Lettera al Presidente Matteo Renzi

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di Silvia BIANCHI unitamente a
tutta la Redazione di ESSERE SINISTRA

 

Caro Presidente Renzi,
la Sua lettera a Repubblica mi chiama in causa personalmente. Nel rispondere all’editoriale del Direttore Mauro, Lei cita “qualcuno” che vuole farLe “l’esame del sangue” riguardo alla Sua “idea di sinistra”: senza il Suo permesso, vorrei farglieLo io.

Lei rivendica “con fierezza ed orgoglio” “l’appartenenza del Partito Democratico alla sinistra, alla sua storia, la sua identità plurale, le sue culture, le sue radici”, citando “Berlinguer e Mandela, Dossetti e Langer, La Pira e Kennedy, Calamandrei e Gandhi”; afferma che il Suo partito è “dalla parte dei più deboli” e che “nei comportamenti concreti, nelle scelte strategiche, il Pd sa da che parte stare”.

Sono un’elettrice di sinistra che nel 2013 e nel 2014 ha votato Pd e vorrei, con tutto il cuore, riconoscermi nel partito che Lei guida; ma devo, con grandissimo rammarico, ammettere che mi è impossibile, perché “nei comportamenti concreti, nelle scelte strategiche”, il Partito Democratico corrisponde pochissimo alla descrizione che Lei ne fa nella Sua lettera.
Può forse dire di ispirarsi al pensiero di Langer chi ha promosso il decreto “Sblocca Italia”, basato sulla filosofia del cemento e delle trivelle? Può citare Gandhi nel suo pantheon chi continua a promettere, senza mantenerlo, il dimezzamento delle spese per l’acquisto degli F-35? E’ erede di Mandela chi si dimentica di portare in aula lo ius soli e di affrontare il dramma delle condizioni dei carcerati italiani? Può dichiararsi “dalla parte dei più deboli” chi non prevede, nella manovra finanziaria, neppure uno spicciolo per la lotta alla povertà?

Mi dispiace, Presidente: non è sufficiente iscrivere il Pd al Partito Socialista Europeo per potersi dichiarare “di sinistra”; per poter rivendicare che quelle, bellissime, della Sua lettera siano “parole che producono fatti”. Così come non basta affermare di avere “profondo rispetto per il lavoro e per i lavoratori che il sindacato rappresenta”, di essere “pronto sempre al confronto” e di non “cercare lo scontro”, se poi queste parole sono smentite da altre che manifestano disprezzo verso i rappresentanti sindacali, accusati di “passare il tempo ad inventare ragioni per fare scioperi“; se non si dà alcuna risposta di merito alle loro obiezioni.

Se i lavoratori scendono in piazza, non è per un motivo “politico”, come Lei sostiene; ma per protestare contro una riforma, il cosiddetto Jobs Act, che prolunga il dualismo nel mondo del lavoro, facendolo divenire un fatto “generazionale” (la tutela contro il licenziamento illegittimo sarà diversa per i contratti oggi già in essere e per quelli che verranno); che indebolisce i lavoratori, rendendo gli imprenditori “liberi di licenziare”, come Lei ama ripetere; e che, estendendo di fatto a tutta la vita professionale la precarietà che già affligge molti lavoratori, non riuscirà a sanare la “disoccupazione a doppia cifra che cresce in questo Paese”. Se i sindacalisti vogliono incontrarLa, è per chiederLe in quale modo intende finanziare “ una rete di strumenti di welfare che sostenga chi perde il lavoro e lo metta in condizione di trovarne un altro”, o con quali risorse potrà “dare tutele alle donne che non hanno garanzie se aspettano un figlio”. Da Lei, i lavoratori attendono risposte; non un’inutile polemica “ sul sindacato che non ha manifestato contro la Legge Fornero e oggi manifesta contro il Jobs Act.”

