AST di Terni. Da Bruxelles si esigono risposte

Presidio Ast Terni a Bruxelles

La Redazione

Il 4 novembre scorso si è tenuta la riunione allargata tra la delegazione di operai e sindacalisti delle acciaierie di Terni e gli europarlamentari italiani ai quali è stato presentato un documento consegnato, nel pomeriggio, anche alla direzione della commissione europea Antitrust.

«I lavoratori di Ast – si legge nel documento firmato da Fim, Fiom, Uilm, Fismic e Ugl nonché da Industriall Europe, il sindacato dei metalmeccanici europeo – chiedono ai parlamentari europei di sostenere il “no” ai licenziamenti e al contrario mettere in campo azioni alternative a partire dall’utilizzo dei contratti di solidarietà attraverso la riduzione degli orari di lavoro che rappresentano una via di uscita sostenibile da questa crisi. Questo strumento rappresenterebbe inoltre una grande opportunità per i lavoratori e le lavoratrici di sottrarsi alla competizioni che colloca gli uni contro gli altri all’interno della stessa Unione europea». Sono sei, i punti sui quali si chiede l’impegno ai parlamentari europei.

«Occorre vigilare che, come previsto dalla Commissione stessa al momento della riacquisizione da parte di ThyssenKrupp del sito ternano da Outokumpu, ThyssenKrupp collochi l’Ast dentro una strategia di mercato e di competitività internazionale anche in considerazione degli standard di sostenibilità ambientali europei decisi dalla Commissione che l’Ast stessa già possiede. Occorre che il piano industriale presentato il 17 luglio sia significativamente modificato e ridefinito nella sua natura e nei suoi obbiettivi produttivi, impiantistici ed occupazionali. Occorre che i parlamentari europei si impegnino a garantire l’integrità del sito ternano in tutte le sue articolazioni produttive (caldo e freddo) a partire dall’obbiettivo di tornare nel triennio ad una produzione di almeno 1,2 milioni di tonnellate di fuso, confermando l’assetto impiantistico con i due forni elettrici. Occorre, che il piano europeo per l’acciaio si doti di strumentazioni immediatamente operative in particolare a partire dai costi dell’energia, evitando un differenziale competitivo così ampio tra i diversi paesi europei e le diverse produzioni energivore. Occorre che i parlamentari europei facciano pressioni presso l’azienda per il pagamento immediato dei salari di ottobre. Occorre infine che si solleciti un quadro di relazioni industriali in norma con le regole europee».

«Auspichiamo che il Parlamento europeo approvi una risoluzione che impegni la Commissione Europea a intervenire per il futuro dell’Ast di Terni e, con esso, dell’acciaio italiano ed europeo». Si tratta quindi, per l’Europa e per il Governo italiano di definire una vera e propria strategia di politica industriale.  di Lo hanno detto la presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, e il sindaco di Terni Di Girolamo e hanno chiesto ai parlamentari europei impegni precisi: «Siamo consapevoli – hanno detto – del ruolo e delle funzioni che le istituzioni europee possono svolgere nei confronti di ThyssenKrupp e per questo chiediamo un impegno forte. Dovete considerare – hanno rilevato – che la vicenda dell’Ast riguarda un asset strategico per l’industria nazionale, ma ha un impatto ancora più pesante sull’economia e l’occupazione di una regione piccola come l’Umbria».

«Va ricordato – hanno aggiunto – che Terni e le Acciaierie patiscono gli effetti della disattenzione che ha avuto la Commissione Europea nella sua capacità di esercitare il potere di vigilanza, soprattutto nelle tribolate vicende dei passaggi di proprietà, da ThyssenKrupp a Outokumpu e da Outokumpu a ThyssenKrupp. Va posto inoltre il problema della politica industriale europea per il settore della siderurgia europea e dell’acciaio, poiché una quota del mercato europeo di ben il 33/35 per cento è occupata da produttori extraeuropei e questo sta indebolendo l’industria europea».

Un altro aspetto che la presidente Marini e il sindaco Di Girolamo hanno posto con grande forze ed evidenza è che «la vertenza Terni non riguarda solo le Acciaierie, ma tutto il sito integrato di cui fanno parte il Tubificio e le Fucine. Va anche rigettata – hanno detto – la tesi di ThyssenKrupp secondo la quale il taglio delle produzioni a caldo determinerebbe un incremento della competitività del sito in quanto questo di fatto determinerebbe esattamente il contrario, condizionando le produzioni a freddo dell’acciaieria e a cascata anche del tubificio e delle fucine».

«Non va inoltre sottovalutato un altro aspetto: ThyssenKrupp è una multinazionale europea e non è accettabile – hanno affermato – che la stessa multinazionale applichi regole diverse da uno stabilimento all’altro, come dimostra l’inaccettabile vicenda del mancato pagamento dello stipendio di ottobre ai lavoratori dell’Ast di Terni». Questo è un punto fondamentale. La strategia del Gruppo è di rilevanza politica ed economica per l’Europa. Questo ThyssenKrupp non può mai dimenticarlo.

Catiuscia Marini ha aggiunto “che la Commissione ha preferito ad una politica industriale europea, in grado di salvaguardare le produzioni siderurgiche in Italia come in Europa, l’applicazione burocratica di norme e regolamenti comunitari. Restiamo dell’idea che invece le istituzioni europee, Commissione e Parlamento, possano e debbano svolgere un ruolo più incisivo nell’ambito delle politiche industriali per favorire la difesa dei volumi produttivi, e dunque del lavoro e dell’occupazione, in Italia come a Terni».

Gli operai presidiavano place du Luxembourg,  una loro delegazione, di lavoratori e sindacalisti, ha incontrato gli europarlamentari italiani. Tra questi i vicepresidenti del Parlamento David Sassoli (Pd) e Antonio Tajani (Fi) e la rappresentanza europarlamentare del M5S ai quali è stato chiesto di interessare la commissione europea Antitrust affinché riprenda in mano il dossier Terni e vigili sull’operato di Thyssenkrupp. «A Terni – ha detto Sassoli – si è verificata una grande ingiustizia. E’ l’Europa ingiusta che ha provocato questa vicenda. Nel momento di crisi si è fatto riferimento a una posizione dominante anacronistica. C’era un’azienda importante che voleva investire (Outokumpu, ndr), che è stata rimandata indietro e quindi è riesploso il problema del lavoro».

«Chiederemo una risoluzione del Parlamento europeo sul tema acciaio», ha detto parlando con gli operai e la presidente della Regione, il capogruppo dei Socialisti democratici europei, Gianni Pittella intenzionato a scrivere immediatamente alla proprietà chiedendo un incontro e stigmatizzando anche la decisione di non pagare i lavoratori perchè fanno lo sciopero.

«In terzo luogo – ha aggiunto – chiederò un incontro urgentissimo alla commissaria per l’Industria che deve essere la nostra interlocutrice».

Il segretario nazionale della Fim, Marco Bentivogli, che è stato in Belgio insieme al responsabile internazionale Alioti ha dichiarato ” speriamo che la nuova Commissione Ue sia meno anti-industriale di quella uscente di Barroso e che i nuovi commissari, diversamente dai predecessori, Margrethe Vestager alla concorrenza e Elzbieta BienKowska all’industria comprendano che il bilancino delle concentrazioni dei produttori europei va rivisto».

Vanno attentamente seguiti tutti gli sviluppi di questa azione sindacale fondamentale per il futuro della siderurgia italiana.

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