Non solo ferite

stupro

 

di Ivana FABRIS

Lo stupro, per una donna, non è solo un ferita del corpo e della mente.
Definirlo tale, è dire tutto e niente insieme, è riduttivo perchè non spiega, non aiuta a comprendere cosa provochi ogni singolo dettaglio di quei momenti nell’esistenza di una donna.
Lo stupro è di più, è molto di più di quelle semplici parole che si utilizzano per definirlo.
Al di là del dolore fisico, delle botte e dei colpi, del venir violate nell’intimità del proprio corpo, è una violenza molto più profonda e sottile che in pochi istanti si annida e radica dentro per non andarsene mai più.
Lo stupro è uno squarcio nella memoria, è una lacerazione dei ricordi, è l’annientamento dei legami, è l’alterazione delle percezioni: luci, ombre, colori, suoni, odori, sensazioni del tatto e del gusto, il senso del tempo e dello spazio e persino quello del clima e della stagione, vengono irrimediabilmente danneggiati dal dolore.

Non c’è una donna abusata da un famigliare, che non associ all’idea di un padre, di un fratello, di uno zio, di un nonno o di qualunque figura parentale, il sospetto, il timore e persino il rifiuto, di ogni uomo ne incarni o rappresenti il ruolo.
Non c’è una donna che non ricordi cosa vedesse attorno a sè in quei momenti: se ci fosse una luce artificiale o naturale, se fosse notte, se piovesse o ci fosse il sole, se facesse caldo o freddo; non c’è una donna che non ricordi esattamente il colore di ciò che aveva indosso, che aveva vicino a sè o sul suo aggressore.
Persino lo scoccare di una certa ora, quella legata allo stupro, diventa maligna. E ci sono gli anniversari: una settimana fa a quest’ora, un mese fa a quest’ora, un anno fa a quest’ora, in un rosario di date che si sgrana tra le dita ripercorrendo il dolore.

Non esiste una donna che non porti dentro il ricordo dell’odore del suo stupratore, del suo alito, dei suoi fluidi corporei e, allo stesso modo, ricorda perfettamente quello che sentivano le sue dita, le sue mani, in quei momenti: le unghie aggrapparsi alla ruvidità di un muro o piantarsi nella terra, la sensazione della polvere sotto i polpastrelli o la consistenza di un tessuto.
Ogni minima percezione rimane scolpita indelebilmente.
E c’è il gusto, c’è lo schifo che non si cancella più per quella bocca che si insinua, per il sapore che si è obbligate a percepire, per tutto quello che quell’essere infame fa entrare nella tua bocca in quei momenti.

I ricordi di tutto quanto subito si intersecano con i ricordi personali ed è davvero difficile riuscire a tenere separati quelli malati della violenza, da quelli sani. Così, anche le percezioni registrate in quel terribile passaggio si mescolano e ci sono donne che faticano ad impedire alla mente di sovrapporle se non addirittura sostituirle a quelle della propria vita prima di quello strappo terribile.

Poi ci sono i suoni, i suoni di tutto ciò che sta attorno ma più di tutto, i suoni delle parole. Quelle che pronuncia lo stupratore.
La mente umana è fatta così, è come se mettesse un contrassegno urente alle parole udite e anche nell’ambito di un discorso assolutamente normale, le identifica subito e subito risuonano dentro scatenando la repulsione, rievocando la paura.
Ed è così che le parole diventano come macigni, come pietre legate al collo che per sempre, solo a sentirle pronunciare o a pronunciarle, rischiano di farti andare a fondo.

Ma non c’è da stupirsi, perchè le parole che quelle donne sono costrette ad ascoltare sono una violenza nella violenza.
Leggete.


“Non posso entrare dentro di te… Ma per che cavolo devi sanguinare dannatemente così tanto” … “Nessuno ti amerà mai” …
“Stai zitta e prendilo….posso fare quello che voglio con mia moglie”

Ti meriti tutte le cose cattive che ti succedono” (Suo padre dopo averla violentata quando aveva 16 anni) …
Vederti piangere mi fa venire voglia di sfondarti la faccia a pugni” (Ex fidanzato, 5 anni insieme) …
Tutti i tuoi buchi mi appartengono. Posso fare quello che voglio. Dimmi quanto lo vuoi nel culo, quel culo è mio” …
Ho detto al mio stupratore che non volevo che la mia prima volta fosse così, e lui mi ha risposto: “Allora rendila speciale” …
Il mio quarto stupratore mi ha detto che non ero brava a farlo” … “Che puzza, ma non te la puoi lavare?” …
E’ il mio compleanno, devi fare sesso con me. Ho le mestruazioni, non voglio. Rimedieremo con il sesso anale” Ed ha continuato a sodomizzarmi mentre io piangevo.” …
Se urli ti faccio più male dell’ultima volta” (Aveva 15 anni ed era vergine) …
Deve fare male perché ce l’ho grosso” (Il fidanzato che l’ha stuprata e che mentre sanguinava ha continuato) …
Con tutto il sangue sul letto e intorno a noi, con calma si è alzato e ha detto “Sono pronto a tornare al lavoro”. Non riuscivo a parlare. Avevo 14 anni” …
“Allora ti piacciono i veri cazzi? Immagino che dopo questo ti fotterai tutti i ragazzi in città” … “La prossima volta non ti farà male perché farò piano” (L’ex fidanzato mentre la sodomizzava con la forza) …
Farmi una incinta è sempre stato il mio sogno” (Stuprata mentre era all’8° mese di gravidanza) … “Stai zitta, smettila di muoverti, sarà meno doloroso” mentre mi sodomizzava”
Mi ricorderai sempre, a qualunque età” …
Dovresti sembrare un po’ più sveglia soffocando col mio cazzo” … “Non sei nulla, dovresti solo ringraziarmi e infine mi sputò in faccia” …
Se urli ti faccio più male dell’ultima volta” … “Posso farti un assegno per calmarti?” …
Devi essermi grata sto facendo tutto il lavoro” … “Ho intenzione di sconvolgere il tuo mondo, cagna” …
Tu non sei niente

*A sostegno della Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne – 25 Novembre 2014

(foto dal web)

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7 Pensieri su &Idquo;Non solo ferite

    • Grazie a te, Carla.
      Per essere qui con noi a condividere quanto ho scritto.
      E’ importante esserci, soprattutto in questi giorni a sostegno della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne che sarà il 25 novembre. Un caro saluto e a presto
      Ivana

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  1. La violenza sulle donne, corpo e mente martoriate per sempre, rinvia all’educazione sessuale maschile, all’incapacità del maschio d’uomo di gestire il sesso da maschio d’uomo. Scivolare verso la bestialità è dunque facile per chi confonde l’animalità sensibile tra le lenzuola con la bestialità nella relazione tra i sessi. Maschi d’uomo versus maschi di bestia….

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    • Grazie Mauro per il tuo commento, bellissimo e molto vero.
      Grazie perchè le donne hanno bisogno di portare avanti le loro istanze in sinergia a tutti (tanti, per fortuna) quegli uomini che sono consapevoli della differenza tra animalità sensibile e bestialità.
      Questa è una battaglia che potremo vincere solo insieme, io ne sono certa.
      Ivana

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      • Ne sono certo anch’io: è una battaglia di modernità che si vince tutti insieme oppure si perde tutti insieme, uomini e donne. Grazie a te, Ivana, per aver fatto tornare ad accendere i fari sulla realtà effettiva delle relazioni tra i sessi, oltre le ipocrisie correnti e il machismo di ritorno….

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  2. Pingback: Non solo ferite | NUOVA RESISTENZA antifa'

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