Uscire o non uscire. Ma è questo il problema?

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di Nino CARELLA

La scissione è nell’aria. “Entro un mese decido”, afferma Giuseppe Civati.
Dopo la manifestazione di sabato è stata spostata più in alto l’asticella dell’incomunicabilità tra le due anime del PD. Le Direzioni Nazionali del PD sono inutili perché tanto è già tutto deciso. Il PD non è democratico. Il PD si sta spostando a destra. A sinistra ci sono le praterie…

Questi sono alcuni dei luoghi comuni che sui social e sui giornali si leggono sempre più insistentemente. C’è un popolo là fuori che si sente e si dice di sinistra e attende solo di essere rappresentato. Questo credo sia vero. C’è oggi qualcuno in grado di sintetizzarne le diverse sensibilità e rappresentarlo. Questo credo sia falso.

E lo dico con rammarico. E’ indubbio che alle prossime elezioni qualcuno si presenterà come l’anima della sinistra e tenterà di raccoglierne il consenso. E’ talmente indubbio che è facile ipotizzare che questo qualcuno potrebbe essere più di uno. Civati, forse. Landini o chi per lui, magari Vendola, chissà. A chi daremo retta? Civati ha già un piede fuori. C’è chi lo vede mezzo fuori, chi lo vede mezzo dentro, come il famoso bicchiere. Intanto prepara la rete che dovrebbe supportare il suo eventuale e definitivo passo a sinistra, che lo porti fuori dal Partito Democratico. Il pubblico attende con il fiato sospeso, per capire se la rete reggerà la caduta libera, o se il nostro si schianterà invece al suolo, lasciando molti rimpianti per quello che sarebbe potuto essere, e invece non potrà essere più.

A Bologna la mia posizione era possibilista: dentro o fuori non mi importa, l’importante è che ora che ci siamo trovati, non ci perdiamo più. Forse il PD non è la mia casa, ma sento che quest’area è (politicamente parlando) la mia famiglia. Non perdiamoci di vista, e lavoriamo ad un progetto a lungo termine, dove mettiamo al centro i temi, l’identità, ed un’idea di nuova società per l’Italia che la mozione abbozzava abbondantemente.

Da allora non ci siamo invece più visti. Il nostro unico punto di riferimento è rimasto il blog; le interviste imbarazzate; una linea politica sempre in bilico, epperò in bilico non ci si può rimanere in eterno, peraltro proprio mentre l’altro, di fianco, parte a razzo, anche se nella direzione sbagliata. Ma al popolo bambino piacciono le cose che vanno veloci, anche se poi si schiantano. Anzi, come in una gara di Formula Uno, più vanno veloci, più il botto promesso sarà spettacolare, e ci tiene incollati allo schermo nell’attesa di vedere come andrà a finire, se riuscirà a superare quella curva, ad effettuare quel sorpasso.

Io ho espresso in passato le mie perplessità. Credo che la rete non resisterà. Per diversi motivi, ma principalmente perché chi l’ha tessuta e qualche volta la mantiene in piedi, sperimenta sì la frustrazione civatiana di un dialogo impossibile con il Segretario-Premier. Ma sperimenta anche un partito che a diversi livelli locali può talvolta rivelarsi diverso. Meglio o peggio, si intende, ma qualche volta anche meglio.
E quindi ho il dubbio che se Pippo Civati uscirà, in molti molleranno la presa, per conservare uno spazio di intervento, angusto, ma comunque esistente. Che fuori sarebbe messo in dubbio.
Non è una considerazione poltronara: l’impegno di un consigliere comunale si misura sì su quello che il partito nazionale propone con il job-act; ma anche su quello che il partito locale propone sulla gestione dei rifiuti e la pulizia della propria città. Sarà pronto quel consigliere comunale ad abbandonare la possibilità di intervenire su questo fronte, solo perchè Pippo Civati non si parla con Matteo Renzi? Soprattutto se, come mi pare di capire, la decisione finale sarà rimandata fin quasi al momento delle prossime elezioni politiche, che molti danno per certe nel 2015.
Magari dopo aver dato una sbirciatina alle liste, e avendole trovate poco rappresentative o addirittura insultanti. Perché allora l’intera operazione verrebbe facilmente declassata a mera operazione elettorale, perdendo ulteriori punti rispetto al suo attuale e forse già in parte compromesso appeal.

Senza contare che mettere insieme la sinistra non è cosa da tutti. Non sempre nell’esperienza pregressa dell’Area Civati si è dimostrato di avere apertura, lungimiranza e capacità di intervento in situazioni conflittuali. E la sinistra italiana non è conflittuale: è esplosiva.

Per esempio, mettiamo che Massimo D’Alema decida anche lui di averne abbastanza del PD e chieda di entrare nella nuova formazione politica. Cioè: io ho votato addirittura per Renzi alle primarie del 2013 perché era contro i D’Alema, i Bindi, le Finocchiaro, (ricordate il claim sulla “rottamazione”?) e ora dovrei trovarmene buona parte fianco a fianco solo perché abbiamo un nemico in comune? Dovrei imparare ad amare la cottura in padella, solo perché siamo finiti nella brace? Mah.

Se devo scegliere di quale conflitto morire, rimango a combattere questo contro una dirigenza che peggio della precedente, ha peggiorato il partito e svuotato di contenuti l’azione di governo. Fossi in Civati, abbandonerei ogni remora, e direi: “Senti bello, io ho fatto queste proposte ai miei elettori e sulla base di queste sono stato eletto. Se vuoi stare a sentirle e recepirne almeno un parte, bene. Se no io TI VOTO CONTRO tutta la vita. Perché solo ai contenuti e ai miei elettori io rispondo. Non a te, o alla disciplina di partito. Partito che peraltro è fatto di doveri, ma anche di diritti: come quello di partecipare alle scelte, per poter dire di averle condivise. Altrimenti non funziona, e ti becchi la sfiducia“.

E se scissione dev’essere, dev’essere col botto. Non minacciare di andare, come si va facendo da mesi, ma minacciare di restare, tenere la barra dritta, e prepararsi a sostituire il pilota quando si sarà andato a schiantare e si sarà sentito forte il botto.

 

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3 Pensieri su &Idquo;Uscire o non uscire. Ma è questo il problema?

  1. Solo una chiosa: gli amministratori locali “civatiani” stanno cambiando casacca per sopravvivere; a livello locale la mozione “civati” si sta sfaldando e l’avvento di èPossibile sta accelerando il processo creando una struttura parallela a quella dei cordinatori reginali e provinciali; dove si stanno per svolgere elezioni locali la mozione sta andando in ordine sparso. Il mio timore è quello di vedere i colonnelli di èPossibile, dopo una prima conta, fare il “salto alla Orfini” ed il povero Civati trasformarsi in un Cacciari piu triste, chiamato a presentare malmostosamente il suo ultimo libro.

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