molte responsabilità le hanno i padri di quella generazione, ma non cambia il risultato. Oggi contano i vincenti e non gli idealisti appassionati e preparati.

Io però, che mi ricordo tutto quanto mi hai insegnato sin da quando ero bambina, che ho respirato l’aria della lotta, la gioia dell’impegno e della militanza per ciò che è giusto, non mollo. Anche se c’è chi mi deride, mantengo vivo ricordo e Memoria. Li confronto con quelli dei miei compagni che ho riconosciuto fra millemila altri, li rielaboro rapportandoli al mio tempo e provo a trasmetterli.

Forse solo così non andrà tutto perduto in questo tempo provvisorio che ci vede provvisori come non lo è stato mai l’essere umano del ‘900.
Voi, i vostri padri, una speranza l’avevate, in un’idea credevate e avevate coraggio, forza e capacità di resistere agli urti, al tempo e ai soprusi.
La mia è una generazione che ancora può dare ma quelle successive -amaramente devo dire- non conoscono e drammaticamente hanno solo la spocchia di pensare di non aver bisogno di conoscere, hanno solo la velleità di credere di avere tutte le risposte come fossero in ritardo rispetto alla ribellione tipicamente adolescenziale e, come già avvenuto in passato, incautamente butteranno via il bambino insieme all’acqua sporca.

Ci sarebbe ancora molto da dirti ma è già troppo questo e proprio oggi, nel tuo giorno.
Già, oggi sono 12 anni che sei andato via ed ho voluto ricordarti così, perchè comunque sei sempre dentro di me non solo con l’affetto ma con gli insegnamenti, con quello che mi hai trasmesso.
Ti ho voluto ricordare con la rabbia per l’ennesima follia, per l’ennesima ingiustizia che accade nel silenzio generale, un silenzio assordante rotto solo dalle mie e altrui parole su questa pagina dove spesso è accaduto che parlassi di te.
Lo so, è un po’ penoso e forse nemmeno consono alla ricorrenza, onorarti a questo modo, ma tu avevi il coraggio della verità, tu non avevi paura delle parole e forse è solo questo il modo per dirti e dimostrarti che la tua vita anche nei tuoi ultimi giorni, la tua ansia di trasmettere, non stati invano.
Nel mio piccolo, nel mio modo di essere, io lotto e non smetto di farlo, papà.

 

papà mod

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