Sono comunista, sono pericolosa

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(Immagine dalla pagina Facebook “Soffia ancora il vento”)

 

di Ivana FABRIS

Ebbene sì, lo dico ad alta voce: sono comunista e sono pericolosa.
Non sono una comunista da soviet e non lo sono mai stata, non sono pericolosa come lo intendeva la narrazione democristiana al tempo e berlusconiana più recentemente.
Lo sono perché non temo di schierarmi ed essere di parte così come lo intendeva Gramsci e dalla parte di chi ha meno, di chi è sfruttato, di chi è oppresso, di chi è in ginocchio e vuole rialzare la testa, di chi chiede dignità del lavoro, di chi chiede equità nella qualità della vita e nella ripartizione delle risorse.
Lo sono perché ho il coraggio di dire NO a chi vuole distruggere 50 anni di lotte politiche e sociali che hanno mirato ad ottenere un paese più giusto, riuscendovi anche in molti ambiti, e lo fanno rinnegando non solo la storia repubblicana ma addirittura resuscitando una storia passata che ha portato al disastro un intero continente.
Lo sono nella misura in cui ho la coscienza della condizione in cui vivo e del tempo in cui mi trovo mantenendo SEMPRE la barra a sinistra sui contenuti politici di ciò che significhi essere comunista.
Lo sono perchè non temo le parole.

Ed è di parole che si deve assolutamente parlare, parole che sono patrimonio e strumento di lotta per chi ritiene di essere davvero di sinistra.
È di parole che si deve tornare a parlare riappropriandosi di un linguaggio che ci è stato espropriato esattamente perché il potere sapeva che anche da lì passa la coscienza di ciò che si è e di ciò che è la propria condizione.
Impoverendo il linguaggio, svuotandolo di contenuto, si ottiene un’omologazione che è tanto cara al potere e da oggi in poi lo vedremo più chiaramente che quel potere subdolo e strisciante ci ha avvelenato un giorno dopo l’altro aspettando pazientemente che arrivasse l’ora di raccogliere i frutti di un lavoro durato non meno di vent’anni.

Le parole hanno vita propria: entrano, scavano, lavorano, radicano.
Le piazze hanno vita propria: entrano, scavano, lavorano, radicano.

Pensateci, è di tutto quel patrimonio ci hanno lentamente convinto a liberarci e le ragioni appaiono piuttosto chiare. Il dramma vero è che non lo stanno capendo le sinistre di questo Paese mentre il potere lo sa fin troppo bene.

Ci hanno portato a sminuire parole come Sindacato, Partito, comunismo, socialismo, lotta di piazza, manifestazione, sciopero.
Ci siamo lasciati convincere che non fosse bello, non fosse carino avere conflitti fin nei nostri ambiti famigliari e lavorativi.
Ci hanno instillato un profondo senso di impotenza perché non ci riconosciamo più gli uni negli altri.
Ci hanno portato all’isolamento, perché hanno saputo cavalcare il nostro smarrimento facendoci credere con un racconto (folle) inculcato giorno per giorno soprattutto attraverso i media, che tutto fosse solo una questione di modernità vs. vecchiezza, che il tempo era così cambiato che non avessero più senso certe parole e che non l’avessero tutte le piazze dove quelle parole trovavano spazio per diffondersi a macchia d’olio e con una rapidità impressionante.

Provate solo a pensare ai sentimenti che in ogni partecipante, sabato in San Giovanni, quella piazza di Roma ha generato: 1.200.000 persone ha visto scorrere fiumi di gente dai diversi punti di concentramento, ha visto volti ritrovare speranza, ha visto quanti siamo sapendo che non eravamo tutti.
Molti, fra i più giovani, nemmeno avevano mai visto una simile massa di persone condividere lo stesso sentire e la stessa volontà.
Si sono e ci siamo, quindi, ritrovati e oggi anche i titubanti e i disillusi, SANNO.

Sanno che non siamo morti, che ci hanno solo raccontato una storiella che lentamente è diventata storia, storia di questo paese e di un popolo che ha perso se stesso a causa di una dirigenza a sinistra stolta e arrivista, che ha dimenticato la proposta e la lotta politica in nome dei numeri per poter governare.

Un baratto a dir poco osceno, se penso a cosa rappresenti l’essere di sinistra, un baratto folle e pericolosissimo che ha fornito il fianco a quelli che vogliono impoverire non l’Italia, ma il mondo intero privandolo della democrazia per poter arricchire spaventosamente un solo pugno di uomini a danno di miliardi altri.

Torniamo, dunque, senza paura e senza esitazioni, alle nostre parole.
Riappropriamocene, propaghiamole con coraggio e orgoglio e non per scagliarle contro Renzi e il suo governo, ma per portare chiunque ricordi anche vagamente cosa significhi essere di sinistra a fargli comprendere che una nuova sinistra non solo può esistere ma che oggi più che mai, deve esistere.

 

 

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6 Pensieri su &Idquo;Sono comunista, sono pericolosa

  1. L’ha ribloggato su Per la Sinistra Unitae ha commentato:
    Torniamo, dunque, senza paura e senza esitazioni, alle nostre parole.
    Riappropriamocene, propaghiamole con coraggio e orgoglio e non per scagliarle contro Renzi e il suo governo, ma per portare chiunque ricordi anche vagamente cosa significhi essere di sinistra a fargli comprendere che una nuova sinistra non solo può esistere ma che oggi più che mai, deve esistere.

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    • Purtroppo Venerdì, non tutte le parole hanno così tanto spazio di interpretazione, specie se sono riferite a qualcosa che si fonda su principi ben precisi.
      E l’essere di sinistra, è esattamente questo.
      Forse per riuscire a capire bisognerebbe conoscere qualcosa di più di una semplice parola, dato che, allo stato attuale, la sinistra che propone Renzi, è esattamente destra sennò non si capirebbe come mai possa trovare il placet di personaggi che fino a ieri erano in Forza Italia, come possa trovare quello di personaggi come Marchionne che di sinistra, davvero, ha ben poco per non dire nulla.
      In quanto all’insegnarti cosa pensi, ce ne guardiamo bene.
      Semmai vorremmo confrontarci ma stiamo rilevano massivamente che è qualcosa di davvero impossibile per chi ragiona solo sulla scorta del concetto che Renzi ha vinto le primarie con un plebiscito e quindi può spianare le voci in dissenso.
      Si chiama democratico, questo partito, quindi magari non sarebbe male conoscere le dinamiche che quella parola reca in sè, prima di definirsi o di fare politica.

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  2. L’importante è essere convinti di ciò che si afferma e tu lo sei.
    Bene, fa piacere saperlo ma rileggendo bene il testo del Jobs Act si capisce chiaramente che non è affatto vero che si risolverà il problema della precarietà.
    Anzi, è esattamente il contrario.
    In ogni caso, buona fortuna anche a te.

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