5 Dicembre

Sciopero generale-2

di Sil Bi

La Costituzione della Repubblica Italiana si apre con queste parole: “l’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro”.
L’art 4 recita: La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto”.
E l’art. 40 aggiunge: “il diritto di sciopero si esercita nell’ambito delle leggi che o regolano”. Il 5 dicembre i lavoratori italiani scenderanno in piazza.
Per molti di loro sarà, forse, l’ultima occasione per esercitare il proprio diritto allo sciopero: perché, poi, il lavoro l’avranno perso e chissà se ne troveranno un altro… a questo dovrebbero pensare gli imbecilli che ironizzano sul “ponte allungato”, per delegittimare un importante momento di partecipazione democratica.

Ma, purtroppo, la prospettiva è che entrambi i diritti – quello al lavoro e quello allo sciopero – vengano cancellati per tutti.
Oggi va di moda contrapporre i lavoratori cosiddetti “garantiti”, cioè quelli assunti a tempo indeterminato, a quelli “non garantiti”, cioè i precari. E’ invalso l’uso di definire “privilegi” i diritti dei primi, conquistati con decenni di lotte sindacali, solo perché i secondi non possono goderne; e il governo si propone di toglierli a tutti quanti.

Il “Jobs Act” intende infatti attenuare le tutele contro il licenziamento illegittimo per i nuovi contratti a tempo indeterminato “in cambio” di un (peraltro ipotetico) ammortizzatore sociale “universale”: lo scopo è eliminare gradualmente la possibilità di riavere il posto di lavoro dal quale si è stati cacciati ingiustamente.


Ma, se si può perdere il proprio impiego in qualsiasi momento, anche solo per un capriccio del datore (che potrà cavarsela pagando un’indennità più o meno salata), il diritto al lavoro semplicemente non esiste più: è il lavoro stesso che diventa un privilegio – quello di chi può contare, per un motivo o per l’altro, sulla benevolenza del “capo”.

 

E, insieme, scompare anche il diritto di scioperare: i sindacati del futuro, se ancora esisteranno, potranno tutt’al più organizzare raduni e manifestazioni, rigorosamente nel weekend.
Sarà inutile, allora, assicurare alle lavoratrici precarie l’indennità di maternità, o estendere quella di malattia a tutti i tipi di contratto: quale lavoratore avrà il coraggio di utilizzarle, se dovrà temere la “rappresaglia” di un licenziamento?

Contro questo pericolo, è importante che tutti i lavoratori siano uniti: stabili, precari, a rischio, pensionati. E’ giusto che anche studenti e disoccupati si uniscano ai cortei; ognuno di noi dovrebbe farlo. Perché la Costituzione ci rende tutti uguali ed ogni tentativo di violarne i princìpi ci riguarda tutti…
(foto dal web)