Nello stesso modo, non è sufficiente definire il Pd un “progetto collettivo”, contrapposto all’ “uomo solo al comando” (che non è, come Lei scrive, una fantasia di chi Le “vuole male”, ma uno slogan che Lei stesso usava poco più di un anno fa, per cancellare il disprezzo che Lei ha più volte espresso verso le minoranze del partito e l’impressione che nel Pd non trovi più cittadinanza un pensiero “di sinistra”, che Lei ha rifiutato, definendolo “radicale” ed “identitario”. Quella del Pd è davvero una “sfida plurale”; ma non si può raccoglierla sottoponendo in continuazione i propri parlamentari al ricatto del voto di fiducia, che li espropria della possibilità di emendare le proposte di legge del governo (anche gli emendamenti, infatti, vengono sempre dall’esecutivo in sede di Commissione, mai in aula).

Lei capisce perché mi è impossibile definire il Pd un partito “di sinistra”: troppo grande è la distanza tra i valori e i princìpi di quella parte politica, che la Sua lettera enuncia perfettamente, e la prassi quotidiana del Suo partito.
Sono consapevole che il governo è condizionato dalla presenza di forze di centro-destra nella maggioranza parlamentare che lo sostiene. E, infatti, la Sua scelta di prolungare fino alla fine della legislatura l’esperienza delle “larghe intese” mi sembra in profonda contraddizione con i propositi espressi nella Sua lettera: Lei afferma che “le regole del gioco si prova a cambiarle assieme per poi tornare a dividersi su tutto il resto”; ma quel “tornare a dividersi” pare, nelle Sue intenzioni, rimandato al 2018. Come sarà possibile “cambiare l’Italia da sinistra”, evitando di “farlo fare ai mercati, da fuori”, se si rimane entro un “disegno neocentrista” che Lei dice di aver “sparecchiato”, ma che in realtà domina la scena politica italiana dal 2011 e continua a perseguire, con costanza e determinazione, le ricette prescritte dalla famosa lettera che Draghi e Trichet inviarono al governo italiano nell’estate di quell’anno?

Ora, caro Presidente, sta a Lei dimostrarmi che mi sbaglio: che il mio voto non è stato tradito e che l’identità di sinistra, che Lei rivendica al Suo partito, corrisponde alle sue scelte e ai suoi comportamenti.
Ci vorrà un profondo, radicale “cambia verso”: spero che a questo vorrà dedicare la Sua attenzione e le Sue energie. Perché “il tempo delle parole, giuste o sbagliate, slegate dai fatti, è un tempo che abbiamo deciso di lasciarci alle spalle per sempre”.

Rispettosamente,

 
Silvia Bianchi, da Bergamo

 

 

(foto dal web)

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10 Pensieri su &Idquo;Lettera al Presidente Matteo Renzi

  1. Nell’esprimere tutto il mio modesto apprezzamento per questo articolo di Silvia Bianchi, splendido nella forma e chiaro, preciso e puntale nella sostanza, vorrei esprimere una sola considerazione frutto di opinioni assolutamente personali e intime. Per me Renzi rimane ancora un oggetto misterioso (e comunque non di sinistra fin dai primordi). A parte questo, io credo che il PD abbia smesso di essere un partito di “sinistra” da prima che Matteo Renzi assumesse l’incarico di “uomo solo al comando”… Era forse di “sinistra” il PD che ha sostenuto, votando insieme alle destre tanti provvedimenti del Governo Monti? Era di “sinistra” il PD del pur rispettabile e serio (questo il mio parere pur non condividendone la politica) Dott. Letta? Sinceramente se fossero di sinistra, io non me ne sono accorto.

