La piazza tra manganelli e cacciatori di consensi

landini

di Andrea NOBILE


Le scorribande dell’allegro comandante fiorentino coi calzoni alla zuava non vengono fermate da nulla e da nessuno.
Ciò che deprime è che non è per suo solo merito, ma anche e soprattutto per demerito altrui.
Le manie di protagonismo e la conta compulsiva del consenso da parte degli ipotetici oppositori la fa da padrona.
E’ evidente che il berlusconismo abbia fatto più proseliti di quanto si temesse. Siamo in preda a desideri di uomini della provvidenza, siano essi leader assoluti o novelli subcomandanti di minoranze e garbate opposizioni, seguiamo quasi tutti i proclami e le acrobazie di qualche capoclan.

La piazza del 25 ottobre che nell’immaginario collettivo poteva essere (doveva essere!) un momento di svolta e di rivolta, pare trasformarsi in una resa dei conti tra le varie anime di una sinistra affamata più di voti che di ideali.
Volano gli stracci, tutti contro tutti appassionatamente, cuperliani, civatiani, dalemiani e pescecani che sgomitano tra loro per cercare di intestarsi la quota del dissenso al saltimbanco fiorentino.
Volano gli stracci, ma con classe. I leaderini non si espongono in prima persona, è compito dei loro ultras azzannare l’avversario con argomentazioni sempre più variegate e colorite, atte a dimostrare che “lui è peggio di me”.

Si è toccato l’apice, udite udite, aprendo anche discussioni sui mali del sindacato.
Già, proprio così, con una tempistica degna di un congegno ad orologeria, si snocciolano le lacune e le mancanze del sindacato (peraltro costola dei partiti quando questo può far comodo).
Quasi non lo sapessimo da soli, arrivano, nel momento meno opportuno, gli appunti della “nuova sinistra” per ricordare le magagne di un sindacato che soffre delle stesse storture del sistema politico che li contesta!

E così si apre anche un altro fronte, Camusso contro Landini o, peggio ancora, Leopolda VS Piazza San Giovanni. Roba da psicofarmaci.
La posta in gioco è alta, si è contata in quella piazza tanta gente, si è compreso, se mai ce ne fosse stato bisogno, che a sinistra del PD c’è vita, ce n’è tanta e ce n’è di desiderosa d’essere rappresentata.

E allora come non pensare male se chi si candida a rappresentarla invece di fare quadrato contro l’avversario politico apre dei distinguo sui mali del sindacato che, con tutti i suoi noti problemi, è riuscito ad organizzare, stanare e risollevare un popolo orgogliosamente di sinistra?
Come non pensare male nel vedere sfilare col sindacato chi ha votato ormai settordici fiduce all’amico di Marchionne e del finanziere Serra?
Come non pensare che ci sia la corsa verso la raccolta del consenso anzichè delle vertenze di una fascia di popolazione sempre più debole e indifesa?

Soprattutto come non pensare che questo popolo non ha bisogno di essere strumentalizzato da qualche nuovo messia della politica, ma di strumentalizzare lui stesso la politica e metterla al proprio servizio?

Si, la mia opinione è proprio questa, il potere contrattuale di questa sinistra di piazza, che ha voglia di lottare e di gridarlo nelle manifestazioni, al costo delle manganellate del governo a guida PD, ha un potere straordinario. Il potere di non concedere alcun consenso se non a fatti concreti, proposte tangibili e non a proclami o dichiarazioni d’intento che vengono puntualmente disattesi.

E questo potere contrattuale va difeso con i denti, le manganellate non vanno prese “a gratis” per gratificare questa o quella correntina di ribelli che si sciacquano la bocca coi distinguo verso il sindacato che, con tutti i suoi difetti, è al loro fianco a prender randellate regalate dal governo dei poteri forti.

Litigassero i leader ed i leaderini, litigassero tra di loro e si manganellassero tra di loro che questo popolo merita di più, merita la coesione sotto un ideale e non sotto una bandiera, merita la coesione sotto un progetto e non sotto un nuovo uomo del destino.

 

(foto dal web)

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