Niente di nuovo sotto il sole delle Alpi

salvini

di Sil Bi

Ieri Matteo Salvini ha annunciato la prossima nascita di un “soggetto” politico autonomo, diffuso sui territori “da Roma in giù”, che porterà avanti le stesse battaglie della Lega: in particolare quella contro Bruxelles.

E’ l’Europa la nuova “bestia nera” dei leghisti: Bruxelles ha preso il posto di “Roma ladrona” come causa di tutti i mali. Gli argomenti (“l’Italia dà all’Europa più soldi di quanti ne riceve indietro”) sono identici a quelli con i quali la Lega Nord degli esordi contestava lo Stato centrale; identiche sono le rivendicazioni autonomiste – oggi si chiede l’uscita dall’euro come un tempo si favoleggiava della “moneta padana”  -, identica è la retorica xenofoba, indirizzata verso i migranti (che gli altri Paesi europei rifiutano di “spartirsi” con l’Italia) anzichè verso i “terroni”, bersaglio favorito della Lega Lombarda delle origini.

In un certo senso, si potrebbe dire che la nuova Lega di Salvini è quella di Bossi “su un’altra scala”: la nazione  – poi comunque dissolta in una confederazione di regioni autonome -, contro le istituzioni continentali, anziché la regione contro quelle nazionali.

In questo modo, Salvini punta ad occupare uno spazio politico (che in Italia è, ahimè, piuttosto ampio) simile a quello della Le Pen in Francia : una destra xenofoba, conservatrice, populista, che nel nostro Paese – per ragioni storiche e culturali – non funziona se è di stampo nazionalista, ma va declinata in senso “localista”.

Vi è, però, un paradosso: il punto di vista dei Paesi nordeuropei verso l’Italia e gli altri Paesi mediterranei è molto simile a quello di Bossi verso i “meridionali”.

“Li abbiamo aiutati anche troppo”, “si rimbocchino le maniche, come abbiamo fatto noi”, “è inutile dare loro soldi, non sanno spenderli”: sono frasi che potrebbero essere state pronunciate da un tedesco verso di noi, così come da un leghista della prima ora verso una regione del Sud Italia.

Chissà se anche Frau Merkel arriverà a teorizzare un’Europa divisa tra la sua parte “virtuosa” e quella “molle e spendacciona”, come Bossi fece per il nostro Paese.

Certo è che la retorica che pone il “nemico” all’esterno, attribuendogli la responsabilità di ogni problema, fa sempre presa, tanto più in tempo di crisi: per questo , se le istituzioni europee non sapranno reagire, saranno davvero in pericolo.

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