    Termino, non essendo né una “mente” politica e ancor meno uno scrittore di vaglia, con la spiegazione del perché delle virgolette alte al termine “sinistra”. Non è una novità, credo, che “una sinistra” non esiste e forse non è mai esistita. Esistono, ahimè, “le sinistre”… sempre pronte a moltiplicarsi. Se sia un segno di democrazia, di vitalità, di ricchezza nelle differenze, e non una debolezza del nostro essere di sinistra non sarò io a valutarlo. Preferisco lasciare l’arduo compito a chi è più ferrato di me. A me basterebbe che se ne discutesse e si risolvesse la questione, poiché tra Gandhi, Mandela, Kennedy, M.L. King e via dicendo, per non parlare di Madre Teresa di Calcutta e di altri campioni di santità… io vi confesso che un pochino mi sono smarrito… e dunque non voto PD da ben prima di Renzi. E il buon vecchio Marx e i suoi epigoni? Ci si vergogna a riparlarne? E le ideologie, ma davvero sono state mandate in soffitta e da lì non devono più uscire, solo perché la gente come ad esempio un certo S.B. e soci non hanno mai avuto uno straccio di ideologia (che per me significa soprattutto “pensiero”, “pensiero” e ancora “pensiero” in tal caso pensiero politico, se volete e non vi dispiace il termine un po’ più colto: una weltanschaung)? Insomma non me la sento di morire vagamente social-democratico, individualista e perbenista, piccolo-borghese e neo-liberista sia pure genericamente di sinistra (ma che significa?). A proposito di PD (è di questo che si parla, no?): oltre a non essere più di sinistra-sinistra (?), è o non è neo-liberista. Per me che sono piccolo e nero (e anche poco intelligente) quello è il punto… Vorrei sapere, capire bene, prima di morire…
    Mi scuso per le amenità qui espresse e per la vana lungaggine di cui non avevo affatto l’intenzione. E grazie per la pazienza per avermi sopportato e letto fino in ultimo, eventualmente.
    Saluti.
    Francesco

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    • caro Francesco,
      hai ragione: il Pd non è mai stato un partito “di sinistra”: si è sempre definito “di centrosinistra” o “di centro-sinistra”; e quante discussioni su quel trattino! Tuttavia, nella “carta d’intenti” della coalizione “Italia Bene Comune” io – forse ingenuamente – ravvisavo qualche traccia di un pensiero politico attento ai più deboli e ai loro diritti, convinto dell’importanza di un approccio “collettivo” e della parola “uguaglianza”, interessato al mondo del lavoro e ai suoi problemi, sensibile alla difesa dell’ambiente e dei beni comuni: un pensiero “di sinistra”, insomma, per quanto è dato averlo in questi nostri tempi… oggi, non potrei neppure negare che si tratti invece di un partito “neo-liberista”, che predica l’esatto opposto: la riduzione dei diritti (sopratutto quelli dei più deboli), lo sfruttamento dei beni comuni a vantaggio di pochi, l’importanza delle parole “libertà” e “competizione”, il disprezzo per i sindacati, ecc.
      Non vi sarebbe nulla di male, se non fosse che quelle politiche “neo-liberiste”, il governo Renzi le sta attuando anche grazie al mio voto, che – sommandosi a quello di quanti hanno votato Pd nel 2013 – ha garantito al partito del premier un premio di maggioranza che lo ha reso il protagonista di questa legislatura. Di qui la mia rimostranza a Renzi, che politicamente non so bene come definire (è una specie di camaleonte), ma elettoralmente chiamerei “un truffatore”

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      • Grazie, Silvia, per la tua cortese quanto gradita risposta. Io non ho votato affatto, nel 2013, e per la prima volta nella mia vita. Sono rimasto sordo, in questa tornata, a tutte le sirene ancorché sincere e convinte, che esortavano allo spirito civico e all’esercizio di un sacrosanto inalienabile diritto democratico oltre che a un altrettanto democratico, nobile dovere. Semplicemente non ho votato, nel dubbio di non avere più un partito, cosa che oggi è triste certezza. Per un attimo sono stato fiero di non far parte di quel 41 e rotti per cento… Ma è stato solo un attimo. Non ho nulla di cui gloriarmi o gioire… So bene quanto siamo… io (posso parlare per me solo) sia messo male… e mi dispiace. Moltissimo.

        Con sentimenti di profonda stima.
        Francesco.

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    • io, invece, ho votato pd perchè c’erano le preferenze e ho dato la mia a tre candidati validi, due dei quali per fortuna sono oggi a Bruxelles. Ma allora Renzi non aveva ancora presentato nè il ddl Boschi, nè lo Sblocca Italia, nè il Jobs Act: oggi, di sicuro non lo rifarei

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  2. perchè non entra in SEL , se non si sente rappresentata da Renzi, perchè no fondate un’altro bel partitino con la minoranza? io credo nel progetto renziano ci credo fortemente e non vedo tutte queste pecche nel decreto lavoro , le garanzie ci sono tutte ,
    per quanto riguarda gli aerei non sono stati acquistati e poi qualunque governo doveva accettare alcune cose siamo nella Nato se lo ricorda? non credo ci convenga uscirne . Leggendola mi sembra di sentir parlare quelli di lotta continua durante le assemblee studentesche del 70 mi scusi sa ma mi siete venuti a noia ma proprio tanto ,Il mondo va avanti

