Il Marchese del Grillo (returns)

marchese del grillo

 

di Ivana FABRIS

 

Effettivamente il bonus di 80 euro per tre anni alle neomamme mancava.
Soprattutto ne sentiva la necessità il paese.
Eh sì, perché ogni famiglia stia crescendo un bambino sa bene che quegli 80 euro saranno determinanti, incideranno considerevolmente sul bilancio famigliare.

Non l’utilizzo di quelle risorse finanziarie che verranno impiegate nel bonus per il rafforzamento del welfare, non la certezza di avere un impiego, non il sostegno alle donne che lavorano nel metterle in condizione di non dover ricorrere a dispendiose tate e baby-sitter, a rette costosissime dei nidi pubblici, non il controllo del prezzo del latte artificiale che in Italia è vergognosamente molto più alto che nel resto dell’Europa, non una rete di aiuti sociali che sostengano e favoriscano la maternità.
No, un bonus di 80 euro.

Questa coazione a ripetere di regalie propagandistiche che sanno di elemosina, che non fanno che rafforzare l’idea di uno Stato assistenziale che tenta di mettere pezze qui e là, che crea dipendenza nei cittadini italiani anziché autonomia e libertà individuale di scelta, è quanto di più deleterio possa esistere, senza contare che non porta un paese e i suoi abitanti ad evolvere nella concezione e nella percezione che ha dei suoi governi.

La nostra è una storia culturale interamente costituita, sin dalla notte dei tempi, da uno Stato nemico dei suoi cittadini, per nulla vicino alle loro realtà, alle difficoltà che incontrano nel loro quotidiano.
Uno Stato che saccheggia le loro tasche per renderli sudditi e dipendenti, appunto, da gesti come quelli che il Premier Renzi non fa che dispensare al popolo italico.

Uno Stato, poi, che anche nell’elemosina mette le categorie di cittadini in difficoltà le une contro le altre: sono certa che ci sarà, tanto per fare un esempio, chi domanda perché le neomamme e non le neovedove?
Così come sono certa che sentirò parecchie persone dire che meglio gli 80 euro che niente e proprio in virtù di quel senso di sudditanza che gli italiani portano in sé da secoli, in virtù del fatto che nessuno ha mai insegnato loro che hanno diritto ad essere riconosciuti nei loro bisogni e che affidarsi all’obolo una tantum toglie loro riconoscimento e dignità.
Ancora una volta, quindi, assistiamo ad un’operazione che sa di demagogia, che non risolve, anzi, danneggia la crescita culturale oltre che economica di un paese.

In realtà questa del Premier è una pura operazione di immagine e nemmeno poi così originale, visto che ci aveva pensato anche il suo mentore di Arcore con le famiglie numerose.
Un’operazione che mira a costruire l’icona non di un Papa buono ma di un Premier buono, uno con un’idea della famiglia anni ’50, uno vicino ai problemi della gente, che si sforza, malgrado l’assenza di risorse, di cercare soluzioni che favoriscano i cittadini italiani in difficoltà, di un Premier che deve entrare nell’immaginario collettivo come colui il quale proprio umanamente capisce i gravi disagi del suo popolo, che cerca in qualche modo di dire che sa quanto ingiusta sia la condizione che vivono oggi le famiglie e che prova, in tutta la sua infinita misericordia, a far qualcosa per esse.

Ebbene no, non funziona così.
Funziona che un Premier dovrebbe assumersi la responsabilità di fare politiche che investano sulla qualità e la dignità della vita delle famiglie, in particolar modo di quella delle donne che non vivono più un modello come quello che ci ha impartito la Chiesa negli anni del primo dopoguerra e a seguire, ma che hanno una maggiore consapevolezza di se stesse.
Donne che vogliono essere riconosciute nello sforzo di mettere al mondo i loro figli e di crescerli nel rispetto della vita che hanno dato loro, pur lavorando, pur facendo enormi sacrifici in termini di tempo e di denaro nel far quadrare il proprio bilancio famigliare, che vorrebbero poter dare loro un’istruzione, magari anche di qualità, e la possibilità futura di un lavoro che non sia solo precario e sottopagato o di vederli espatriare per poterlo reperire.

Funziona che un Premier non dovrebbe elargire la questua spacciandola tra l’altro come determinante alla risoluzione dei problemi quotidiani (si ascoltino le sue parole nell’intervista rilasciata ieri a Barbara D’Urso) riducendo gli italiani meno abbienti al rango di accattoni, ma dovrebbe impegnarsi al massimo affinchè ogni donna e uomo di questo paese possano decidere in piena libertà di mettere al mondo un bambino sapendo che avrà garantito il proprio diritto ad una vita dignitosa come qualunque essere umano meriterebbe.

Ma ciò che trovo davvero pericolosa, è l’operazione mediatica che è costruita attorno a questa nuova boutade, perchè intanto che discutiamo del bonus neomamme, va avanti la sistematica distruzione, invece, dei posti di lavoro, dei diritti dei lavoratori che genererà un mare magnum di precarietà e di nuovi schiavi. Intanto che il paese discute di questa nuova “filantropica” elargizione, si operano una serie di scelte pesantissime ai danni degli stessi cittadini con la prossima legge di stabilità nel silenzio più o meno velato dei media che invece ci impartiscono a reti unificate, la novella azione caritatevole del Premier.

Armi di distrazione di massa, senza ombra di dubbio, e mentre l’ascolto dire che regalerà 80 euro per 3 anni alle neomamme perché lui sa quanto costi pagare i pannolini, i biberon e il latte in polvere, nella mente mi si delinea l’immagine del Marchese del Grillo che, dall’alto della sua ipocrita e dileggiante munificenza, lancia monete ai mendicanti che l’attendono sotto le sue finestre.
Non sanno, gli incauti e ignari questuanti, che sono arroventate e che nel riceverle nelle mani, rimarrà loro un marchio indelebile.

 

 

 

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