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    • Il mio, veramente, è il pensiero di un’elettrice che si è vista scippare il suo voto: ho scelto il pd per quello che mi ha promesso nel 2013, non per quello che Renzi si inventa. giorno per giorno, nel 2014. Sono come uno sfortunato viaggiatore che, avendo acquistato un biglietto per Torino, si accorge che il suo autobus a metà strada fa inversione a U e riparte verso Venezia: e non mi è neppure data la possibilità di scendere, perchè le prossime elezioni saranno nel 2018…
      Lei ha le Sue opinioni, che rispetto: consentirà a me di avere le mie, spero. Se Le veniamo a noia, non ha che da leggere un altro blog. Con simpatia 🙂

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  3. Condivido pienamente quello che scrive!!!
    Spero che il nostro Presidente non si limiti soltanto alle frasi ad effetto!!!
    Vorrei, se me lo permette, aggiungere qualcosa, e mi spiego:
    non capisco come sia possibile che tutto il mondo si riprende dalla crisi, ridando fiducia ed incentivando cosi` i consumi interni in modo da rimettere in moto l’economia, mentre il nostro Presidente non riesce a capire che in un mercato, che dipende per circa l’ ottanta per cento sui consumi interni, ridare fiducia e re-incentivare a spendere vuol dire fornire garanzie sul futuro. Caro Presidente, lei le garanzie sul futuro come le da`? Con il Job Act? Relativamente alle scelte da fare, provi a chiedere agli imprenditori se preferiscono risparmiare qualche euro di tasse, avere la possibilita` di licenziamento o se, come penso, preferiscono avere piu`mercato.
    Egregio Presidente, mi sarei aspettato piu` coraggio da lei, invece, devo dire che ci sta deludendo. Possibile che non capisca che l’economia non la si migliora fornendo maggiori profitti e tutele alle lobbies dei potenti? L’economia la si migliora incentivando i consumi ed aumentando la produzione. Questo, nel medio e lungo termine, migliora le condizioni di tutti. Altro piccolo appunto: non continui anche lei ad impoverire la classe media arricchendo chi e` gia` ricco! Cosi` non aumenta la richiesta del mercato interno, la impoverisce!
    La prego Presidente, se vogliamo realmente migliorare l’economia nazionale, non dobbiamo prendere dalla classe media e trasferire spiccioli alle classi meno abbienti, come non dobbiamo prendere ai ricchi per dare ai poveri, dobbiamo semplicemente evitare, quanto sta accadendo, che pure chi puo` spendere non lo fa, perche` pensa che domani anche lui possa trovarsi in difficolta` economiche.
    Prenda spunto dal passato, guardi a quanto fecere De Gasperi e Mattei. Spero che non debba spiegarle io il ruolo che ebbe Mattei (energia a basso costo per rendere competitiva l’industria nazionale e creare nuovi posti di lavoro). Quanto fatto servi` ad invertire il trend economico (i sistemi economici sia in involuzione che in evoluzione tendono ad autoalimentarsi).
    I grandi nomi che le ho citato, non parlavano di riduzione delle tutele, al contrario, le incentivavano, avevano capito che solo migliorando la fiducia nel futuro e le condizioni economiche della massa, sarebbero riusciti a far crescere la domanda interna ed a migliorare l’economia sia delle masse che della classe imprenditoriale. Non creda a me, non avrei i titoli per rendermi credibile, creda a quanto accaduto in seguito all’azione di questi grandi uomini (boom economico). Credo lei abbia, qualche volta sentito parlare di Gian Battista Vico (corsi e ricorsi storici).
    Spero di non averla tediata, confido che anche lei voglia passare alla storia. I nomi che le ho citato non erano docenti Bocconiani, ma hanno fatto certamente meglio.
    La Saluto Cordialmente.
    D.R.

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    • Bisogna dire che Renzi era partito bene: la misura degli 80 euro fu presentata come “redistributiva”. Oggi mi pare sempre più che si preoccupi solo di fare gli interessi dei ricchi e dei potenti… con qualche “contentino” per gli “sfigati”

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